Volla: area da bonificare

La segnalazione che ci è giunta in redazione, sul momento, ci aveva lasciato per un attimo perplessi. Considerando la particolare situazione in cui versa il Paese in merito al Coronavirus avevamo pensato che, quantomeno, ci fosse un attimo di attenzione in più verso la pulizia dei luoghi pubblici e delle strade o che, almeno, si evitassero accumuli di sporcizia e spazzatura varia.

Ci siamo dovuti ricredere.

In provincia di Napoli, c’è una strada che si chiama via Fossa Reale Molino Cozzone di competenza del comune di Volla ai confini della cittadina di Casoria. Ebbene, nel mentre assistiamo a scene di persone che camminano con la mascherina, a situazioni che rasentano il panico e a un’attenzione spasmodica dei media e della gente sulla problematica Covid-19, nella strada di cui abbiamo detto esiste una vera e propria discarica a cielo aperto diventata, tra l’altro, territorio di scorribande di animali che vanno dai cani randagi ai topi oltre agli innumerevoli insetti che infestano l’aria.

Le foto di questo articolo danno appena l’idea di quello che è. Tra lavori infiniti, una strada dissestata e una boscaglia che sa di sporco vi sono cumuli di spazzatura abbandonata composti da ogni tipo di materiale che danno all’ambiente un senso di degrado difficilmente paragonabile.

Ora, ci chiediamo se mai sia possibile che una tale situazione, che a quanto ci è concesso sapere perdura da tempo e di cui è già a conoscenza l’Amministrazione vollese, non trova alcun riscontro teso a eliminare quella bomba ecologica che risulta essere un vero attentato alla salute pubblica.

Una situazione che da ragione a coloro che parlano di un esemplare menefreghismo di chi amministra. Un abitante del posto si dice ormai rassegnato e pensa solo a come fare per lasciare la propria casa e “fuggire lontano da qui”.

Questi sono i fatti.

A noi non resta che chiedere a voce alta che qualcuno dia risposte a una situazione che, mai come adesso, rappresenta una scandalosa offesa alle gente e un incredibile perdita di credibilità delle autorità locali.

Risposte che non siano i soliti bla bla bla, ma un calendario preciso che indichi tempi certi per  la bonifica dei luoghi e faccia tornare quell’area nell’ambito di una accettabile civiltà.

Vite bruciate

Quindici e ventitrè anni. Spari. Sangue. Una vita cancellata e un’altra segnata per sempre. Tutto quel che viene dopo è un tragico e squallido corollario che può solo appesantire il dolore e coinvolgere persone e destini oltre ogni misura. L’altra sera questo è successo.

Una rapina, una pistola, un carabiniere, gioventù che si misurano su due binari differenti, troppo lontani tra loro ma anche, improvvisamente, maledettamente vicini.

E poi le parole, la ricerca di una verità forse troppo semplice a capire per essere accettata. Da un lato il tentativo di dimostrare di valer qualcosa in una società di cui si ha poca fiducia e rispetto, dall’altro il terrore che solo chi l’ha provato nello stesso modo può capire.

Il resto è nebbia. Una scura, maledetta nuvola di supposizioni e particolari che servono solo a rendere ancora più cupo l’accaduto.

Quel che è certo che siamo di fronte alla più dura sconfitta di una società malata che stritola i suoi figli tra le pieghe di stupidi valori e falsi miti.

Sul banco degli imputati dovremmo esserci noi tutti con l’accusa di non aver saputo mostrare la via giusta a chi ha pensato di trovare una scorciatoia per affermarsi. Un orologio, una catenina, pochi soldi e magari la fama di duro, un sistema per trovar conferma di esserci in una vita troppo impegnata a bruciare idoli e destini.

La devastazione di un Pronto Soccorso e gli spari verso una Caserma altro non sono che la dimostrazione chiara, evidente, di una resa. Ѐ odio, è rancore, è un malessere verso se stessi, colpevoli di un fallimento, che si riversa sugli altri. Perché in fondo a chi importa se quei due ragazzi, magari poco tempo prima si sono sfiorati con un sorriso? A chi potrà mai interessare che quei sorrisi non torneranno più?

Ecco, questo è il vero punto. Tra un niente ci scrolleremo di dosso ogni emozione e ogni rabbia, attenti a distrarci, assorbiti dai soliti ritmi balordi perché in fondo è toccata a qualcun altro. E saremo pronti, ah se saremo pronti, a riprendere le nostre litanie al prossimo giro di dramma, ponendoci mille domande e sputando diecimila sentenze, senza però riuscire a dare una sola risposta sensata.