Sig. Draghi, non si perda più tempo

Occorre che vi siano veri controlli per far rispettare i divieti e concreti sostegno a famiglie e imprese. Senza questo i colori serviranno a poco!

Nessuno immagina bacchette magiche né, tantomeno, elisir che consentano di risolvere in un colpo solo la drammatica situazione che questa maledetta pandemia ha provocato, ma è diventato assolutamente necessario avere chiaro e definito il da farsi.

L’avvento di Draghi è stato determinato proprio da questa considerazione che ogni giorno diventa sempre più pressante e importante. Dopo i giochini, forse naturali ma di certo parecchio irritanti, della definizione della compagine governativa con la nomina dei sottosegretari, diventa imprescindibile che le parole e le aspettative si concretizzino altrimenti sarà il caos più totale che si possa immaginare.

Proprio quelle nomine da manuale cencecelli in un contesto tanto grave sono apparse a molti discutibili. Un fine osservatore della politica, il già senatore Lauro oggi Segretario Generale di Unimpresa, ha dichiarato come “L’amara delusione sulla definitiva composizione del nuovo governo e sull’indecente battaglia per le poltrone, combattuta fino all’ultimo, potrà essere smentita soltanto dall’attività, urgente, tempestiva e coerente, dell’esecutivo Draghi nel contenimento della pandemia, ancora virulenta, nelle misure economiche urgenti per la ripresa economica”.

Una posizione difficilmente contestabile, soprattutto se si analizza quello che in questo momento arde sotto la cenere. Un qualcosa che può, brutalmente, tradursi nella frase urlata dai ristoratori di Napoli durante la protesta dei giorni scorsi: “i politici decidano se dobbiamo morire di covid o di fame”. E allora non bisogna più perdere tempo e nemmeno rincorrere, come fatto sino ad ieri, gli sviluppi di una pandemia che, diciamolo, al momento non vede un termine temporale.

Il vaccino è fondamentale, ma deve funzionare la distribuzione; altri farmaci come l’exo cd24 di israeliana trovata o come gli anticorpi monoclonali, devono essere sì ben testati ma occorre che mai nasca il dubbio di un rallentamento delle verifiche per effetto di interessi economici; il peso sugli ospedali deve diminuire ma occorre mettere i medici di base nella situazione di poter operare.

E poi ci sono le problematiche pratiche, quelle di tutti i giorni; le stesse che i ristoratori di Napoli hanno sottolineato e che  troppe famiglie stanno sperimentando drammaticamente sulla propria pelle. Siamo già arrivati ai suicidi, ce ne siamo accorti? Dunque siamo al punto di non ritorno.

O la politica prende atto di non poter più giochicchiare con i colori senza pensare seriamente a veri controlli per far rispettare quanto indicato e dar concreto e tangibile sostegno alle esigenze delle famiglie e delle attività in difficoltà o ci troveremo immersi in un incendio sociale di proporzioni inimmaginabili.

Basta guardarsi intorno per comprendere come sta la situazione.

Divieti che nella quotidianità trovano applicazione solo per specifici segmenti mentre per altre mille cose nemmeno di striscio si applicano. Aziende che si avvitano su se stesse per cercare di evitare il tracollo ed altre che persino “approfittano” della situazione. Questioni di principio, come le aperture della scuola, portate avanti con determinazione senza però prendere atto che i contagi si amplificano proprio nelle occasioni di raggruppamento. Soluzioni estemporanee e fantasiose, una su tutte i banchi a rotelle. Iniziative di sostegno e potenze di fuoco che si sono rivelate poco più di un bicchiere che toglie acqua da un oceano. Per non parlare della burocrazia e di paradossali gabelle che ancora stingono la gola di chi tenta di sopravvivere.

Ecco, Presidente Draghi, questa è la situazione.

Una situazione tanto drammatica che fa tornare alla memoria il titolo de “il Mattino”, giornale napoletano, che all’indomani del terribile terremoto dell’80 scrisse come titolo d’apertura a caratteri enormi due sole parole: FATE PRESTO!

Napoli-Granada: quando la vittoria non basta

di Maria Labanchi.

Una vittoria che non ha fatto la felicità quella di ieri sera per il Napoli di Gattuso, che nonostante il 2-1 finale è stato eliminato per la terza volta su quattro ai sedicesimi di finale dell’Europa League.

Per passare direttamente il turno, infatti, gli azzurri avrebbero avuto bisogno di una vittoria con almeno tre gol di scarto rispetto agli avversari o, in alternativa, tentare almeno il 2-0 per poter andare ai tempi supplementari. E i presupposti per provare almeno questa seconda opzione c’erano tutti, visto che già al 3’ i padroni di casa si sono portati in vantaggio con una rete del “solito” Zielinski, che per un po’ ha dato speranza, o almeno fin quando, al 25’, gli spagnoli hanno portato il piatto della bilancia ancor più a loro favore, segnando il pesantissimo gol del pareggio (tra l’altro questo non è stato il primo tentativo, poiché già al 5’ dopo un check del Var gli era stata annullata una rete per fuorigioco).

Ad ogni modo gli azzurri hanno continuato a cercare soluzioni, con un paio di situazioni che avrebbero potuto concretizzarsi in un nuovo vantaggio: la prima è stata una punizione di Insigne, parata da Rui Silva, la seconda un gol di Di Lorenzo che però era partito in posizione di fuorigioco.

Nel secondo tempo, i partenopei sono riusciti a riaprire di nuovo il discorso con una rete di Fabián Ruiz, quasi allo scadere dell’ora di gioco. “Novità” in campo anche il rientro di Mertens dopo una lunghissima serie di partite saltate: pur non essendo ovviamente nella migliore condizione fisica, il belga è parso molto ripreso rispetto alle ultime volte che era entrato in campo, come sottolineato anche dallo stesso allenatore nel post partita. Al 71’ è stato Bakayoko a mettere di nuovo la palla in rete di testa, ma il gol è stato annullato per un fallo dello stesso giocatore francese ai danni di Diaz. E se il finale di partita si è piuttosto infuocato poiché i giocatori del Granada, per recuperare secondi preziosi visti i continui attacchi partenopei, hanno cominciato a cercare di perdere tempo tra proteste in campo e in panchina, a nulla sono serviti i 7 minuti di recupero concessi dall’arbitro, allo scadere dei quali gli azzurri si sono ritrovati definitivamente eliminati dalla competizione, e con grande rammarico poiché, almeno nelle statistiche, tutto giocava a loro favore.

E, dopo quanto accaduto ieri sera, è veramente giunto il tempo di bilanci per la società, che attraverso il direttore sportivo Giuntoli ha ancora una volta ribadito l’intenzione di continuare a tenere il tecnico calabrese in panchina fino alla fine della stagione liquidando la questione con un semplice “È tutto tranquillo”. Ma in realtà è chiaro che la situazione non è così tranquilla e, con solo il campionato rimasto, al Napoli non è più concesso sbagliare o cercare scuse, anche con delle pretese che ormai si sono piuttosto abbassate rispetto a quelli che erano i propositi iniziali. E se da un lato l’obiettivo per cercare di “salvare il salvabile” in questa stagione tanto particolare quanto impegnativa è quello del quarto posto, dall’altro sarà necessario capire quanto effettivamente questi ritmi estenuanti (con una partita ogni tre giorni in media) hanno inciso sul rendimento della squadra; gli azzurri infatti potranno da adesso “respirare” ed avere più tempo per preparare le partite, per provare a fare “qualcosa in più” (come affermato dallo stesso Gattuso in conferenza stampa dopo il match).

Ma il punto adesso è: basterà davvero solo “qualcosa” per far ripartire questo Napoli oppure l’unica soluzione rimane quella di accettare il compromesso della rassegnazione, abituandosi a quello che mai si sarebbe pensato di poter vedere?

A rispondere a questa domanda non potranno essere altro che le 16 giornate rimaste (compresa quella “famosa” Juventus-Napoli che molto probabilmente verrà disputata il 17 marzo), in cui gli azzurri dovranno veramente tentare il tutto per tutto per non buttare via così questa stagione di sudore e sacrifici.

Scuola, il coraggio di una nuova architettura

Ornella Cuzzupi (UGL), da sempre in prima fila per la costruzione di una scuola moderna proiettata al futuro, prospetta un’istituzione scolastica pienamente funzionale al lavoro dei docenti e che affronti le criticità esistenti con forza, determinazione e senza pregiudizi.

Mentre l’emergenza da covid19 continua, la scuola è ancora presa da mille perplessità, paure e indecisioni. Eppure un Paese che deve puntare a ricostruire il proprio tessuto economico e sociale dopo la sventura della pandemia, non può sottovalutare l’importanza della fucina che forgia i cittadini del domani. Su questo tema, Ornella Cuzzupi, Segretario Nazionale UGL Scuola, propone di definire il da fare in termini chiari e tempi rapidi.

Quello che è stato nei mesi scorsi è un qualcosa da lasciare al più presto alle spalle, adesso occorre guardare al futuro avendo ben chiari obiettivi e metodologie da perseguire. La scuola non può sostenere oltre l’indecisione e il ballo delle responsabilità, necessita di meno politichese e più concretezza”.

La dichiarazione di Cuzzupi è di quelle che non lasciano dubbi ma puntano a indicare un percorso preciso sul quale incamminarsi. “Abbiamo accolto con molto piacere l’idea di una “scuola nuova” lanciata dopo poche ore dalla sua nomina dal Ministro Bianchi. Ora, però, è il tempo che questa definizione acquisisca valore e si riempia di significato. La “scuola nuova” non può, ne deve, rimanere un contenitore confuso, necessita semplificare al massimo i processi e disegnare una nuova e moderna architettura che funga da sostegno per i prossimi anni. Questo vale – continua Cuzzupi – per le assunzioni del personale docente che, a questo punto non può prescindere dal prendere in esame un modo diverso d’assorbire i precari che da anni sostengono la didattica, così come non può sottrarsi dalla necessità d’affrontare, una volta per tutte, le esigenze strumentali della scuola e i vuoti, spaventosi, di organico in tutti i settori. Si abbia il coraggio di metter mano in maniera completamente diversa a queste urgenze e, considerata la situazione d’emergenza, agire di conseguenza”.

L’auspicio – afferma il Segretario Nazionale UGL Scuola – è quello di un superamento degli steccati dettati da alchimie spesso discutibili e considerare la possibilità di un confronto vero che abbia un preciso termine temporale, dopodiché occorre agire. Lo stesso recupero di eventuali vuoti d’apprendimento non può essere generalizzato, ma occorre, come da noi già più volte detto e dove non sia stata utilizzata la didattica a distanza, lasciarne possibilità e valutazioni ai locali collegi dei docenti che meglio di tutti conoscono le situazioni territoriali. Lo ripeto, le recinzioni ideologiche sono deleterie, servono idee e proposte da considerare senza pregiudizi e preconcetti. Noi siamo pronti a dare il nostro contributo e ci aspettiamo un nuovo indirizzo da parte di questo esecutivo”.                                  

Napoli, paura e delirio al Gewiss Stadium

di Maria Labanchi.

Ancora una deludente e bruciante sconfitta per il Napoli di Gattuso, che scivola di nuovo in classifica, allontanando non solo la Champions  ma anche l’Europa League, preda per la seconda volta in due partite di una dilagante Atalanta, che ha approfittato nuovamente della piattezza del gioco azzurro per ricavarne un “ricco bottino”.

Pur avendo recuperato Politano, Gattuso ha comunque dovuto rinunciare a Insigne, partito dalla panchina per dei problemi alla schiena. Fin da subito i padroni di casa hanno sfruttato la scarsa propositività azzurra a proprio vantaggio, schiacciando gli ospiti nella loro area, anche se questi ultimi sono riusciti a difendersi, in un modo o nell’altro, finendo il primo tempo sullo 0-0.

Pochi minuti dopo la ripresa, però, è giunto il vantaggio nerazzurro con un gol di testa di Zapata, ma il Napoli è subito rientrato in partita con il pareggio di Zielinski, rivelatosi alla fine un’illusione perché a questa rete ne sono seguite altre quattro, tutte nerazzurre. La prima di queste è arrivata al 64’ con Gosens, poi un errore di Bakayoko ha servito su un vassoio d’argento il gol a Muriel. Ma il discorso comunque non si è concluso qui, perché lo stesso Gosens ha permesso al Napoli di accorciare le distanze con un’autorete. Alla fine, però, il definitivo 4-2 è stato siglato da Romero. E le emozioni non sono terminate qui, perché proprio quest’ultimo si è scontrato con Osimhen e il nigeriano, cadendo, ha battuto la testa a terra perdendo i sensi. Portato subito fuori dal campo, l’attaccante azzurro è stato trasportato all’ospedale in ambulanza lasciando in apprensione giocatori in campo e staff. Gli esami, comunque, hanno dato esito negativo, ma il giocatore è rimasto a Bergamo sotto osservazione per la notte e con tutta probabilità salterà il match di giovedì prossimo contro il Granada.

Per di più, oltre alla rabbia e la delusione per l’ennesima sconfitta, è sopraggiunta anche la notizia del silenzio stampa della società a tempo indeterminato, una scelta difficile e che lascia molto su cui riflettere in una settimana che sarà inevitabilmente di bilanci per Gattuso e i suoi, tra Europa League e il derby con il Benevento di domenica prossima.

Ma se fino a qualche giorno fa l’emergenza era più che altro palese a livello fisico, adesso è ancora più chiaro che il problema è anche a livello mentale, come se gli azzurri scendessero in campo già sconfitti in partenza, rassegnati all’idea di dover perdere l’ennesima battaglia senza nemmeno provare a combatterla. E i motivi che determinano questo comportamento rimangono ancora avvolti da un alone di mistero, poiché le cose non hanno mai ricominciato ad andare bene veramente da quando le prime avvisaglie di questa crisi hanno iniziato ad avvertirsi almeno un paio di mesi fa. Sembra ormai che questo Napoli “rassegnato” sia giunto alla fine di un ciclo in cui pare che tutto debba essere rivoluzionato per poter ricominciare a funzionare, visto che qualunque soluzione non sembra altro che poter essere solo temporanea. Ciò che è più meschino, per non dire ridicolo, è che nonostante tutto la società continui a rimanere sulla via del silenzio, a fingere, attraverso le parole del direttore sportivo Giuntoli, che vada tutto bene e che quanto sta accadendo in questi mesi sia solo un problema dovuto alle assenze, una questione che peraltro avrebbe potuto essere risolta senza grandi problemi nella finestra di mercato di gennaio. E invece De Laurentiis e famiglia continuano imperterriti a scegliere la via dell’”autolesionismo”, infierendo su un Gattuso già con le spalle al muro e lasciando che sia proprio lui a prendersi tutte le colpe e le responsabilità di quanto sta accadendo. E la cosa certa, in tutta questa bufera, è solo una: errare è umano, perseverare è diabolico!

Granada-Napoli: l’apoteosi del nulla

di Maria Labanchi.

Ha piovuto sul bagnato per il Napoli di Gattuso nella trasferta spagnola di Europa League allo stadio de Los Cármenes. Una partita che già sulla carta non risultava semplice è parsa ancora più ostica per le evidenti difficoltà palesate dagli uomini in campo, complice anche l’assenza di praticamente mezza squadra, tra Covid e infortuni, che ha costretto il tecnico calabrese a dover mettere in panchina, oltre a Bakayoko e Zielinski, solo ragazzi del settore giovanile azzurro.

Partito già con il piede sbagliato, infatti, il Napoli ha concesso troppo fin da subito, arrivando a subire due gol nel giro di due minuti. Ad ogni modo, questo “scossone” iniziale è servito a far iniziare davvero la partita partenopea, con gli azzurri che solo alla mezz’ora di gioco sono riusciti ad avvicinare la porta avversaria e sfiorare la rete. E su questa scia è iniziato anche il secondo tempo, ma tutti i tentativi del Napoli di ridurre lo svantaggio di almeno un gol non sono serviti a nulla, finendo così un match che, per il suo risultato finale, ha certamente reso più complicato il discorso qualificazione per gli azzurri.

Ciò che si è visto nella partita di ieri sera è stata un’”apoteosi del nulla”, se così si può definire, poiché la squadra è parsa più disorganizzata e disorientata che mai: un comportamento che, sommato alle prestazioni insufficienti della maggior parte dei giocatori in campo, ha dato vita ad uno dei Napoli peggiori visto in questa stagione, ancora una volta alle prese con quell’insensata abitudine di costruire il gioco a partire dal portiere, rendendo così pericolose anche giocate che in teoria non dovrebbero esserlo. A mancare particolarmente in questa gara è stata non solo la lucidità, ma anche quell’imprevedibilità ed “inventiva” nelle giocate che avrebbero potuto dare quella freschezza che gli azzurri paiono ormai aver definitivamente perso.

Se da un lato c’è chi si è assunto le proprie responsabilità, dall’altro invece a preoccupare è l’inspiegabilità di questo rendimento estremamente altalenante, che ha picchi sia in positivo che in negativo ma non riesce a trovare “vie di mezzo”. Sarà che neanche la squadra riesce a recuperare una propria stabilità tra infortuni e problematiche varie, ma la questione sembra ormai farsi sempre più intricata ed irrisolvibile, poiché le varie soluzioni finora adottate si sono rivelate essere utili ma per poco.

Verrebbe da pensare che a mancare in questo gruppo sia anche un leader che in momenti come questo cerchi di gestire la situazione in campo, provando anche ad aiutare e consigliare i più giovani laddove ne avessero bisogno, ma certamente quello a cui la squadra deve dare priorità, ora più che mai, è definire in modo chiaro un obiettivo per cui lottare, poiché di questo passo è solo allo sbando che si può finire, buttando via un’intera stagione di sacrifici. Inoltre è del tutto lecito chiedersi, al momento, perché la squadra, pur dimostrandosi compatta nel sostenere il proprio allenatore con abbracci e dimostrazioni d’affetto varie, poi non lo segua effettivamente quando dall’area tecnica si “sgola” per potergli dare indicazioni.

E se proprio stamattina è arrivata la notizia della guarigione di Koulibaly e Ghoulam dal Covid, ad allarmare è l’emergenza in attacco che il Napoli si troverà ad affrontare per la partita di domenica prossima in campionato contro l’Atalanta, vista anche la probabile assenza di Politano, costretto alla sostituzione ieri poiché ha riscontrato dei problemi a respirare alla fine del primo tempo. In ogni caso, resta comunque inutile piangersi addosso, perché non contano nulla le parole e le statistiche se poi non vengono concretizzate coi fatti. A questo punto, l’unica cosa che viene da dire è: Napoli, svegliati prima che sia troppo tardi (a meno che non lo sia già)!

Scuole: siano sedi per vaccinare i propri addetti

Il dibattito per la fiducia al nuovo Governo Draghi sta annoverando la scuola tra i temi più urgenti d affrontare. Su questo aspetto, Ornella Cuzzupi, Segretario Nazionale UGL Scuola, prendendo atto della situazione contagi nel Paese e il rischio derivante dalle varianti che si stanno manifestando, non ha alcun dubbio sul come occorre procedere nell’ambito del comparto scuola: “Tergiversare ancora è un rischio nel rischio, una vera sciagura nella lotta al diffondersi del virus e al suo continuo mutarsi. La scuola, come abbiamo visto, può rivelarsi un’enorme cassa di risonanza per i contagi. Questo pericolo va subito limitato e per farlo non resta che avviare in maniera immediata la campagna di vaccinazione per il personale scolastico docente e non docente

L’idea del Segretario Nazionale è quella di indirizzare attraverso una più agile metodologia, le vaccinazioni nel settore: “Occorre, come tra l’altro richiesto da alcune regioni, mettere subito a disposizione delle strutture competenti le liste del personale che opera nelle scuole e stilare un calendario veloce per avviarle. Inoltre, considerando come molti istituti già son chiusi o limitati nella presenza, basterebbe coordinarne la chiusura per farne sede di vaccinazione per il personale di riferimento, il tutto per il solo tempo necessario e con il prosieguo, nel frattempo, della didattica a distanza per non perdere alcuna lezione. In tal modo le stesse chiusure avrebbero un senso funzionale”.

Questa operazione – continua Cuzzupi – andrebbe anche nella direzione auspicata dal Primo Ministro nel suo discorso al Senato, limitando il rischio all’interno degli Istituti e creando i presupposti per far ripartire in sicurezza la scuola in presenza”.

L’UGL ha sempre ritenuto fondamentale l’aspetto della prevenzione anche perché “la scuola non è avulsa dal resto della società, anzi ne è parte integrante; non si limita agli spazi destinati alla didattica, ma vive il suo essere attraverso contatti, esperienze e rapporti che, naturalmente, si estendono in ogni segmento sociale a partire da quello fondamentale della famiglia. Su questo – afferma il Segretario Nazionale – c’è poco da discutere. Per questi motivi chiediamo al Ministro Bianchi, d’intervenire direttamente sulla questione. Noi siamo sempre stati per un confronto scevro da pregiudiziali e con l’intento di puntare alla costruzione di una scuola nuova proiettata nel futuro”.