Assalto all’UGL: sfida alla democrazia

L’attacco alla sede regionale dell’UGL di Bologna è il tentativo di passare dalla dialettica alla violenza, il sistema per accendere la tensione sociale.

Uno dei più gravi segnali di attacco alla democrazia è colpire le Organizzazioni che tutelano i lavoratori. Quello che è accaduto a Bologna ieri con l’assalto alla sede UGL, vandalizzata tenendo sotto minaccia un rappresentante della stessa sigla, è un atto di una gravità assoluta e sul quale non vi può essere ragione che tenga.

Lo “spunto” per tale violenza è stato fornito dalla sottoscrizione del Contratto di Lavoro dei Rider nato, tra l’altro, per salvaguardare un segmento produttivo che sino a quel momento non aveva alcuna tutela e nessun diritto. Ma non è questo il punto. La questione vera e sostanziale è nei fatti: si attaccano i rappresentanti dei lavoratori perché scomodi e d’impaccio a interessi lontano anni luce dal mondo del lavoro, con il solo obiettivo d’imporre una logica drammaticamente nota nella storia del nostro Paese.

È violenza politica. Nessun altro termine può essere usato. È violenza non fine a se stessa bensì mirata a instaurare un clima di tensione sociale nel quale seminare e far crescere ideologie e interessi malati.

Non è possibile dimenticare cosa è stato l’inizio degli anni di piombo. Così come non può essere trascurato il fatto che sia stato colpito chi ha cercato di mettere ordine e regolamentare un settore altresì, lo ripetiamo, privo di ogni tipo di diritto.

Un caso? Anche il tentativo di tacciare chi ha creato diritti (dove non c’era nulla) di essersi prestato al “gioco dello sfruttamento” ricalca vecchi schemi di propaganda che portano alla memoria giorni cupi e pesanti. Il richiamo alla mobilitazione contro il cosiddetto “nemico mascherato da amico”, contro chi cerca di dare un senso al valore democratico della rappresentatività è un aspetto tipico di chi fonde il proprio credo sull’imposizione delle idee.

Ma c’è qualcosa di ancor più angosciante. Nel mentre anche in altri paesi riconoscono lo spirito innovativo dell’intesa, in Italia proprio dalle Istituzioni interessate, nello specifico il Ministero del Lavoro, parte l’attacco alla sigla sindacale rea – secondo il delegato del Governo – di non aver un’adeguata rappresentatività seppur parliamo di migliaia di rider che si riconoscono nelle posizioni UGL e di una sigla tra le maggiori in Italia. Un modo, forse, di scegliersi gli interlocutori adatti e più comodi? Un sistema per compiacere organizzazioni subalterne che temono la “lesa maestà”? O un nuovo e più scientifico tentativo di metter mano alla costruzione di un Paese massificato e spersonalizzato al punto di delegare tutto a una non meglio identificata maggioranza ideologica?

Certo che risulta alquanto strano il silenzio di chi dovrebbe invece esser garante delle Istituzioni e quindi dello spirito democratico del Paese. Un silenzio molto pensante se si pensa che coloro i quali hanno prima messo in atto e poi inneggiato l’attacco, in un tavolo specifico sono stati interlocutori dello stesso Ministro del Lavoro.  

Elementi, questi, che messi insieme ad altri inquietano. E non poco!

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