L’amore sportivo ai tempi del Coronavirus

di Maria Labanchi.

Da settimane l’Italia è stretta nell’emergenza Covid-19 e tante sono le misure di prevenzione che il Governo ha deciso di adottare per tutelare i cittadini.

Tra queste c’erano stati, la scorsa settimana, i rinvii dei match nelle regioni “focolaio” del Paese. Tuttavia, per non compromettere le economie delle squadre e la regolarità dello stesso campionato, si è deciso di farlo riprendere, giocando però a porte chiuse fino al prossimo 3 aprile. Soluzione difficile da accettare per chi mastica quotidianamente pane e sport, ma comprensibile dal punto di vista della salute e del bene comune.

Saranno dunque recuperate in questo weekend le 5 partite rimandate, tra cui l’attesissima sfida scudetto Juventus-Inter, mentre è ancora da scegliere la data per le semifinali di Coppa Italia che avrebbero dovuto essere state giocate in questi giorni: la data più probabile a cui saranno destinate è il 20 maggio, giorno in cui avrebbe dovuto esserci la finale, che verosimilmente slitterà dopo l’estate, vista anche la chiusura dello Stadio Olimpico di Roma per la preparazione agli Europei (forse anche questi a rischio?). Non è da escludere nemmeno la possibilità di un mini torneo estivo tra le 4 semifinaliste. Riprenderà invece regolarmente dalla prossima settimana il campionato, mentre si giocheranno a porte chiuse anche i match di Europa e Champions League.

Le misure precauzionali non hanno coinvolto solo gli spettatori, ma anche i giocatori stessi: è arrivato lo stop alle strette di mano, lo scambio di gagliardetti e magliette a inizio e fine partita. A rischio anche le conferenze stampa prepartita e limitato l’ingresso allo stadio della stampa. Ovviamente, vietata anche la “tradizione” di entrare in campo con i bambini, così come l’utilizzo di bottigliette e bicchieri altrui, e sconsigliato il contatto diretto con i tifosi.

Oltre al calcio, anche gli altri sport dovranno fare i conti con questo nuovo regolamento, in primis il tennis e il basket: a porte chiuse si giocheranno il match di Coppa Davis Italia-Corea del Sud, e la partita Valencia-Olimpia Milano. Ancora da confermare l’effettivo svolgimento delle finali di sci a Cortina d’Ampezzo, pure queste senza pubblico e con misure particolari per gli atleti, gli allenatori e lo staff addetto.

Resta da capire a questo punto se non salteranno anche il Sei nazioni di rugby, con la partita Italia-Inghilterra del 14 marzo rinviata, e le Olimpiadi di Tokyo.

Certo è che queste misure avranno delle ripercussioni: prima sugli atleti, che non potranno contare sul sostegno dei propri tifosi, poi sulle società, che si trovano già da adesso a dover fare i conti con i rimborsi dei biglietti per le partite posticipate e poi giocate a porte chiuse, e per le perdite causate da tutti quei tagliandi che non saranno venduti nel prossimo mese. Altri problemi, per quanto relativi possono essere, provocati da una epidemia che ci ha colto tutti di sorpresa.

Riscossione Sicilia. Bottino (UGL): “apparenti aperture”

Si è svolto nella giornata di mercoledì 4 marzo lo sciopero regionale delle lavoratrice e dei lavoratori di Riscossione Sicilia proclamato dalle organizzazione sindacali FABI, FIRST CISL, FISAC CGIL , UILCA, UGL CREDITO e UNISIN.

I sindacati denunciano che ancora il Governo regionale  non ha provveduto a finalizzare l’attuazione della legge regionale n.16 del 2017 che prevede la confluenza di tutte le attività di Riscossione e del Personale all’Agenzia delle Entrate.

“Il  presidente Musumeci –  ha dichiarato Michela   Bottino , Coordinatrice regionale dell’UGL Credito per Riscossione Sicilia –  ha riferito che l’incontro con Ruffini è stato molto positivo,  registriamo apparenti aperture al fine di favorire questa transizione e transazione partendo dal presupposto della salvaguardia dei livelli occupazionali e senza soluzione di continuità”.

“Il Presidente ha chiesto – conclude Bottino – che tutto avvenga in tempi stretti , entro 2 mesi”.

Coronavirus? oui, mais pas trop

di Federica Celentano.

Tra ironia di cattivo gusto e altalenarsi di informazioni chiudono fino al 15 marzo scuola e Università. Un segno tangibile di una crisi in evoluzione.

Nascondersi dietro l’etichetta di “satirico” per far critica sociale può essere tanto uno stratagemma efficace quanto una via per un veloce fallimento. E quando un genere così stilisticamente elevato, almeno in origine, si degrada in dramma dai toni popolari, un problema c’è.

Che la satira possa produrre scalpore, indignazione e commenti pesanti è un fatto naturale per un genere così poco politicamente corretto. Tuttavia c’è un labile confine tra la denuncia sociale e un rigurgito di idee esclusivamente offensive e denigratorie. Questo lo sa bene la Francia, che sul Coronavirus in Italia, ha fatto della satira il distintivo di un’ironia becera e priva di buon gusto.

Non è nostro intento addentrarci all’interno delle valutazioni propriamente moralistiche, eppure non possiamo esimerci dal constatare che un video come quello messo in rete dal canale francese Canal+ lascia a bocca asciutta. Terribilmente asciutta.

Sì, perché l’immagine del pizzaiolo italiano che tossisce e sputa su una pizza va ben oltre la satira. Sì, perché cavalcare in questo modo la marea generata da un’emergenza mondiale (che, tra l’altro, coinvolge anche la Francia), si traduce in un triste ed evitabile autogol.
 
La cosa che in primo luogo viene da chiedersi è come sia possibile che uno spot così rozzo e volgare possa aver avuto il via libera per la messa in onda. Poi però c’è da domandarsi quanta affinità vi sia tra le immagini riprodotte e la malafede del produttore. Sta di fatto che ben presto le scuse sono arrivate come pure il ritiro dello spot.

Ma, come si sa, spesso le scuse non servono neppure come pezze per rattoppare o contenere il danno, anzi talvolta ne acuiscono il disagio. E così mentre la Francia fa i conti con un epilogo non certo annoverabile tra i migliori, in Italia si percepisce da un lato una forte tensione dovuta al problema, dall’altro il tentativo di far di tutto pur di esorcizzare il terrore.

Tra i giovani, ad esempio, prima che arrivasse il decreto che impone la chiusura delle scuole e Università, si avvertiva un’aria eterogena. C’era chi preferiva adottare tutte le misure precauzionali indossando mascherine e portando con sé gel disinfettanti (è possibile infatti incontrare giovani al Mc Donald’s che, prima di gustarsi il panino, decidono di igienizzare accuratamente le mani), ma c’era anche chi a questo non dedicava nessuna accortezza. Nelle Università, ad esempio, non c’era alcuna difficoltà o imbarazzo nel lasciarsi andare a contatti ravvicinati come abbracci o baci. Le frequenze ai corsi non sembravano essere diminuite e quindi gli spostamenti dovuti agli atenei non risultavano mutati. Siamo stati a gironzolare un po’ nelle varie università partenopee e, per la verità, non avevamo notato alcun turbamento inconsueto. Nessuno tra i ragazzi dava l’impressione di compromettere la propria quotidianità con precauzioni particolari, quasi che la vita universitaria fosse immune dal contagio, o, per meglio dire, come se l’Università rimanesse sì un luogo di studio ma pure un’oasi di spensieratezza e vita sociale. Tutto ciò sino al momento in cui è arrivata l’ordinanza di chiusura di scuole e Università. Allora anche quel modo per restituire e restituirsi un senso di normalità è apparso minato.

Magari anche prima ognuno di loro celava dentro sé ansie e preoccupazione, sebbene non trapelava alcun segno di disagio perché in fondo quel che si patisce è un nemico invisibile e inaggirabile che si riconosce solo nel momento in cui è già dentro di noi. Adesso però quello spettro si comincia a intravedere attraverso tangibili segni inquietanti. Uno di questi è un portone chiuso, di una scuola o di una facoltà.

L’informazione ai tempi del Coronavirus

L’improvviso cambio di rotta del Governo e dei media nel modo di porsi verso la questione Coronavirus ha generato più d’un sospetto. Proviamo a vederne gli aspetti.

Con l’arrivo del famigerato Coronavirus, tutti noi siamo stati attraversati da un brivido diverso rispetto al classico timore di un’influenza soprattutto per le informazioni che man mano si accumulavano. Le stesse direttive sulle precauzioni da adottare per contenere il contagio sono state esplicitate in modo nettamente differente dalla solita sufficienza dei periodi influenzali.

La responsabilità di questa discrepanza non è certo da attribuire agli operatori dell’informazione, che mai avrebbero potuto ergersi a un ruolo tanto delicato, bensì interamente alla politica, con l’esecutivo che si è ritrovato in una situazione più grande delle proprie possibilità di gestione. Una compagine governativa che non ha saputo prevenire, gestire e informare, oscillando tra scene da apocalisse e rassicurazioni di maniera risultate poco credibili per la loro stessa incertezza.  

Il passaggio dall’allarmismo al tentativo di riportare il tutto in un ambito accettabile ha, comunque, delle motivazioni di base che, a torto o ragione, vanno oltre i fatti contingenti. Una di queste è la volontà di scongiurare una crisi economica, stile 2008, in un’atmosfera sovranista come quella degli ultimi tempi. E questo non è certo un interesse solo nostro. L’UE è conscia della propria debolezza ed è facile prevedere la morsa nella quale sarebbe costretta a fronte dell’ennesima crisi finanziaria. Da qui una gestione accorta del problema Coronavirus.

Ma, allora, perché da noi si è avvertito subito lo sconvolgente impatto con il problema?

L’Italia è il paese più attento nei controlli, con un maggior numero di tamponi che, di conseguenza, hanno indotto maggiori casi positivi: la proporzionalità è diretta.  

Il notevole numero dei contagi, sottolineato in ogni modo nel nostro Paese da personaggi in vena di continue apparizioni sotto i riflettori e riportato dai media, ha notevolmente turbato l’opinione pubblica.

Eppure la Germania che ha un numero di casi positivi al Coronavirus molto inferiore rispetto l’Italia ha però, stranamente, aumentato, e non di poco, i decessi rispetto lo scorso anno per “complicazione influenzali”. Più o meno nella stessa situazione anche l’altro partner europeo di peso, la Francia.

Coincidenza fortuita?

I due cardini della UE, trainanti l’economia continentale, o hanno miracolosamente dribblato un virus altamente contagioso o, presumibilmente, hanno deciso di tenere un profilo basso per non spaventare oltre i limiti del sopportabile i mercati.  

Ma in sostanza cos’è il Covid-19, malattia prodotta dal Coronavirus?

Tra le cose dette, esplicitate, taciute, e sussurrate pare si sia arrivati a capire che è certamente molto più di una influenza, ma che rappresenta un rischio concreto (finanche fatale) soprattutto per la salute dei più deboli. Un discorso che, fatto subito con la dovuta chiarezza e senza eccessiva voglia di apparire, avrebbe prodotto meno allarmismo e una maggior certezza in quel che oggi si dice.

Ma si sa, in questo momento lo specchio dell’Italia è la confusione.

La destra populista e la crisi della sinistra

di Marcello Prisco.

Nel mondo degli ultimi anni si assiste sempre più a un prepotente ritorno della destra di stampo nazionalista e alla vittoria di partiti conservatori.

Basti pensare alla vittoria di Trump alle elezioni americane del 2016, oppure al dominio di Narendra Modi in India dal 2014 a oggi, o ancora a Sebastian Kurz, attuale cancelliere federale dell’Austria, Viktor Orban primo ministro ungherese, Andrzej Duda presidente della Repubblica polacca dal 2015, Erdogan attuale presidente della Turchia.

Basti pensare, inoltre, al successo che sta avendo la destra populista di Salvini in Italia, con il consenso attuale che si aggira sul 30%, e al crescente successo che sta avendo in Francia Marine Le Pen con il suo Rassemblement National (ex Fronte National).

Infine, notizia dell’ultima ora, Benyamin Netanyahu con il suo Likud (partito nazionalista liberale e di destra israeliano) si appresta a vincere le legislative in Israele, avendo già conquistato più della metà dei seggi (ultimo exit poll delle 22:00 del 2/03/20).

Le personalità politiche sopra citate hanno caratteristiche e visioni comuni: euroscetticismo (anche da parte dei paesi esterni all’Unione), l’idea di dover ritornare a un’economia di stampo nazionale, chiudere le frontiere e avere come priorità gli interessi nazionali (da cui la nascita di slogan come “make America great again” oppure “Prima gli italiani”).

Approfittando della crisi della sinistra mondiale, forse una delle più grandi dalla caduta del muro di Berlino, la nuova destra accresce il proprio consenso appropriandosi dei temi che più fanno eco nelle televisioni e nei media in generale: sicurezza, migrazione, maggiore autonomia nei confronti di altri paesi.

Tuttavia, le soluzioni proposte dai movimenti di destra spesso sono di complessa realizzazione e strutturalmente impegnative. Sta di fatto, però, che il loro consenso cresce a vista d’occhio, e questo si può spiegare per lo più con le nuove figure che sono nate in questi anni. Uomini con forte personalità, che comunicano in maniera semplice, diretta e che si occupano dei temi che preoccupano di più il cittadino (che spesso coincidono con i temi più futili).

Non a caso, la corrente che si è sviluppata in Europa e nel mondo negli ultimi quindici anni si definisce “populismo”. Una politica che mira ad assecondare le richieste e le frustrazioni della gente. I popoli stanno inoltre rivendicando sempre più autonomia nei confronti degli altri paesi, ed ecco da dove nasce la Brexit.

La sinistra, intanto, è alla ricerca di un’identità rinnovata che possa permetterle di tornare ad essere protagonista sulla scena politica, ma il tempo si sta riducendo e se dovesse continuare a indugiare a lungo, la nuova destra si troverebbe naturalmente a occupare tutti gli spazi di potere disponibili.

Volla: area da bonificare

La segnalazione che ci è giunta in redazione, sul momento, ci aveva lasciato per un attimo perplessi. Considerando la particolare situazione in cui versa il Paese in merito al Coronavirus avevamo pensato che, quantomeno, ci fosse un attimo di attenzione in più verso la pulizia dei luoghi pubblici e delle strade o che, almeno, si evitassero accumuli di sporcizia e spazzatura varia.

Ci siamo dovuti ricredere.

In provincia di Napoli, c’è una strada che si chiama via Fossa Reale Molino Cozzone di competenza del comune di Volla ai confini della cittadina di Casoria. Ebbene, nel mentre assistiamo a scene di persone che camminano con la mascherina, a situazioni che rasentano il panico e a un’attenzione spasmodica dei media e della gente sulla problematica Covid-19, nella strada di cui abbiamo detto esiste una vera e propria discarica a cielo aperto diventata, tra l’altro, territorio di scorribande di animali che vanno dai cani randagi ai topi oltre agli innumerevoli insetti che infestano l’aria.

Le foto di questo articolo danno appena l’idea di quello che è. Tra lavori infiniti, una strada dissestata e una boscaglia che sa di sporco vi sono cumuli di spazzatura abbandonata composti da ogni tipo di materiale che danno all’ambiente un senso di degrado difficilmente paragonabile.

Ora, ci chiediamo se mai sia possibile che una tale situazione, che a quanto ci è concesso sapere perdura da tempo e di cui è già a conoscenza l’Amministrazione vollese, non trova alcun riscontro teso a eliminare quella bomba ecologica che risulta essere un vero attentato alla salute pubblica.

Una situazione che da ragione a coloro che parlano di un esemplare menefreghismo di chi amministra. Un abitante del posto si dice ormai rassegnato e pensa solo a come fare per lasciare la propria casa e “fuggire lontano da qui”.

Questi sono i fatti.

A noi non resta che chiedere a voce alta che qualcuno dia risposte a una situazione che, mai come adesso, rappresenta una scandalosa offesa alle gente e un incredibile perdita di credibilità delle autorità locali.

Risposte che non siano i soliti bla bla bla, ma un calendario preciso che indichi tempi certi per  la bonifica dei luoghi e faccia tornare quell’area nell’ambito di una accettabile civiltà.