Premier senza risposte e Parlamento occupato

Quello che appare ormai evidente è come nel nostro Paese linee chiare, definite e precise sulle cose relative al Covid-19 non esistano. Abbiamo, sì, delle indicazioni di massima, ma ogni volta che si affronta uno specifico problema o una questione di merito ecco che le indicazioni assumono significati diversi a seconda dei soggetti e delle proprie interpretazioni.

Ci rendiamo ben conto che la situazione non è stata, non è, e non sarà per niente semplice, ma proprio per questo il buon senso e la logica dovrebbero procedere spedite. Ciò che invece va avanti senza limitazioni di sorta è l’approssimazione, un dato che si è rivelato drammatico per il Paese nell’occasione dell’emergenza Coronavirus.

Abbiamo iniziato con il sottovalutare il problema: basta ricordare gli aperitivi e le accuse di razzismo quando si cominciava a temere a presenza del virus cinese,  per poi passare al “da noi non potrà mai esserci un’epidemia, e infine arrivare alla tanto fantastica quanto risibile affermazione “siamo pronti ad ogni evenienza”. C’eravamo così illusi che fosse stato raggiunto il punto più basso e invece no. Anzi, in quel momento si è dato il via alla telenovela dei DPCM, sigla sino a poco tempo fa astrusa per i più e che, invece, è diventata familiare, accompagnando il Primo Ministro nelle sue studiate apparizioni televisive, generalmente verso ora di cena. Un qualcosa che all’inizio sembrava opportuna e corretta ma poi, man mano si è capito che altro non era che un metter toppe a quanto detto prima, sino ad arrivare all’ultimo, quello della fase 2, l’apoteosi del poco o nulla, del dire e non dire, del timore del buio perché non si conosce dov’è l’interruttore.

E si è arrivati ad oggi, quando alle Camere il Premier si è trovato di fronte onorevoli e senatori invece che un occhio di telecamera. Da un lato il Premier (senza mascherina) che, dietro a quell’aspetto bonario, mostra sempre una certa boria fastidiosa nascondendosi dietro un muro di banalità; dall’altro un Parlamento che ha reso evidente come il Paese sia alle corde. La difesa dell’esecutivo messa in campo dalla maggioranza (in Parlamento e non nel Paese) è apparsa poco incisiva, impegnata com’era più ad attaccare le opposizioni che ad esaltare le cose fatte dal proprio esecutivo. Nella maggioranza poi c’è Renzi che continua a lanciar strali di fuoco e ultimatum senza però concludere nulla. Forse, per l’ennesima volta, facendo l’oppositore in maggioranza, sta giocando una partita personale e quindi le cose che dice si perdono nel fumo del suo esser giocatore.

Altra musica dal Centrodestra. Meloni e Salvini hanno di fatto attaccato ogni passaggio del Premier, demolendo la sua credibilità e denunciando l’inadeguatezza di questo Governo.  Discorsi forti, pungenti e propositivi. Ambedue i leader hanno contestato con estrema forza l’abbandono in cui versa il Paese e la permanente forza di un burocratismo che strozza la libertà d’azione e produzione. La Lega, tra l’altro, era già passata dalle parole a fatti. L’occupazione del Parlamento, pur senza intralciare i lavori, è un’azione che impone molta attenzione in quanto non è certo un fatto di tutti i giorni che una forza politica, oggi la più rappresentativa nel Paese, occupi le Camere per denunciare la mancanza di democrazia e di risposte concrete alla crisi da parte del Governo.

L’ennesima dimostrazione di un’inadeguatezza esasperante e pericolosa. Non riuscire a tenere unito il Paese in momenti come questo è, infatti, la più grande sconfitta per un Premier. Altro che Churchill!

Apple, Flume e Toro y Moi: una trilogia perfetta

di Sara Schietroma Ferrazza.

A marzo 2020 è uscita una delle campagne pubblicitarie più belle di sempre: quella della Apple, in collaborazione con Flume e Toro y Moi.

Non si tratta soltanto di mera pubblicità ma di un rapporto costante ed evidente tra musica e presentazione del prodotto.

Flume, pseudonimo di Harley Edward Streten, nato a Sydney il 7 novembre 1991, e Toro y Moi, pseudonimo di Chazwick Bradley Bundlick, nato a Columbia il 5 novembre 1976, sono due Djs affermati nella scena musicale elettronica.

La traccia musicale presa in collaborazione da Apple, per la pubblicità di presentazione delle nuove AirPods PRO, è “The difference”, un pezzo straordinario prodotto dai due artisti in questo anno particolare, il 2020.

Ma chi sono le personalità dietro tanta bravura?

Le tracce di Toro y Moi sono caratterizzate da suoni diversi tra di loro, da un continuo mescolarsi di sapori musicali diversi che spaziano dal jazz, al pop, alla psichedelica.

Toro y Moi non segue una linea retta nel suo lavoro: ama spaziare, cambiare corsia, intrecciare le esperienze acquisite precedentemente a quelle attuali, guardando al futuro.

Flume, inizialmente conosciuto come HEDS, un nome d’arte preso dalle iniziali del suo nome di nascita, ha sviluppato le sue tracce sotto il genere musicale della musica elettronica/sperimentale e sulla lunghezza d’onda del trip hop (un genere musicale noto negli anni ’90).

Entrambi si ritrovano in un punto in comune: la sperimentazione. In entrambi gli artisti è viva quella voglia di “fare di più”, di “rivoluzionare”, di “rigenerare il suono”.

Entrambi, senza ombra di dubbio, sono tra i producers attualmente più seguiti al mondo.

La traccia “The difference”, che fa da sfondo alla nuova pubblicità della Apple, è la rappresentazione di un connubio perfetto tra ciò che artisti come loro ci scatenano nella testa e quel che accade al di fuori: l’innovazione lascia il posto all’immaginazione, facendo delle cose semplici dei momenti pieni di significato.

Misure rigide per i rientri del 4 maggio

di Federica Celentano.

Oggi il rapporto tra test effettuati e riscontri positivi di infezioni da Covid-19 è il migliore da settimane a questa parte (0,43%). Infatti i nuovi positivi oggi sono 13 a fronte di 3.014 tamponi effettuati.

L’unità di crisi della Regione Campania informa che venerdì 1 maggio le attività di ristorazione (fra cui pub, bar, gastronomie, ristoranti, pizzerie, gelaterie e pasticcerie), possono restare aperte per l’attività di consegna a domicilio.

Nasce l’osservatorio predisposto al controllo e al contrasto dei fenomeni speculativi durante l’emergenza. L’osservatorio raccoglierà segnalazioni da cittadini, enti ed associazioni attraverso l’e-mail osservatorioprezzi.covid19@regione.Campania.it, sarà presieduto dall’assessore alle Attività produttive Antonio Marchiello e costituito dai rappresentanti delle prefetture, della guardia di finanza, dell’Anci Campania, di Unioncamere Campania e delle associazioni dei consumatori. Ogni Ente coinvolto avrà un ruolo definito. In particolare: la prefettura di Napoli informerà, mediante una circolare, tutti i sindaci della nascita dell’osservatorio. La Guardia di Finanza si occuperà dei controlli sulla base delle segnalazioni arrivate. Unioncamere predisporrà un’informativa destinata alle cinque Camere di Commercio provinciali con l’obiettivo di sensibilizzare gli operatori commerciali. L’Anci Campania predisporrà una informativa indirizzata ai sindaci per l’attivazione, attraverso le rispettive polizie municipali, di un controllo sull’osservanza dei prezzi di vendita. Infine, le Associazioni dei Consumatori si occuperanno della raccolta delle segnalazioni.

Questa mattina è stato siglato l’accordo tra il ministero dell’Istruzione e l’Impresa sociale ‘Con i Bambini‘ per la realizzazione della piattaforma ‘Superiamo i divari’. Si tratta di una piattaforma del Piano per la riduzione dei divari territoriali in istruzione previsto per migliorare le competenze degli studenti delle scuole in difficoltà.

Tra le varie regioni che hanno aderito all’iniziativa risulta anche la Campania. “La disuguaglianza nella scuola purtroppo esiste da tempo, ma adesso, a causa dell’emergenza in atto, è sotto una lente di ingrandimento. Il nostro obiettivo è ridurla progressivamente fino a eliminarla completamente”, ha annunciato la viceministra dell’Istruzione Anna Ascani. La piattaforma “Superiamo i divari” verrà inserita all’interno del portale istituzionale del ministero dell’Istruzione.

Il presidente della regione De Luca ha inoltre scritto al ministro dell’Istruzione Lucia Azzolina, per chiedere un potenziamento delle docenze in prossimità del nuovo anno scolastico. Per evitare pericolosi assembramenti il Presidente ritiene indispensabile evitare la formazione di classi eccessivamente numerose, le cosiddette “classi pollaio”. Ciò comporterà il dimezzamento degli alunni per classe e doppi turni. Da qui l’esigenza di un potenziamento degli organici.

Lo stesso Governatore, ha informato di aver avuto un colloquio con il  “Ministro dell’Interno Luciana Lamorgese in relazione al previsto esodo verso la Campania del 4 maggio e giorni successivi. Ho espresso fortissima preoccupazione – ha continuato De Luca – rispetto al fatto che arrivi di massa e incontrollati possono determinare espansione del contagio e vanificare i sacrifici fatti per due mesi dai nostri concittadini”, in pratica oil Presidente della Campania ha chiesto alla Ministra di farsi portavoce  nei confronti del Governo affinché gli arrivi dalle altre regioni siano motivati da ragioni di lavoro o sanitarie e autocertificati. Rimane invariato per la Campania l’obbligo per chiunque rientri di segnalare l’avvenuto rientro all’Asl e all’Ente regionale. “È questa una funzione essenziale per consentire di tenere la situazione epidemiologici sotto controllo. Confermo – aggiunge il governatore – che saranno mantenuti i controlli preventivi nelle stazioni ferroviarie e ho sollecitato il Ministro a esercitare analoghi controlli ai caselli autostradali e nelle stazioni di partenza”.

Il sindaco di Napoli De Magistris si è invece espresso contro quelle che ha definito schizofrenie da Ordinanze. Nello specifico ad essere oggetto di critica da parte del sindaco è la volubilità che il presidente De Luca ha manifestato nell’ultima settimana: “Prima dice che si può correre ma solo indossando la mascherina. Poi dice che non si può correre con la mascherina. A dire queste cose è la stessa persona. Non ci vuole uno scienziato per capire che se si limitano gli orari in cui è possibile svolgere determinate attività tutti si concentreranno. Noi sindaci – avverte – vorremmo un po’ di uniformità perché da lunedì avremo un cerino in mano”.

La pandemia e la guerra nascosta

di Lorena Polidori.

E mentre il nostro paese è alle prese con la Fase2 che di fatto è una Fase1 rivisitata in alcune sue parti dal Re Sole Conte, l’imprenditoria fa sentire la sua voce chiedendo di riavviare subito l’economia ormai a rischio default e i media mostrano più di una perplessità sulla “Fase1e1/2”, qualcuno – in ambito finanziario – lavora in modo solerte pensando al nostro Paese.

Uno di questi soggetti è l’Agenzia di Rating Fitch, che anticipa il suo giudizio sull’affidabilità del debito pubblico italiano da BBB  a BBB- , cioè a solo un gradino dal livello “JUNK”  che tradotto significa  “SPAZZATURA” .

Considerata la valutazione più generosa di S&P che aveva graziato il debito italiano 4 giorni fa, Fitch non solo anticipa i tempi sul suo giudizio, naturalmente previsto per luglio, ma arriva come una vera e propria mannaia sul nostro Paese con una bocciatura senza mezzi termini .

Infatti, secondo Fitch, il PIL del nostro paese subirà una contrazione nel 2020 pari al  -8% a seguito di una ripresa dell’epidemia che avrà pesanti ricadute sulla nostra capacità di sostenibilità del debito anche nel 2021. Come se ciò non bastasse, aggiunge che il suo giudizio, oltre che dal sistema bancario, è dipeso anche dalla litigiosità e dalle divergenza delle nostre forze politiche riguardo il MES.

Ora ricordiamoci chi sono le Agenzie di Rating facendo un salto con la memoria al lontano 2011, Governo Berlusconi, quando le loro comunicazioni più strumentali che finanziarie, fecero apparire i nostri titoli alla stregua di spazzatura, facendo schizzare lo spread a livelli storici con le conseguenze che tutti ricordiamo.

In questo senso bene ha fatto il Ministro Gualtieri a ribattere con estrema sollecitudine alle analisi di Fitch, che i fondamentali del nostro paese sono solidi e che, nella valutazione complessiva, l’Agenzia non ha considerato il sostegno della BCE promesso dalla Lagarde che prontamente farà da scudo all’Italia.  

Ma a questo punto una riflessione la merita l’aiuto dichiarato dalla BCE nei nostri confronti. Una precisazione che ha quel qualcosa di straordinario, profetico e lungimirante, dal tempismo quanto mai perfetto. Quell’apertura che mai ci saremmo aspettati da parte di un’istituzione quale la Banca Centrale Europea. Un’azione che sembra quasi un voler giocar d’anticipo rispetto al declassamento del rating, tanto da passare dal  “non siamo qui per ridurre lo spread” della Lagarde all’aprire un paracadute per l’Italia a condizioni straordinarie accettando come garanzia, a fronte della liquidità fornita alle banche, titoli classificati come BBB- ma che a seguito di un declassamento ulteriore scenderebbero fino al livello “junk”.

I più maliziosi potrebbero pensare che il declassamento anticipato  da  Fitch, se da una parte annienta l’Italia, curiosamente dall’altra  fa apparire l’Europa, la Lagarde e la BCE  come i nostri amati e indispensabili salvatori della patria. Un gigante buono che ci viene a salvare così come ha immediatamente dichiarato Enrico Letta oggi con un Tweet.  

Certo viene da sorridere ancora di più se guardandoci intorno ci accorgiamo come, contemporaneamente alla coincidenza di cui abbiamo parlato, si aggiunge anche la preoccupazione espressa con particolare forza dall’élite della virologia vicina alla istituzioni.

Considerazioni queste che vogliono solo far notare la singolare circostanza di elementi, attori e particolari che vanno tutti nella stessa direzione. Un dato questo che assolutamente non vuole sminuire la pericolosità del virus né, tantomeno, il fantastico impegno delle donne e uomini che combattono, loro sì, in prima fila il virus.

Il dubbio però che ci assale è quello che anche un’altra guerra si stia combattendo. Un conflitto strisciante e silenzioso. Battaglie fatte di numeri, speculazioni, rating e soldi, tanti soldi, in un ginepraio d’interessi che va da Francoforte a Bruxelles sino ad arrivare oltreoceano.

Una lotta senza trincee e fango, ma con generali dai colletti bianchi e dal potere facile. Peccato che le pedine potremmo essere noi.

In attesa di giustizia rinasce il ponte Morandi

di Carmine Crocco.

È la mattina del 14 agosto del 2018. Una nazione in vacanza, si corre verso il ferragosto, sorrisi, aspettative, voglia di sole. Sono da poco passate le 11 e 30, Genova è sotto una pioggia torrenziale. Improvviso un tremendo rumore, un boato lacerante di ferro e cemento strappato e quello che mai si pensava potesse succedere, accade. Il ponte Morandi, la più importante via di comunicazione del capoluogo genovese, collassa su se stesso e trascina nel crollo 43 vite umane e decine di feriti.

La notizia colpisce come uno schiaffo violento, una cosa inaudita e lontana da ogni immaginazione, un viadotto gestito da Autostrade per l’Italia – una società tra le più robuste, solide e sino a quel momento ritenute tecnicamente all’avanguardia – si sfalda in un niente, lasciando dietro di se una terribile scia di sofferenza e rabbia.

Oggi quel ponte rinasce, non è un miracolo, ma il frutto di un lavoro serrato, senza soste, tecnicamente preparato e politicamente voluto. Ma proprio oggi, più che mai, guardando gli ultimi particolari che vanno a posto, ritorna forte l’angoscia e il dolore per quelle vittime innocenti la cui unica colpa è stata di transitare su un ponte che era entrato a far parte, molto probabilmente, di una logica d’interessi che aveva superato ogni decenza.

La Società Autostrade per l’Italia che per decenni aveva garantito servizio e qualità si è così trovata in una bufera che lentamente ha scoperchiato una serie di tombini interni dall’odore nauseabondo al punto che Società, Gruppo e azionisti di riferimento hanno ritenuto necessario buttar fuori dall’azienda personaggi che sino a poco prima apparivano intoccabili e invincibili.

Certo, toccherà alla magistratura definire le responsabilità e perseguirle pesantemente, ma questo deve essere fatto in tempi brevi visto che già son passati 20 mesi e ancora nulla di definito appare. Eppure, solo facendo giustizia in modo rapido e preciso si dimostrerà rispetto per le vittime e per tutti coloro il cui tormento non sarà mai un ricordo.

La Società Autostrade per l’Italia in questi mesi ha cercato di difendere la propria concessione dalla minaccia di revoca, un’intimidazione anche comprensibile se dettata dalla rabbia e dal dolore, un po’ meno se però si considerano realisticamente le situazioni.

Occorre, infatti, valutare ogni aspetto della questione, dalla professionalità acquisita negli anni alla capacità d’investimenti messa in campo, dalla possibilità di modificare l’assetto degli azionisti sino ad arrivare a definire una serie di controlli che garantiscano efficienza e sicurezza. Il tutto senza dimenticare i tanti dipendenti che hanno fatto e ancora fanno grande la società attraverso il proprio quotidiano lavoro.

Tutto ciò per il bene del Paese e per fare in modo che simili disastri non possano mai più accadere, ma, ripetiamo, quello che si deve fare con urgenza è individuare i responsabili della sciagura. Solo in quel momento avrà un senso il suono delle sirene che oggi hanno salutato l’inaugurazione del nuovo viadotto Polcevera.

Grace Kelly e Dior: una storia di classe

di Sara Schietroma Ferrazza.

Grace Patricia Kelly, conosciuta come la Principessa Grace o Grace di Monaco, nacque il 12 novembre 1929 a Filadelfia e morì a Monaco, in un incidente stradale, il 14 settembre 1982.

Grace Kelly, oltre ad essere stata tra le più grandi star della storia del cinema, rimane tutt’oggi un’icona di stile intramontabile.

Musa di Alfred Hitchcock, era descritta dal regista stesso in questo modo: “Era seducente senza essere sexy. E sotto un’apparenza algida, aveva dentro di sé un fuoco che faceva miracoli sullo schermo”.

Fu proprio durante le riprese di “Caccia al ladro”, nel 1955, girato nel Principato di Monaco, che Grace conobbe il Principe Ranieri. “Alta società” fu il suo ultimo film prima del passaggio da attrice statunitense a naturalizzata monegasca.

Tra Grace Kelly e Christian Dior vi è stata una profonda storia di classe e di vero amore: la Principessa non partecipava alle sfilate, sceglieva bensì i suoi abiti dai bozzetti che la Maison le inviava personalmente.

Grace e Dior si conobbero ai tempi di Hollywood, un luogo che intristiva la Principessa: la loro reciproca corrispondenza rappresenta un’intramontabile modello di femminilità.

Il 6 gennaio 1956, nel famoso Waldorf Astoria Hotel di New York, durante il ballo imperiale “A night in Monte Carlo”, Grace Kelly, con indosso un abito di Christian Dior, e il Principe di Monaco annunciarono il loro fidanzamento.

Grace Kelly non era né narcisista, né egocentrica, ma studiava meticolosamente ogni suo outfit affinché la rispecchiasse.

Tra i capi dei suoi stilisti preferiti, Dior, Balenciaga e Yves Saint Laurent, primeggiavano le camice, le bluse, le tuniche in shantung (un tessuto in seta selvaggia) ed abiti in crepe de chine (un tessuto in poliestere molto leggero ed appena trasparente).

Grazie a Grace, la prima ad avere caratteristiche tali da essere ammirata e guardata come un faro di stile e femminilità e per questo essere al centro dell’interesse dei reporter e della stampa in generale, oggi le Principesse sono seguite come icone di stile dal mondo del cinema e della moda.