Il ricatto di Erdogan

Tutta l’attenzione di questi giorni è sul Coronavirus e su ciò che esso comporta. Ma poco lontano da noi si sta materializzando un altro problema che rischia di esplodere con effetti dirompenti e imprevedibili.

Il Presidente della Turchia Erdogan – impegnato nella strana guerra con la Siria, un conflitto mai dichiarato ma che si sta facendo sempre più cruento – ha rotto gli indugi nei confronti dell’Europa allentando i controlli alle frontiere che in pratica significa lasciar libero accesso all’ondata di profughi provenienti dalla Siria. La decisione del Presidente turco nasce dalla constatazione che un conto è combattere contro Damasco appoggiando direttamente i ribelli, dall’altro è schierarsi contro la forza militare di Putin scesa in campo a difesa di Assad. Il tutto senza ricevere il richiesto appoggio dell’Europa.

 Da qui il ricatto umanitario che ormai appare evidente. Ben lo sa la Grecia che nelle ultime ore è stata costretta a respingere migliaia di profughi senza contare quelli che, secondo autorevoli fonti turche, sono riusciti a penetrare nel paese ellenico e quindi in Europa.

Da attento stratega Erdogan punta così sull’arma micidiale dell’invasione di profughi in Europa per spingere la stessa Unione a far pressione sulla Russia affinché non interferisca nei propri progetti che si basano, soprattutto, sulla creazione di uno spazio di “sicurezza” teso a garantire i propri confini e a cancellare le pretese del popolo curdo, da sempre alla ricerca di un proprio stato. Non dimentichiamo che i curdi, tra le altre cose, sono stati di fatto abbandonati dagli Stati Uniti dopo esser stati in prima linea nella guerra con l’Isis.

Ѐ chiaro che lo spazio di sicurezza che la Turchia immagina sarebbe un’area di sua completa influenza all’interno di quelli che oggi sono i confini siriani dove immagina di “re-insediare” i due milioni e passa di rifugiati siriani che sono nel paese della mezzaluna. Un disegno che nasconde anche le mire espansionistiche nei confronti del nemico Assad che però è supportato dalla Russia.  

In questo scenario nebuloso e complesso Erdogan ha individuato il momento giusto per dar seguito alle già manifestate minacce di lasciar che i profughi siriani trovassero libero il corridoio verso l’Europa. E quale migliore opportunità di un continente semi terrorizzato dall’epidemia di Coronavirus, in confusione totale nelle proprie politiche, con forze trasversali che spingono verso un nazionalismo sempre più marcato?

Da provetto giocatore di poker ha rilanciato il piatto alzando la posta in maniera decisa, ben sapendo che qualcuno cercherà un’intesa o una mediazione dalla quale spera di ricavare un consistente vantaggio.

Probabilmente ci sarà un incontro tra lo stesso Erdogan e Putin per tentare di trovare un accordo che limiti i punti di contatto tra le due potenze, ma di certo la Turchia continuerà a far scivolare fuori dai propri confini migliaia di profughi misurandone a secondo del momento i flussi.

In tale panorama, al Presidente turco non sembra vero di poter spingere sull’acceleratore nei confronti dell’Europa essendosi reso conto di aver di fronte un soggetto facile da domare. Un ipotetico partner privo di indirizzo politico comune, sprovvisto di una reale forza di interdizione e provato dagli sviluppi del Coronavirus.

In questo modo l’Europa rischia di diventare pedina di uno scacchiere i cui pezzi sono mossi da altri, preda di una crisi che la sta portando lentamente a implodere sotto i colpi delle sue incapacità, dei suoi errori e di quell’assurda euro burocrazia che l’ha posta lontana dai popoli.

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