Nuove idee e coraggio per guardare avanti

Che ci fosse un “tantino” di confusione nella gestione della crisi da covid19 è apparso evidente sin dai primi DPCM di contiana memoria. Che questo potesse essere anche considerato “normale” vista la mancanza di un Piano Pandemico aggiornato accompagnato da circostanze più o meno imprevedibili può anche essere un concetto plausibile. Che le invenzioni successive, dai banchi a rotelle alle Primule, fossero una sorta di trovate estemporanee pure l’abbiamo digerito, ma che a distanza di un anno ci trovassimo ancora nella situazione attuale, beh questo obiettivamente qualche problema tra la gente e nelle persone lo crea.

La crisi è planetaria, non vi è un solo posto al mondo dove il problema sia superato, eppure questo non appare un alibi convincente di fronte ai dilemmi che un anno di crisi ci ha messo di fronte e, soprattutto, per i risvolti che si stanno materializzando in un crescendo da paura. Ci riferiamo soprattutto a due aspetti, quello legato alla gestione sanitaria e quello connesso alla produttività del Paese.

Il primo ha evidenziato enormi carenze strutturali di cui ancora non abbiamo scoperto il fondo. La medicina di base è stata travolta dall’emergenza, i baluardi di frontiera, i medici di famiglia, sono stati colti del tutto impreparati, senza il minimo di supporto, lasciati alla propria capacità di gestione senza alcuna azione armonica e coordinata di supporto. Un elemento di gravità assoluta che ha subito messo in crisi il sistema ospedaliero e che, a distanza di un anno, ancora non si riesce a mettere a punto. La questione legata ai vaccini ne è una riprova.

La parte economica e produttiva del Paese è, nella migliore delle prospettive, in ginocchio. Le saracinesche che si chiudono insieme alle migliaia di piccole e media imprese che si arrendono sono un qualcosa di tanto dirompente che definirne i risvolti sociali oggi è un esercizio praticamente impossibile. Parlare di ristori e di sostegni, così come sono stati e sono previsti è una sorta di tentativo di svuotare il mare con un bicchiere. Non di più!

Due piccoli cenni che danno l’idea di come, al momento, anche questo governo sta proseguendo in un percorso che al Paese – quello vero non quello immaginato – non concede neanche la speranza di sperare. Basta guardare alla messa in pratica delle zone per comprendere il concetto.

Un paio di esempi. Ristoranti chiusi? Bene e poi si riscontrano persone per strada magari fermi in un posto a consumare! Non sarebbe più ovvio, nel settore ristorazione, vietare il consumo fuori dai tavoli così come, ad esempio, fatto nelle Canarie? In questo modo si avrebbero strutture aperte, consumo controllato e, soprattutto, la garanzia del distanziamento e degli elementi necessari per la sicurezza.

E ai medici di famiglia, quel famoso “primo baluardo”, non sarebbe il caso di offrire loro tutto il supporto possibile con indicazioni precise, materiali sufficienti e un serio coordinamento locale per definire azioni comuni?

La scuola? Si chiudono uffici, si precludono attività, si bloccano enti per mantenere distanze e sicurezza e poi una ventina di persone in una stanza di pochi metri quadri (moltiplicati per altre decine di simili situazioni in un istituto) non comportano rischi o pericoli. Lo si vada a spiegare a quelle persone che si sono viste proiettate nelle grinfie del covid perché portato a casa da un innocente ragazzino. Ma questo pare sia valutato come un rischio più che accettabile considerati i danni che gli alunni possono avere a star distanti dalla didattica in presenza! Certo, l’insegnamento in presenza è un bene assoluto e non credo esista un solo docente che non la preferisca alla DAD, ma è presenza (o didattica corretta) quella di obbligare piccoli della primaria a star seduti, fermi, con mascherine al volto senza poter sfiorare un amico di classe o una maestra o dar sfogo anche solo ad un normale pianto a quell’età? È questa la scuola che manca?

E allora, forse è il caso che coloro ai quali è delegato il compito di condurre il Paese fuori dalle sabbie mobili del virus abbiano il coraggio di affacciarsi alla finestra e guardare il mondo com’è e non come si immagina sia. E accanto al coraggio servono nuove idee.

Qualcuno invoca una sorta di nuovo Piano Marshall per risollevare la nazione, ecco, nella sua complessità, questa è un’idea valida a patto però che non si guardino solo i grandi numeri fatti di milioni di euro, ma si abbia coscienza soprattutto di quelli piccoli piccoli che servono costantemente a una famiglia per tirare avanti.

Solo entrando in quest’ottica d’idee, con un concreto e crudo realismo forse si comincerà a ragionare sul serio dando le risposte necessarie affinché si veda po’ di luce in fondo al tunnel. Se non si è in grado di far questo per i tanti equilibri da mantenere che ingessano i processi decisionali, allora si abbia l’ardire di dare la parola agli elettori e far scegliere alla gente la linea da seguire. Sembra anacronistico, ma non vi sono alternative.

Ancora annunci e inutili mancette

di Raffaele Lauro.*

La maledizione della politica degli annunci, che non rassicurano, e delle inutili mancette, continua.  A quando le riforme organiche del fisco e della giustizia civile, tanto per cominciare? Oppure la già rissosa composizione politica del nuovo governo ne ostacola il decollo?

Intanto si addensano nuvole sui tempi del Recovery Fund  e le istituzioni europee, frustrate, si leccano le ferite per il fallimento irresponsabile delle forniture vaccini e per la soggiacenza alla prepotenza speculativa delle big pharma.

Questo governo deve dimostrare, con decisioni tempestive e fatti concreti, anche impopolari, di essere all’altezza della situazione drammatica in cui siamo precipitati, e per cui é nato, pena la catastrofe sociale, di cui sarà responsabile. 

Dopo gli immani disastri, causati dal Governo Conte, sia nella gestione della pandemia che nelle misure adottate per fronteggiare la crisi economica, che attanagliava e attanaglia, tuttora, le famiglie e le imprese, specie le medie e piccole, ci si attendeva che il nuovo governo, presieduto da Mario Draghi, potesse rivoluzionare il recente passato e determinare, finalmente, una radicale inversione di tendenza, in particolare per la campagna vaccinale e per i settori economici in sofferenza assoluta, come il turismo.

Purtroppo, ad oggi, nonostante le attese, si registrano, sul fronte sanitario,  soltanto le superficiali e infondate rassicurazioni, per la prossima estate, del ministro Speranza, mentre la campagna vaccinale arranca, prigioniera della consueta anarchia istituzionale di competenze, tra governo centrale e regioni.

Allo stesso tempo, le misure economiche, finanziarie e fiscali, anch’esse tanto attese,  varate con il decreto-legge sui sostegni, si rivelano del tutto insufficienti e inadeguate a fronteggiare la crisi di liquidità delle famiglie e delle PMI, rischiando di pregiudicare, nonostante le ottimistiche affermazioni del ministro Garavaglia,  anche la prossima stagione turistica. 

  • Segretario Generale Unimpresa

UGL: proposta Codacons ma allargata ai docenti

La proposta lanciata dal presidente del Codacons, Carlo Rienzi, circa la coesistenza delle lezioni in presenza e in didattica a distanza, getta le basi per una valutazione realistica del momento alla quale va però aggiunto anche il punto di vista del personale docente chiamato direttamente in causa.

La posizione del Segretario Nazionale UGL Scuola, Ornella Cuzzupi, su tale argomento è chiara: “Riteniamo molto concreta la proposta lanciata dal Codacons sulla opportunità di lasciar decidere alle famiglie la possibilità di scelta tra le due didattiche che, obiettivamente, possono coesistere. Il discorso però va allargato anche al personale scolastico a cui occorre lasciar lo spazio per una decisione in tal senso”.

In pratica, il Segretario Nazionale, ritiene che una simile delicata e, per molti versi, risolutiva scelta debba, per forza di cose, passare attraverso una decisione locale.

Senza negare l’evidenza, occorre ammettere che esistono situazioni molto diverse tra loro da cui non poter prescindere a priori. Su questo nessuno meglio di chi vive la realtà in questione può esprimersi e se vale per gli studenti e le loro famiglie non può non valere per i lavoratori della scuola. Una decisione in tal senso – continua Cuzzupi – ha quindi l’obbligo morale di essere assunta nella maniera più condivisa possibile. In modo che, una volta definito l’ambito di applicazione, si prosegua senza tentennamenti, senza tensioni e, soprattutto, senza lo “stop and go” a cui si sta assistendo da mesi”.

L’indicazione fornita appare quindi chiara. Si stabilisca questa possibilità per gli studenti, si stabilisca la fattibilità e le disponibilità del personale e si prosegua senza ulteriori indecisioni.

I docenti, gli ATA e tutti gli attori della scuola hanno ben chiara l’importanza di una didattica in presenza e se la doppia didattica contemporanea  può essere il modo per riprendere, con la necessaria tranquillità, una sorta di normalità ben venga a patto che ogni soggetto sia garantito. È chiaro – continua il Segretario UGL – che occorre concretizzare le azioni atte a rendere le scuole più funzionali e aderenti alle necessità che il momento e il mondo impone. Va bene anche l’idea del ministero di riaprire, ma, ripetiamo, occorrono che siano messe in atto tutte le azioni affinché questo avvenga in sicurezza e non si trasformi in semplici editti del giorno prima di un dì che mai verrà! Poi, senza perdere ulteriore tempo, occorrerà intervenire sull’adeguamento del corpo insegnanti con la soluzione della questione precari anche con l’istituzione del tempo pieno esteso a tutte le scuole del mezzogiorno d’Italia e sull’abbandono improcrastinabile del vergognoso vincolo quinquennale individuando, nel contempo, un vero Piano per lo sviluppo complessivo dell’Istituzione. Da parte nostra saremo sempre in prima fila per una scuola viva, funzionale e moderna”.

Virzì (Ugl): cinema, dalla Sicilia un po’ d’ossigeno

“Una boccata d’ossigeno per i gestori dei Cinema, accogliamo con positività la notizia delle risorse stanziate in Finanziaria, sono  5 milioni destinati dalla Regione Siciliana ai Comuni  siciliani per restaurare ed ammodernare le sale cinematografiche in Sicilia”.A dichiararlo è il Segretario Regionale dell’Ugl Creativi Sicilia, Filippo Virzì.“Le sale cinematografiche sono luoghi di bellezza  e aggregazione – sostiene  Virzì – dove il cinema si manifesta agli spettatori nella sua dimensione ideale, pertanto bisogna investire sempre più per il rilancio delle stesse”.

La lezione morale di Dante, tradita oggi come ieri

di Raffaele Lauro.

25 Marzo: giornata nazionale dedicata a Dante Alighieri, in memoria dell’incipit del suo immortale capolavoro, La Divina Commedia, a 700 anni dalla scomparsa avvenuta nel 1321, a Ravenna, dopo vent’anni d’esilio da Firenze.

Esponenti delle Istituzioni, della politica, della cultura e del giornalismo si affannano, stamane, a celebrare l’opera, la vicenda umana e la lezione morale del nostro Sommo Poeta. Una lezione morale, purtroppo tradita non solo nei secoli passati o l’altro ieri, ma anche oggi, da una classe dirigente incapace e inidionea a guidare il nostro Paese.

Cosa avrebbe scritto Dante del disastro presente, sanitario ed economico causato dalla stessa imperizia e dalla stessa improvvisazione che ci sgoverna da secoli?

In quale girone dell’inferno avrebbe collocato il ceto politico attuale?

Celebrare Dante a parole non basta! Anzi, il risultato risulta del tutto offensivo,

Non bastano solo le buone intenzioni

Che il momento non sia dei più semplici è un dato di fatto. La pandemia ha innescato un feroce meccanismo basato sull’insicurezza che sta producendo danni enormi nella vita sociale. Il vero problema è, infatti, la mancanza di risposte adeguate che sin dalle prime settimane di questa sciagurata vicenda si è manifestata in modo palese. I Dpcm che si sono succeduti e tutte le azioni seguenti sono apparse sempre e comunque un correre dietro al problema senza mai anticiparlo arrivando costantemente un attimo dopo sulla questione. Per tale aspetto, è inutile girarci intorno, è caduto il Governo Conte.

È poi arrivato l’uomo della provvidenza. Quel Mario Draghi a cui tutti, diciamolo, abbiamo guardato come persona sulla quale puntare per quel cambio di passo necessario per rialzare la testa. Una speranza però che, sino adesso, oltre le buone intenzioni e qualche mescolanza di carte, non è che poi abbia prodotto tanto.

Vero è che già all’inizio per far quadrare il cerchio ha dovuto dar spazio ad una serie di equilibrismi quantomeno discutibili. Uno su tutte quello legato al Ministero della Salute che dopo aver visto naufragare tutte le principali iniziative intraprese, ha visto riconfermata guida e struttura, fermo restando poi il cambio in corsa d’opera di figure diventate persino ingombranti nel loro fallimento.

Si aspettava dunque quel quid in più che facesse tornare la speranza. Un quid di cui però siamo ancora in attesa. Per adesso solo un evidente cambio di stile, tante belle parole, alcune iniziative e qualche affermazione di principio. Per il resto assistiamo al gioco dei partiti nel posizionarsi, riposizionarsi o tentare di ricostruirsi dopo la prima, drammatica, fase della pandemia.

Tutto passa attraverso prospettive che possono essere lette in vari modi quando invece ne servirebbe una e chiara, concreta e lineare, con gli occhi a quello che la strada ci racconta: attività che chiudono, lavoro che langue, disperazione che cresce.

E invece, il Pd e il M5S, con la tregua derivante dall’esistenza dell’attuale Esecutivo cercano disperatamente di tronare a dare un senso alla loro esistenza dando vita a uno spettacolo goffo nonostante il contesto drammatico in cui versa il Paese. Il Centro destra di Governo è diviso tra la Lega che cerca in ogni modo (forse in troppi) di stabilizzare il consenso evidenziato dai sondaggi visto che esistono ancora molte perplessità sulla genuinità del partito in ampie zone dell’italica terra e Forza Italia che tenta di riacquistare quel fascino ammaliante che le consenta di pensare al dopo Berlusconi senza la paura di svanire del tutto.

Vi è poi l’altro pezzo del Centrodestra, quei Fratelli d’Italia che han tenuto fede alla loro idea circa la necessità di nuove elezioni e all’inutilità di una coalizione allargata a tutti o quasi. Una coerenza che sicuramente pagherà, ma che al momento ha una forza d’impatto piuttosto limitata.

In questo scenario c’è il Paese. In questo scenario c’è la nostra gente. In questo scenario c’è l’assurda situazione di un Nazione che ha disperatamente scoperto il significato di sopravvivenza. Una scoperta che però può esplodere da un momento all’altro in risvolti imprevedibili. Per evitare questo non basta Draghi così come non bastano le buone intenzioni.

Ce ne siamo resi conto?