TPL Sicilia, UGL lancia l’allarme

“Il trasporto pubblico locale in Sicilia resta orfano di una vera e seria programmazione, acuita dall’emergenza pandemica che ne ha amplificato le difficoltà finanziarie, economiche, occupazionali e sociali. Più volte come organizzazione sindacale abbiamo chiesto al governo regionale di avviare un confronto serrato per affrontare i veri problemi del settore e riscrivere le regole con un cronoprogramma di azioni da intraprendere per alzare il livello di sicurezza e stabilità lavorativa nel comparto”.

A dichiararlo Giuseppe Messina, Segretario Ugl Sicilia e Giuseppe Scannella, Segretario regionale Ugl Autoferrotranvieri.

“Regole certe ed il rispetto delle stesse è quanto abbiamo costantemente chiesto ma non siamo stati ascoltati – aggiungono i due sindacalisti  – rilevando, invece, una certa distrazione rispetto a quello che la Costituzione tutela come diritto alla mobilità sostenibile ed in sicurezza. Non ultimo il tema dei vaccini, nell’elenco delle categorie prioritarie non troviamo i lavoratori del Trasporto Pubblico Locale nonostante siano in prima linea ed esposti al pari di altri lavoratori al rischio del Covid 19”.

“Tutta questa situazione, appesantita dal silenzio assordante del governo regionale – precisano Messina e Scannella – portainevitabilmente all’insicurezza dei siciliani in ordine, per esempio, alla riapertura delle scuole, che con l’emergenza epidemiologica avrebbe già dovuto essere affrontato per porre in essere tutte le soluzioni possibili per tranquillizzare famiglie e studenti. Esistonoforti criticità nelle aziende del TPL che non possono organizzarela propria attività, per il blocco del 50 per cento nell’erogazione del servizio, per mancanza di vetture, per le strutture che non sono adeguate a fornire la giusta risposta all’emergenza pandemica”.

Per il sindacato quello che migliaia di cittadini e lavoratori si chiedono è: come mai il governo Musumeci non abbia prestato la giusta attenzione a questo comparto ed alle sue criticità, che viene sottovalutato e che invece riteniamo centrale come organizzazione sindacale?”

“Ribadiamo le nostre ragioni – precisano Messina e Scannella – che sono quelle dei lavoratori e degli utenti e rileviamo con amarezza come il Governo regionale sul TPL non ha mai affrontato come si deve i tanti nodi del settore che invece è in sofferenza perché tutte le aziende private soprattutto pubbliche non si sono attrezzate per rispondere alla richiesta di mobilità in tempo di pandemia e rispetto anche ai futuri scenari del 2021 vorremmo capire dal governo regionale come intende affrontare la sfida delle gare di evidenza pubblica in un mercato di libera concorrenza per provare a scongiurare possibili scenari negativi sulla tenuta dei livelli occupazionali”.

“Come Ugl, lanciamo l’allarme sul settore – concludono – e diciamo basta a questo silenzio sul Tpl, che preoccupa non poco sia per la vita dell’utenza che per i tanti dipendenti che operano in questo settore e torniamo a chiedere al governo regionale ed alla politica tutta di fare chiarezza e di coinvolgere le forze sociali per affrontare le criticità in un apposito Tavolo di Crisi e trovare risposte immediate ed adeguate per il bene della Sicilia, degli studenti, degli utenti in generale e dei lavoratori.

Chiediamo al governo ed agli assessori, ognuno per la propria responsabilità, un incontro per dare risposte e sicurezza  in ordine alla riapertura delle scuole, all’impatto sulla salute sia per l’utenza che per i lavoratori e per rispondere alle sfide future, tenendo conto che al momento il servizio è erogato al 50 per cento”.

Una manovra che sa di misure corporative!

di Raffaele Lauro.

Con la cosiddetta manovra, calata nel bilancio di previsione 2021, che il Senato dovrà approvare, entro domani, in fretta e furia, e a scatola chiusa, pena l’esercizio provvisorio, il governo Conte conferma e, per certi versi, aggrava, tutti i limiti rilevati nei precedenti provvedimenti economici, i famosi decreti fantasiosamente intitolati, varati nel corso dell’anno per tentare di contenere la crisi economica, scaturita da quella epidemica. A leggere i 20 articoli del provvedimento, di cui il primo con più di 1100 commi, approvato dalla Camera, si viene colti da smarrimento, incredulità e delusione.

Unimpresa sperava che gli errori del passato potessero essere evitati, in un provvedimento strategico di programmazione e di pianificazione, invece vengono ripetuti con una caparbietà e un’arroganza, che ha dell’inverosimile.

Non si tratta di una manovra, ma di una sommatoria di misure corporative, sollecitate da interessi di parte e su pressioni settoriali, senza una filosofia unitaria dello sviluppo che possa garantire coerenza e organicità agli interventi. Si tratta di mero elenco della spesa, un’ulteriore elargizione di mance, bonus, ristori e ristorini, scaricati sul debito pubblico, arrivato ormai al 158 % del PIL.

 In poche parole, un’accozzaglia messa insieme alla rinfusa da qualche burocrate in stato confusionale, incomprensibile anche per i controllori degli uffici di bilancio e, cosa ben più grave, scritta in un pessimo giuridichese, da neofiti. Un bilancio di previsione, sostanzialmente clientelare quindi, specchio, veritiero e inoppugnabile, di un governo incapace, con un ministro dell’Economia e delle Finanze del tutto inadeguato, lacerato da conflitti interni, nonché sostenuto da una maggioranza spaccata, disomogenea e amorfa

 Stupisce che anche le opposizioni si siano lasciate irretire dal perverso gioco delle mance elettorali, peraltro del tutto insignificanti. Se prevarrà la stessa logica frammentaria  nella definizione conclusiva del piano nazionale, legato al Recovery Fund, verrà pregiudicata non soltanto la ripresa, ma salterà definitivamente l’equilibrio già precario della finanza pubblica, con tutte le conseguenze del caso. Un triste presagio 2021 per le famiglie e per le imprese, specie quelle piccole e medie, finanziariamente più fragili.

Abbandonati e condannati a morte dallo Stato.

Abbiamo ricevuto la lettera che pubblichiamo di seguito. È uno dei tanti esempi di come sia difficile la situazione e di come è stata condotta (e si sta conducendo) la crisi dettata dalla pandemia. La prova lampante di una gestione fatta d’iniziative che poi, in realtà, hanno avuto riscontri pratici molto vicini allo zero.

Si è parlato di aiuti, di sostegno alle imprese, di indennizzi, e invece, sarebbe stato molto più opportuno e realistico assumersi la responsabilità di affermare che la Nazione è in una crisi paragonabile solo ad un post conflitto, e come tale necessita di un piano straordinario d’impulso economico.

Non si tratta dei ristoratori, del piccolo commercio, dei posti di lavoro in bilico (se non già persi). No, qui si tratta di mettere al sicuro il Paese e la sua gente, pensando a ricostruire un’economia ormai al collasso. Le misure prese e quelle che si stanno assumendo sembrano, più che altro, toppe messe laddove necessita  calmare le acque. Non esiste un progetto d’investimenti che, tra l’altro, dovrebbe essere massiccio, coordinato e complessivo. Non esiste un’idea, seppur banale, di come ricostruire il tessuto produttivo della Nazione.  

La stessa Europa, troppo ragioniera, burocrate e preda di interessi specifici, non si è resa conto di quanto sia pericoloso il contesto. MES e Recovery fund, sono sistemi di prestiti che avranno, comunque e in ogni caso, un peso notevole sul tentativo di ricostruzione. E questo deprime ancor prima di risollevare.

Per quanto ci riguarda, non sappiamo in che termini altri politici nostrani avrebbero fatto meglio, quel che però è maledettamente evidente sono i troppi errori che l’esecutivo ha commesso. Errori connessi a una confusione di norme e regolamenti che han creato una vera e propria jungla nella quale orientarsi diventa un’impresa (la lettera ne è un esempio). Errori che hanno un prezzo enorme; un costo tanto alto da far diventare urgente e necessario, seppure in piena pandemia, ridare la parola agli italiani per scegliere a chi affidare il compito di salvare il salvabile e proiettarsi al futuro.

Buongiorno, sono qui per chiedervi un aiuto, ho inviato pec al Presidente Conte, al Presidente De Luca, al ministro Gualtieri, al ministro Casellati, al ministro Catalfo e al ministro Patuanelli ma purtroppo nessuna risposta.

Sono un negoziante sarnese e denuncio una situazione insostenibile: possiamo stare aperti, ma non lavoriamo.

Il nostro lavoro è la vendita al dettaglio di articoli da pesca sportiva e amatoriale, codice Ateco 47.64.10 (generalmente e banalmente catalogato come vendita di articoli sportivi e per il tempo libero). La pesca sportiva, secondo l’ultimo dpcm del 3 novembre, nelle ‘Aree rosse’ è vietata, nelle ‘Aree arancioni’ è praticabile, se hai la fortuna di avere il mare, un lago o un fiume.

Le limitazioni hanno completamente azzerato per due mesi e mezzo la vendita di articoli del settore, senza dimenticare gli altri mesi critici da inizio pandemia. E qui il paradosso… da una parte si vieta la pesca sportiva, dall’altra si tengono aperte le attività commerciali del settore specializzate in vendita di prodotti per la pesca sportiva.

Al danno si aggiunge anche la beffa, con la nostra attività commerciale aperta ma senza clienti.

A questa situazione si aggiunge la completa mancanza di aiuti o contributi da parte dello Stato, non rientrando ed anzi peggio, escludendoci dai decreti ristori in aiuto alle attività.

Non abbiamo soluzioni. Ma noi con quali incassi dovremmo sopravvivere? 

Dalla Regione aspettiamo risposte, siamo letteralmente schiacciati, stretti fra l’incudine e il martello. Chiedo quindi di garantire alle attività commerciali che il governo ha lasciato aperte, ma che non hanno clienti e incassi, di essere inserite nel decreto Ristori, o quantomeno prevedere un risarcimento per danno subito a seguito del divieto e dei mancati incassi di questo intero periodo.

(lettera firmata)

Virzì: in un Natale senza cinema manca la gioia

“La chiusura dei cinema si avverte in particolare  in questi giorni di festa nei quali  l’appuntamento con il cinema completa la gioia delle feste e delle famiglie, un vuoto  incolmabile  che mai potrà essere sostituito dalle piattaforme on demand in streaming”.

Lo dichiara Filippo Virzì, Responsabile a Palermo dell’Ugl Creativi.

“La magia del cinema è unica –  spiega  Virzì –  non comprendiamo il perché di questa drastica chiusura, l’indice di contagio da Covid prima della chiusura delle sale  era irrilevante, la loro capienza consentiva le giuste distanze con un sistema di contingentamento delle entrate eseguito con le prenotazioni on line, gli stessi  gestori avevano prontamente adeguato con importanti investimenti   le sale rendendole adeguate alle vigenti misure sanitarie pandemiche”.

“Ci  auspichiamo – conclude Virzì –  in una celere riapertura delle  sale cinematografiche prima che sia troppo tardi, il danno economico è devastante per un mondo come quello cinematografico  fortemente collegato alle sale cinematografiche, che stava riprendendo consensi grazie alla produzione di film di gran qualità distribuiti durante tutto l’arco dell’anno, una catena virtuosa che non va interrotta e ricordiamoci un Natale senza cinema è un Natale senza gioia”.

ISTAT: Fiducia dei consumatori e imprese

I dati dell’ISTAT sulla fiducia relativi al mese di dicembre disegnano dei risultati che ora occorre trasformare in fatti concreti in tutti i comparti. Ernesto Lanzillo, Deloitte Private Leader, afferma: “serve massima responsabilità verso dipendenti e famiglie”

 A dicembre 2020 si stima un aumento dell’indice del clima di fiducia dei consumatori (da 98,4 a 102,4) unitamente a quello delle imprese (da 83,3 a 87,7).

Anche se con intensità differenziate, tutte le componenti del clima di fiducia dei consumatori sono in crescita. Il clima economico e quello futuro registrano un aumento più deciso passando, rispettivamente, da 79,8 a 86,0 e da 99,3 a 106,6. Il clima personale sale da 104,7 a 108,0 e quello corrente passa da 97,4 a 99,2.

Guardando alle imprese, il miglioramento della fiducia è diffuso al settore manifatturiero e a quello dei servizi mentre le costruzioni e, soprattutto, il commercio al dettaglio evidenziano un calo dell’indice. In particolare, nel settore manifatturiero l’indice sale da 90,9 a 95,9 e nei servizi aumenta da 74,8 a 78,2; nelle costruzioni l’indice diminuisce da 136,8 a 136,0 e nel commercio al dettaglio scende da 94,9 a 88,5.

Nell’industria manifatturiera tutte le componenti relative all’indice di fiducia sono in miglioramento mentre nelle costruzioni la dinamica è positiva solo per il saldo dei giudizi sugli ordini.

Per quanto attiene ai servizi di mercato, si registra un peggioramento dei giudizi sia sugli ordini sia sull’andamento degli affari; le attese sugli ordini, dopo il forte ridimensionamento subìto lo scorso mese, tornano a migliorare trainando la risalita dell’indice di fiducia.

Nel commercio al dettaglio, la diminuzione dell’indice è dovuta al forte calo dei giudizi sulle vendite e all’aumento del saldo delle scorte di magazzino mentre sono in miglioramento le aspettative sulle vendite future. A livello di circuito distributivo, la fiducia diminuisce nella grande distribuzione mentre è in aumento nella distribuzione tradizionale.

“Attenzione massima al rassicurare i dipendenti, le famiglie e le comunità dell’ecosistema in cui opera un’impresa, dimostrando capacità, anche interagendo con le strutture pubbliche, di dominio e comprensione dei rischi causati dalla seconda ondata pandemica. Questi sono elementi essenziali per consentire un rapido recupero della fiducia delle imprese e dei consumatori anche alla luce dei dati appena pubblicati dall’ISTAT”. Lo ha dichiarato Ernesto Lanzillo, Deloitte Private Leader, commentando i dati Istat di cui abbiamo riportato il resoconto e che vedono, dopo il peggioramento registrato lo scorso mese, un miglioramento della fiducia sia delle imprese sia dei consumatori anche se il livello degli indici rimane ancora decisamente al di sotto di quello precedente l’emergenza sanitaria.

“È necessaria un’ampia responsabilità civica di ogni imprenditore – ha proseguito Lanzillo – per favorire con la propria strategia aziendale non solo il proprio ritorno economico, ma quello più ampio della collettività. Di fronte alla situazione economica generale l’imprenditore deve puntare sulla tutela di dipendenti e stakeholder nelle misure di prevenzione dei contagi, che contribuiscono anche a una ripresa dei consumi locali, mentre dal punto di vista degli investimenti deve cogliere le potenzialità di sviluppo dei mercati e della competitività. Uno dei modi più efficaci per farlo è puntare sulla digitalizzazione e l’intelligenza artificiale, per mirare a nuovi market place e allo stesso tempo adeguare processi produttivi e distribuzione alla gestione remota o tecnologicamente evoluta. Nel complesso si chiude un anno difficile, il 2021 si aprirà con la sfida da cogliere legata alle risorse del Recovery Fund, per tornare a investire e a innalzare la produttività”.

Napoli-Torino: e alla fine arriva Insigne

di Maria Labanchi.

Non si sarà concluso nel migliore dei modi questo anno calcistico per Gattuso e i suoi, ma almeno gli azzurri sono riusciti ad evitare la terza sconfitta di fila in extremis. Un punto guadagnato che serve a poco in termini di classifica, soprattutto dopo che i partenopei sono riusciti a recuperare quel punto di penalizzazione e dopo la notizia che quella Juventus-Napoli, alla fine, si giocherà.

Inoltre, c’è da considerare che i granata, adesso ultimi in classifica, che hanno sì attaccato gli azzurri, ma senza fargli sentire un pericolo vero e proprio, essendo il gol realizzato più di fortuna che di bravura. Anche ieri sera, comunque, i partenopei sono sembrati scarichi, come se questo ciclo infinito di partite appena terminato (ma riprenderà a gennaio) abbia troppo gravato sulla loro condizione fisica, complice anche la mancanza di sostituzioni in questo ultimo periodo.

Forse proprio questa sosta natalizia potrà, più che mai, aiutare la squadra a rimettersi in sesto per riprendere a giocare con maggior forza e convinzione già da gennaio quando, secondo le previsioni, anche Mertens e Osimhen, infortunati, rientreranno nel gruppo. Tra le altre cose, non bisogna nemmeno sottovalutare la ripresa della Coppa Italia, l’imminente finale di Supercoppa e i sedicesimi di finale di Europa League a febbraio, per cui gli azzurri dovranno veramente dar tutto quanto possibile, anche per riuscire a mantenere ben saldo il loro obiettivo Champions in campionato.

I partenopei, comunque, hanno subito un po’ di più rispetto ai loro avversari nel corso del primo tempo, per di più con un cambio forzato di Demme per Elmas, che ha dato ben poco alla squadra. Al 56’, sugli sviluppi di un calcio d’angolo, Izzo ha calciato il pallone schiacciandolo per terra e c’è stato poco da fare, da parte di Meret, per salvare la situazione. Unica nota positiva per gli azzurri la prestazione meritevole di Zielinski, che nonostante tutto ha continuato a provare ad infilare il pallone in rete e in un certo senso ci è riuscito, servendo un provvidenziale assist ad Insigne nei minuti finali, proprio quello che gli ha permesso di portare il risultato sull’1-1.

Dunque, la storia non è cambiata di molto rispetto a prima del ritiro: pur con un possesso palla più alto rispetto agli avversari (in questo caso la percentuale si aggira intorno al 65%), i partenopei hanno concretizzato poco e questo pareggio gli è costato la permanenza al quinto posto dietro Sassuolo e Roma. Adesso più che mai, bisogna che Gattuso e i suoi si prendano questi giorni per riflettere su quanto accaduto (e quanta sia la differenza rispetto ad un inaspettatamente straordinario inizio di stagione), ricaricarsi e pensare a come risolvere questi problemi di gestione non solo del gioco, ma anche dei giocatori stessi, che molte volte appaiono confusi sul da farsi e sulla propria posizione in campo, come se avessero smarrito tutti i punti di riferimento. Una squadra con questa qualità non può essere lasciata “allo sbando” così: il lavoro, per quanta strada c’è da fare ancora, sarà duro e travagliato, ed è da questo momento in poi che gli azzurri dovranno dimostrare il loro vero carattere, senza più scusanti.