A Napoli, adesso, siamo più soli.

Diego Armando Maradona ci ha lasciati. Napoli, la sua città d’adozione è frastornata, incredula, persa dietro una notizia che sembra impossibile. Non c’è napoletano, di qualunque età che non conosca Diego. Si, perché lui qui era, è e sarà sempre e solo Diego.  

Non c’è retorica, non c’è nulla di artefatto nel dolore che in queste ore si muove veloce  tra le strade e i vicoli di quello che è stato il palcoscenico suo più fedele. Le gesta sportive son passate di bocca in bocca come leggende nei tempi. Non si trattava di un cavaliere senza macchia e paura ma di un eroe vestito di azzurro che combatteva per tutti e il suo respiro era il respiro di tutti.

Ma Diego non era amato solo per il calcio. Lui era uno dei tanti e tanti si immedesimavano in lui. È stato la rivoluzione silenziosa della gente comune, dei perdenti da sempre, di quelli del colera, del terremoto, della gente che cercava di evadere dai soliti luoghi comuni. Diego era l’errore che ognuno, almeno una volta, commette ma  anche chi, da quell’errore, torna più forte di prima. I suoi riccioli, il suo sorriso sono il sorriso e i riccioli di una città che ha vissuto la rivalsa degli scugnizzi nelle giornate di Napoli.

Non c’è retorica in questo. Chi non ha vissuto quei giorni difficilmente può comprendere cosa potesse voler dire incontrarlo per strada, vederlo, potergli parlare. Perché lui era figlio del popolo e il popolo, sì il popolo, lo amava come un proprio figlio. Ed è stato un amore mai finito. Diego era Diego in qualunque parte del mondo si trovasse, qualsiasi cosa facesse. A distanza di anni da quei giorni in cui Napoli, e non solo quella sportiva, si tinse di tricolore nulla è cambiato verso quel figlio che aveva regalato un sogno e, soprattutto, aveva in qualche modo ridato l’orgoglio a una terra troppe volte violentata e vittima di interessi lontani. Lui, che veniva da lontano, si era rivelato più napoletano dei napoletani, più vero di un caffè nero, unico nel suo essere Diego.  

Napoli piange. Non vi sono altre parole per spiegare quel che proviamo. Napoli piange al di là di ogni cosa e ogni logica. Napoli piange come poche volte nella sua storia. Napoli piange in silenzio, con gli occhi persi in un ricordo che pare ieri e in un orizzonte cambiato. Prima sapevamo che in qualche parte del mondo Diego aveva un sorriso, un momento, un pensiero che lo portava a noi e noi eravamo con lui.

Oggi, qui, siamo tutti più soli.

Svimez 2020. Dati tragici per il Mezzogiorno

Nella giornata di martedì 24 novembre è stato presentato il rapporto dello Svimez  2020 che in modo drammatico ci consegna i dati sul mezzogiorno che mettono in evidenza come la pandemia abbia aumentato le diseguaglianze in Italia  tra nord e sud.
“Rileviamo dai dati che il  sud è sempre più in difficoltà rispetto a nord lo era già da prima –  dichiara Giovanni Condorelli Segretario Confederale con delega per il Mezzogiorno –  ma la pandemia ha evidenziato un forte arretramento in tutti i settori economici e produttivi del sud.
La crisi profonda sanitaria della prima fase al sud si è tradotta in emergenza sociale dove il tessuto produttivo partiva già in netto ritardo rispetto al nord.
I dati ci dicono che ogni mese di lockdown è costato 48 miliardi di cui oltre 37 al centro nord con una perdita del Pil del 3,2% e quasi 10 nel mezzogiorno con una perdita di Pil del 2,8%.
Sempre i dati dello Svimez dicono che il pil del mezzogiorno a fine 2020 sarà di 18 punti percentuali meno rispetto al 2007”.
“La pandemia – aggiunge il Segretario Confederale – ha avuto un impatto devastante sull’occupazione al sud ,con una perdita prevista di circa 280 mila posti condivisibile l’affermazione  che al sud la sanità era già zona rossa prima ancora della pandemia.

Arretra ancora di più l’occupazione femminile al sud ed i giovani continuano a non trovare lavoro e anche a non cercarlo più.
Rispetto al 2008 l occupazione giovanile si è ridotta di 573 mila unità mentre cresce l’occupazione degli over 50.
In una situazione d’emergenza certamente i prossimi anni non possono non contemplare un piano di rilancio e di investimenti la legge di bilancio per il 2021 ci dirà se effettivamente gli annunci troveranno nella realtà la svolta e l’opportunità che questa tragedia che stiamo ancora vivendo possa rappresentare per la rinascita dell’Italia”
“Sta alla politica tutta la capacità – conclude Condorelli -di disegnare l’Italia dei prossimi anni partendo dalla consapevolezza di non ripetere errori e politiche sociali che hanno visto pagare il prezzo più alto a più di 50 mila cittadini a cui va il nostro pensiero”.

Scuola: l’apertura non deve essere un rischio!

Cuzzupi (UGL): Il Paese non si può permettere errori di valutazione e un triste conteggio con il pallottoliere della disperazione. Scuole aperte quando ci saranno condizioni di sicurezza più che accettabili!

La Federazione UGL Scuola ha da tempo assunto una precisa posizione sulla riapertura delle scuole. Una posizione rimarcata in maniera decisa dal Segretario Nazionale, Ornella Cuzzupi, che non lascia spazio a malintesi di sorta: “La didattica in presenza è un valore d’assoluta importanza, ma a fronte del rischio salute sottovalutare la realistica eventualità di una nuova impennata dei contagi è da irresponsabili. Abbiamo avuto già modo di verificare come il ritorno a scuola sia coinciso con un veloce incremento dei positivi e come, nelle settimane successive, sia stata l’emergenza legata ai contagi nelle scuole a determinare la chiusura di molte di esse”.

La posizione dell’UGL Scuola si basa su dati di fatto e ragionamenti precisi.

Sembra di essere in  presenza – continua Cuzzupi – di una guerra di principio. Quel che conta è chi vince e chi perde. Assurdo! Si va avanti per discutibili statistiche e definizioni dogmatiche  in cui scuola, alunni, famiglie, personale scolastico rischiano di fungere da agnelli sacrificali sull’altare dell’arroganza e della presunzione. Non è possibile  che mentre il Paese rallenta sino a bloccare attività e mobilità per proteggersi dal coronavirus, l’universo scuola appaia come un’isola felice nella quale non vi sono (forse per garanzia divina?) pericoli di amplificazione dei contagi per alunni, personale scolastico e famiglie. Se chi ha queste visioni ottimistiche sbaglia, cosa faremo? Avvieremo un triste conteggio usando il pallottoliere della disperazione?”

Dunque l’UGL Scuola pone come condizione per la riapertura della scuola due elementi: il primo, un calo dei contagi che consenta di poter gestire eventuali nuove emergenze in massima sicurezza; il secondo che le scuole, di ogni ordine e grado, siano messe oggettivamente e strutturalmente in condizioni di limitare i fattori di rischio.

Senza questi elementi – chiarisce il Segretario Nazionale UGL – riprendere le lezioni appare solo un esercizio di cinismo e calcolo politico anche perché i docenti stanno facendo uno straordinario lavoro in DAD che, in ogni caso è scuola. Proprio a tale proposito sono dell’idea che invece di inventarsi improbabili soluzioni il Ministero dovrebbe essere impegnato al riconoscimento dello straordinario lavoro del personale scolastico e alla preparazione di un piano di sostegno alla scuola in presenza nel quale non possono mancare le assunzioni del personale precario. Ma questo son cose concrete e importanti che a qualcuno piacciono poco!”.

Napoli-Milan: triplo schiaffo rossonero

di Maria Labanchi.

Brutta sconfitta in casa per gli azzurri di Gattuso, che si confermano al sesto posto in classifica, facendo rinsaldare al primo gli avversari rossoneri. Quello visto ieri sera, effettivamente, è stato un Napoli spento e con poca personalità, che non ha saputo gestire un’altissima percentuale di possesso palla, forse pure per “colpa” dei nazionali presenti in campo, che, dopo delle ottime prestazioni con le rispettive squadre, non erano palesemente nella giusta forma e mentalità per giocare.

Già dai primi minuti del primo tempo, i padroni di casa hanno concesso troppo agli ospiti, arrivando a subire un gol al 20’, anche se la risposta, uno dei pochi lampi in questa sfida da dimenticare, è arrivata quasi subito con Mertens, che ha calciato in porta un pallone deviato da Donnarumma. Poco dopo, Di Lorenzo ha colpito una traversa, seconda e forse ultima vera occasione di pareggiare il risultato per il Napoli, che comunque non è riuscito nel suo intento fino allo scadere dei 45 minuti.

Al 54’, nuova batosta per gli azzurri, che hanno subito il secondo gol, sempre di Ibrahimovic: lo svedese ha replicato anche sei minuti dopo, ma era in fuorigioco. Al 63’, un Mertens poco brillante se non per quell’unica possibilità di andare in porta al primo tempo e proprio per questo prossimo alla sostituzione, ha accorciato le distanze con il gol dell’1-2. Quest’attimo di serenità, però, è durato poco, perché soltanto due minuti dopo è arrivata l’espulsione di Bakayoko per un fallo su Hernandez. E da questo momento, il nervosismo di entrambe le squadre è stato ben percettibile, con una pioggia di ammonizioni arrivate dall’una e dall’altra parte. A confermare la vittoria rossonera, però, c’è stato il gol all’ultimo minuto di Hauge, un colpo pesante non solo a livello fisico, ma anche mentale, per gli azzurri.

Per prestazioni come queste, comunque, non basta che Gattuso si prenda le proprie responsabilità, ma servirebbe che tutta la squadra si faccia un esame di coscienza per non ripetere i propri errori in un periodo in cui certi scivoloni servono a ben poco se si ha un obiettivo in mente. Non bisogna sottovalutare, infatti, il tour de force a cui il Napoli andrà incontro fino alla pausa natalizia: tra campionato ed Europa League, gli impegni sono davvero tanti, e cominciare così non è proprio di buon auspicio.

E va bene anche condannare qualche errore arbitrale, ci sia esso stato o meno, ma non si può completamente giustificare quanto accaduto in base alle decisioni del direttore di gara: già prima di ritrovarsi con un uomo in meno, il Napoli ha avuto rari momenti di lucidità e si è lasciato travolgere troppo facilmente, data la staticità della maggior parte dei suoi giocatori, comunque reduci dalle fatiche con le rispettive nazionali. Ma che senso ha brillare in nazionale se poi, con la propria squadra, non si riesce a concludere neanche un passaggio, soprattutto in una partita che poteva essere vista come una prova di forza per il Napoli, in cui (a maggior ragione) avrebbe dovuto tirare fuori gli artigli per ridurre il gap proprio coi rossoneri e scavalcare tutte le avversarie in corsa per i “piani alti”? Certo, di occasioni per rifarsi ce ne sono tante, a cominciare già dalla partita di domenica prossima contro la Roma, ma resta comunque il fatto che distruggere da soli quanto costruito fino a questo momento risulta solamente controproducente e non può far altro che lasciare l’amaro in bocca.

Si volti pagina e si prepari il futuro.

Cosa aspettarci da una politica che in questi mesi ha mostrato tutti i suoi limiti è una domanda che dovremo incominciare a porci. Il panorama attuale non è certo dei più esaltanti. Al governo abbiamo una coalizione che, di fatto, è tenuta insieme solo dal timore di perdere il potere conquistato e su questo abbiamo un esempio straordinario in Renzi e la sua formazione e nel M5S ormai ridotto a parodia di quello che avrebbe dovuto essere nell’immaginario di chi lo ha votato. Il PD rimane invece ancorato a vecchi schemi e al tentativo, ormai diventato quasi routine, di far cose dimenticando quel che ha detto e fatto sino al giorno prima.

Dall’altro lato abbiamo un Centrodestra che rappresenta la maggioranza del Paese, ma che sta rischiando di logorarsi tra schermaglie e una leadership che comincia a suscitare qualche perplessità. Il buon Salvini – che ha il merito di aver fatto lievitare i consensi della Lega ridisegnandola in termini nazionali e ha mostrato la capacità d’intercettare l’umore del Paese lanciando anche segnali di cambiamento – rischia però di perdere di vista l’importanza di essere un politico di peso più che un leader d’immagine. In pratica l’intelligenza politica del Matteo leghista dovrebbe meglio valutare il senso della coalizione. Quest’ultima, che dir si voglia, è eterogenea e al suo interno raffigura valori che non possono ridursi ad accessori e personalità da ritenere semplici gregari. Uno su tutti il buon Cavaliere che, nonostante le vicissitudini e gli errori politici, ancora rappresenta un polo da non sottovalutare. Prova ne è l’interesse dei suoni nemici giurati che “improvvisamente” ne riscoprono valenza e spessore politico! Non dimentichiamo poi la Meloni che appare quella che più di ogni altro sta consolidando, con opera di attento cesello, il proprio consenso. A questo si aggiunga il corollario di personalità che pur non riconoscendosi nel centro sinistra si stanno allontanando. Prova ne è la presa di distanza delineata da Rotondi che non rappresenta certo un’emorragia di consensi, ma è indicativa di un certo malessere, soprattutto di quell’area moderata che fu il vero patrimonio del boom berlusconiano. Servirebbe al centrodestra, e con una certa urgenza, un bagno d’umiltà che lo spinga, dimenticando i sondaggi, a ritrovare una collegialità di vedute e d’indirizzo accompagnata da un concreto e articolato programma di proposte e prospettive. Un “rinasci Italia” che inietti nel Paese la giusta dose di voglia di fare e di ottimismo nel futuro che oggi è sotto ogni limite di guardia.

Questa è la situazione. Adesso l’emergenza sanitaria ha come steso un velo sulle questioni più strettamente politiche dando la possibilità a Conte e al suo esecutivo di proseguire nella gestione di un potere che ne ha reso evidente limiti e incapacità. Ma per ora questo è!

Dunque cosa resta sperare? Di fatto che in tempi brevi qualcuno prenda coscienza di come sta andando il Paese e in un anelito di responsabilità rimetta il suo mandato affinché sia possibile strutturare una sorta di esecutivo d’emergenza in modo da guidarci fuori dal pantano in cui ci troviamo. In secondo luogo, tornare al più presto alle urne per aver certezza della volontà dell’italica gente.

“Autostrade del NORD” e “autostrade del sud”

di A.A.

A riflettere bene, in taluni momenti, la differenza tra nord e sud appare tanto marcata da risultare persino paradossale. Sì, perché sovente vengono evidenziate difficoltà che, seppur scaturiscono da lontano, sono utilizzate per sciacallaggio mediatico e di comodo (tanto per utilizzare un termine di moda). Poi ci sono situazioni che nascono, apparentemente, quasi per combinazione. Circostanze determinate da condizioni terze e che si prolungano nel tempo come per fatalità e in quanto tale si accettano con passività.

Un caso? Quello delle concessioni autostradali.

È di questi giorni la notizia che il Gruppo Gavio ha ottenuto, attraverso la controllata Itinera (ASTM), l’Affidamento delle attività di gestione delle tratte autostradali A12, A11/A12, A15 diramazione per La Spezia e A10. Una gara il cui bando originario è stato pubblicato il 27 dicembre 2019  e conclusa pochi giorni fa (18 novembre) con l’assegnazione. Tra l’altro si tenga presente che per quanto riguarda la sola A10 l’aggiudicatario entrerà in diritto solo nel novembre 2021, data di scadenza dell’attuale concessione. Una competizione dunque svolta in termini rapidi, e che ha visto il Gruppo Gavio prevalere sul concorrente italo-spagnolo SIS.

E con questo ci allacciamo all’altro lato della medaglia, quello che interessa l’autostrada A3 (Napoli-Pompei-Salerno). Per questa tratta – attualmente in affidamento ad Autostrade Meridionali S.p.A. (società del Gruppo Atlantia) – nonostante la concessione sia scaduta nel lontano 2012 ancora non è stata definita la questione di chi dovrà gestire per i prossimi anni i circa 50 chilometri del percorso e i più che notevoli flussi di traffico. Eppure l’inizio della procedura per il rinnovo ha visto la luce ad agosto 2012 e, dopo anni di silenzio, di gare rifatte, di ricorsi vari, è stata aggiudicata al Consorzio SIS nel febbraio di quest’anno (8 anni dopo la scadenza!). Chiusa la questione? Assolutamente no!

Non son bastati due nuovi ricorsi al Tar proposti da SAM contro l’aggiudicazione (ambedue respinti) per sciogliere il nodo. La gestione dell’importante arteria della Campania è ancora in capo ad Autostrade Meridionali che, tra l’altro, ha manifestato la volontà di ricorrere al Consiglio di Stato per l’ennesimo parere in merito alla Gara, sulla quale pende anche un ricorso del Gruppo Gavio che ha, nel frattempo, vinto le concessioni di cui sopra proprio su SIS.

Ed ecco le differenze! Al nord tutto svolto in un arco di tempo accettabile, al sud in attesa di un “colpo di fulmine” che dia la svolta affinché sia garantita alla tratta, che da Napoli arriva a Salerno, una gestione su cui puntare per i prossimi anni e con la quale impostare importanti discorsi per il territorio e per i caotici flussi di traffico campani. Questo indifferentemente se sia ancora SAM o qualcun altro ad averne il timone.

Una sorta di limbo, dunque, di cui non beneficia il territorio che non riesce a trarre impulsi di sviluppo da una propria eccezionale realtà produttiva che, nonostante la crisi legata al Covid, non può certo dirsi in difficoltà avendo dichiarato per i primi nove mesi dell’anno un utile di oltre 4 milioni e mezzo di euro. E allora si continua ad aspettare. Un’attesa che, chiaramente non dispiace per nulla alla SAM e, per quanto sembra, neanche agli altri attori visto che non vi sono all’orizzonte operazioni di cui il mercato è a conoscenza e che potrebbero far presupporre novità, tra l’altro, tecnicamente possibili.

Un’indecisione che, sommata alla confusione che regna in Autostrade sul tema concessione – non dimentichiamo che Autostrade Meridionali è collegata a doppio filo con ASPI, basta pensare che tutti i dirigenti della società napoletana sono dipendenti di Autostrade per l’Italia – crea nervosismi e, in ogni caso, penalizza un territorio già di per se martirizzato.

E qui torniamo alle differenze tra NORD e sud… sarà sempre così?