Crisi da Covid: occorre il coraggio di agire!

di Carmine Crocco.

So bene che andrò controcorrente, come pure ho ben chiaro che certi aspetti del ragionamento avrebbero bisogno di una dose di personalità e forza che al momento latita in chi determina gli scenari. Eppure quello che sta accadendo in Italia non avrebbe dovuto cogliere di sorpresa. Che la seconda ondata di Covid19 sarebbe arrivata lo si sapeva prima ancora che finisse il lockdown di marzo e, nonostante ciò, nulla o poco (molto poco) è stato fatto.

A questo si è aggiunta l’assurda incapacità di chi si trova seduto su scanni che in altri tempi furono dei padri della patria e di intelligenze sopraffine. Personaggi che ormai assistono passivamente allo sfaldamento del Paese lasciando diventare il Parlamento una banale scrivania dove ratificare le decisioni dell’Imperatore folle, di Ministri chiusi su sé stessi e di una miopia politica assoluta.

Mesi perduti, arrivando a deridere chi aveva approntato strutture idonee a far fronte a una nuova offensiva del virus, distratti dalla tornata elettorale e intenti, subito dopo, a dichiararsi vincitori di una partita giocata mentre si affondava nella melma.

Poi i primi segnali della ripresa pandemica, la condanna di chi era andato in vacanza, dei giovani, il sistema scuola che ci si ostina a non vedere per quello che è: una cassa di risonanza del virus, la mobilità pubblica che fa acqua da tutte le parti e infine la ripresa della telenovela dei DPCM, dei monologhi in televisione e dei riflettori. E sono arrivate le limitazioni. Mezze misure che piano piano, un passo alla volta, stanno spingendo in ginocchio attività e prospettive.

Uno stillicidio che appare sempre più inappropriato sia per la velocità del contagio sia per un’economia in ginocchio. Il tutto farcito da costi enormi senza garanzie di raggiungere l’obiettivo.

E allora perché non prender di petto il problema chiudendo tutto il possibile per qualche settimana? Certo, sarebbe necessario contribuire economicamente alla sopravvivenza dei nuclei familiari attraverso un sussidio, azzerare il peso fiscale per almeno sei mesi e ipotizzare un piano di sviluppo basato su interventi pubblici e stimoli alle aziende. Il costo? Sarebbe alto, ma le mezze misure che si stanno mettendo in atto, unitamente al rallentamento del motore-italia dovuto ai divieti e alla paura della gente, probabilmente hanno un costo eguale se non ancora più alto.

La piazza? La gente ha dimostrato di comprendere quando le spiegazioni sono chiare e gli interventi concreti, non come la Cassa Integrazione dei mesi passati.

Conte, tra l’altro, ha perso quel fascino del leader che tanto lo aveva aiutato all’inizio della pandemia, ora appare come un pugile in difficoltà mentre il Governo è sempre più simile ad un meccanismo rotto. Forse sarebbe il caso che qualcuno prendesse atto della situazione e, con una prassi d’emergenza anche del tutto anomala, dettasse tempi e modi per individuare un esecutivo all’altezza dei compiti. Alla storia si passa facendo le cose, non restando immobili a guardare!