Decreti e svarioni: refusi, ignoranza o malafede?

di Raffaele Lauro*.

Nei decreti economici del Governo Conte emergono termini giuridicamente senza riscontri: il ché provocherà un contenzioso pauroso! Valga un esempio: viene impiegato il termine “fatturato” al posto di “volume di affari”.

Sul termine fatturato è stato basato tutto il calcolo delle proroghe, sebbene non abbia alcun riscontro giuridico, essendo di natura aziendalistica, utilizzato  in genere per indicare i ricavi! Si tratta di un refuso di stampa, di ignoranza giuridica o di malafede? Chi pagherà per i costi del contenzioso? Ai posteri l’ardua sentenza. 

E a proposito di costi, nel cosiddetto decreto-legge economico “Cura Italia”, ribattezzato “Ammazza Italia”, era stato previsto il divieto di licenziamento, anche per giustificato motivo, come la crisi d’azienda.

Nel cosiddetto decreto “Rilancio”, ribattezzato, per i continui rinvii, “Ritardo”, il divieto è stato prorogato fino al 17 agosto 2020.

Ma il decreto è stato pubblicato il 19 maggio. Quindi si è creato un vuoto normativo di due giorni. Nella norma di proroga si è tentato di coprire quel vuoto con la dicitura dei “cinque mesi”. Ma siamo certi che nessun furbastro si sia infilato in questo vulnus normativo?

Qualcuno, che so, il ministro del Lavoro, o qualche solerte sindacato, si è fatto carico di individuare i probabili casi?

Chiaramente gli eventuali licenziamenti sarebbero da considerare nulli. Qualcuno, comunque, tra governo e parlamentari, si ricorderà, con un emendamento ad hoc, di coprire, con esplicita chiarezza, questo vuoto normativo, in un ambito delicatissimo, come la tutela del proprio posto di lavoro? E anche su questo ai posteri l’ardua sentenza!

 * Scrittore, saggista, già prefetto e senatore della Repubblica

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