Ѐ il momento della politica seria!

di Lorena Polidori.

L’emergenza nella quale ci troviamo non riguarda soltanto l’Italia, ma il mondo intero. Questo è palese a tutti, persino il primo Ministro Boris Johnson dal suo isolamento obbligato sembra rendersene conto e fermando la Gran Bretagna ha fatto una totale retromarcia dalla sua strampalata teoria della “terapia del gregge”. Lo stesso Trump, dall’alto della sua supponenza,  ha dovuto prendere atto che il nemico da combattere non è da sottovalutare. Infine, ma non per importanza, Papa Francesco che ci ha commosso con un gesto religioso dalla simbolicità estremamente forte recitando una preghiera universale seguita dalla benedizione “Urbi et Orbi” straordinaria, in solitaria, sul sagrato di una Piazza San Pietro mai vista prima cosi vuota e triste, bagnata da una pioggia insistente.

Un  segnale forte quello del Sommo Pontefice  che lo diventa maggiormente  quando in un passaggio richiama tutta la politica davanti alle proprie responsabilità, alle ore 18.00 di un giorno qualsiasi, di un pomeriggio qualsiasi, di un calendario  che una volta scandiva i giorni anche in base agli impegni.

Tutto il mondo si ritrova unito e attonito davanti a quelle immagini toccanti e a quelle parole di una verità assordante che preoccupano non poco per quello che sarà il futuro sanitario e quello  economico dell’intero pianeta.

Ed è in questo epocale momento di stato di necessità che ci si rende conto ancora di più quanto il compito della politica sia di fondamentale importanza e quanto sia necessario che torni ad esercitare  un  ruolo di centralità con scienza e coscienza.

Ѐ il lavoro della politica interrogarsi sul dopo, sul come  tornare alla normalità, ma per farlo deve seguire step rigorosi e deve affidarsi senza tentennamenti alla comunità scientifica e alle sue valutazioni considerata l’estenuante ricerca che si sta portando avanti per raggiungere il punto “R zero”.

A tutto ciò non sono d’aiuto le singole esternazioni circa riaperture imminenti quando ancora oggi stanno morendo quegli stessi medici che devono tirarci fuori da questa immane tragedia.  

Le uscite dei leader  politici dovrebbero essere centellinate e soppesate come non mai prima d’ora. Quando ciò non avviene, e ne abbiamo dimostrazione quasi ogni giorno,  si palesa un’evidente immaturità politica dalla quale è necessario prendere le distanze. 

La classe politica, Governo compreso, utilizzando metodi più consoni al momento deve interrogarsi sul come trovare misure adeguate per salvaguardare i cittadini durante questa emergenza: cassa integrazione, buoni alimentari o di altro genere e altro ancora, dettando precise  linee guida, dando prova di  unità coscienziosa che abbandona i  colori e le  uscite sensazionalistiche per far uscire il paese da questa che è una guerra.  

Al quadro nazionale va inevitabilmente aggiunto il ruolo europeo determinante per la sopravvivenza di se stesso e dei paese che ne fanno parte, in questo contesto non si può non riprendere le parole di Papa Bergoglio “Nessuno si salva da solo”.

Il virus ha portato alla luce la vera Europa alla quale non resta che trovare soluzioni unitarie  o morire definitivamente.

Ad alcuni leader politici va fermamente ricordato che la politica ha i suoi tempi.

Oggi  è il momento di  osservare un rispettoso silenzio nei riguardi dei medici, infermieri, tutto il comparto sanitario, dei malati, di chi non è riuscito a sconfiggere il mostro, dei familiari che hanno vissuto il dramma per la perdita di un loro caro e delle forze dell’ordine che si stanno spendendo per mantenere l’ordine pubblico; passata l’emergenza arriverà il tempo di  parlare.

Nel frattempo  non resta che prendere le distanze da chi genera, con leggerezza e immaturità politica, ulteriore disorientamento per propri scopi propagandistici o velleità personali decisamente fuori luogo e poco opportune.

Rimane necessaria una politica di area moderata, l’unica capace di creare quel dialogo che porta alla concretezza dei fatti,  alla governabilità di un paese e alla creazione di un’Europa basata sulla condivisione e sull’unità  più che sulla speculazione finanziaria.

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