Ѐ il momento della determinazione

Adesso serve concretezza. Ѐ inutile continuare a procedere a tentoni o, peggio ancora, aspettando che qualche genio teutonico rinsavisca. Adesso è il momento di prendere finalmente di petto la questione e agire di conseguenza partendo dall’aspetto sanitario sino ad arrivare a quello economico- produttivo.

La politica del piano-piano messa finora in campo, ci ha portato solo a inseguire il problema, a correre dietro l’emergenza senza mai anticiparne gli sviluppi. Emblematico è l’inizio della crisi: stato di emergenza sanitaria dichiarato il 31 gennaio (per cui nonostante le rassicuranti affermazioni si era ben consci della gravità della questione), chiusura delle scuole sul territorio nazionale il 5 marzo. Oltre trenta giorni dopo! Per poi proseguire con le iniziative a step, le decisioni a puntata, la serie infinita dei decreti e autocertificazioni.

 Adesso c’è anche la prevedibilissima crisi economica-sociale che sta rivelandosi in maniera drammatica. Ed ecco arrivare l’annuncio di soldi ai Comuni e alle famiglie in difficoltà.

Applausi, applausi e ancora applausi!

Ma perché? Per cosa? Per una decisione che sa di campagna pubblicitaria a favore di chi appare e per le armate brancaleone che lo sostengono?

Infatti, come nascondere che i 4,3 miliardi annunciati dal Premier sono l’anticipo di quello che lo Stato già deve ai Comuni per il Fondo di Solidarietà comunale (Fondo alimentato dagli stessi Comuni) e non integrazioni a quanto già previsto.

E ancora, i 400 milioni da suddividere per gli 8.000 Comuni del nostro Paese a sostegno delle famiglie bisognose, a quanto corrisponde per soggetto interessato? Sappiamo, vero, che stiamo parlando di ben oltre un milione di persone, considerando esclusivamente i casi più estremi? Deleghiamo tutto ai Comuni in modo da frammentare le problematiche e superare anche quello scoglio antipatico e spesso rompiballe rappresentato dai Presidenti di Regione?

No, non è così che si risolvono le questioni.

Fermo restando che la situazione impone sempre la massima attenzione sia a livello contagi che di supporto medico; considerato come appaia ancora utile l’utilizzo dei tamponi in misura capillare per avere riscontri più corretti; dato per scontato che è necessario comprendere meglio il virus (si diventa immuni o sarà come il raffreddore? In questo caso è possibile immaginare un vaccino?); la questione economica-produttiva assume un aspetto fondamentale per il futuro del Paese.

Le suppliche che pare stiamo facendo all’Europa, o meglio alla Germania, per accettare un piano di debito o qualche altra forma di sostegno senza dover poi mettere la gola nella tagliola nella quale si è trovata la Grecia, sono del tutto inascoltate.

Le Nazioni che si illudono di essere all’apice dell’universo in realtà hanno interessi economici diretti nel non accendere nuove forme di finanziamento. Questo fatto le rende sorde agli scricchiolii di un’Unione che implode e quindi non si accorgono di avviarsi loro stesse verso una deriva imprevedibile.

E allora? Se la situazione dovesse rimanere in stallo ancora per un po’ dovrebbe essere proprio il nostro Esecutivo a mettersi a capo, magari insieme alla Francia se resiste lontana dalla Germania, di un nuovo processo che potrebbe ridisegnare il continente politico e, certamente, modificarne il senso attuale.

In sostanza è necessario mostrare muscoli e determinazione, provvedere a realizzare un preciso piano di gestione della crisi in ogni suo aspetto, lasciar perdere le comunicazioni da Grande Fratello, e puntare al sodo.

Se riusciamo a far questo, e soprattutto a disegnare realmente un progetto valido che vada dall’aspetto sanitario a quello economico e alla ripresa delle attività, allora le possibilità di uscire dall’emergenza in maniera, paradossalmente, più forte ci possono essere.

In alternativa non resta che prepararsi ad una nuova, drammatica Caporetto. In tutti i sensi.

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