Il virus non troppo nascosto dell’ipocrisia

di Carmine Crocco.

Certo è che questo covid ha stracciato molti veli e portato alla luce del sole verità che si nascondevano sotto una coltre d’ipocrisia e stupida convenienza.

In primo luogo è evidente la pochezza che la politica nostrana ha dimostrato in questo frangente. Il nobile Paese che tanti condottieri e leader ebbe nella sua storia si è, improvvisamente, scoperto priva di figure che dessero un minimo di certezza e qualche garanzia. Se  a questo dato aggiungiamo lo scarso spessore politico delle compagini oggi in voga, allora lo scenario appare chiaro. Drammaticamente chiaro.

Non ci soffermiamo ad analisi particolareggiate che sarebbero persino troppo facili, basta guardare al discorso del novello leader di quel che rimane del M5S, a quello a cui è dovuto ricorrere Letta per cambiare i capigruppo alle Camere o, per par condicio, ai penosi scivoloni di alcuni personaggi dell’altro schieramento al governo per aver chiara la situazione. È vero che la crisi è planetaria, ma è ancor più sicuro che da noi il livello mostra decisamente il fondo! Con un tale stato di cose, l’inquilino del Colle, pur non avendo mai brillato per decisionismo e impulsi da capofila, ha preso atto di dover guardar fuori al Parlamento per cercar di mettere ordine. E Draghi arrivò.

Per la verità quasi tutto il Paese in quel momento ha tirato un sospiro di sollievo, considerato come ci avevano detto ogni 10 minuti che le elezioni era impensabile farle. Ma non è che poi sia durata tanto quest’enfasi. In queste ore chiunque abbia un briciolo di  buon senso ha perfettamente capito che un esecutivo del “tutti dentro” sta servendo solo ed esclusivamente alle manovre dei partiti e dei movimenti per prender tempo, respirare e cercare di capire cosa ci aspetta per il futuro.

Ecco, questo è il punto. Cercare di capire cosa ci aspetta invece di costruirlo quel futuro! E il Paese, arranca tra sussidietti, mancette, pezze e toppe senza che nessuno dia anche solo l’impressione di sapere cosa fare. Chiudono imprese, il commercio è in ginocchio e siamo alle soglie di una disoccupazione da record. È stati detto già da queste pagine e lo ripetiamo: si rincorre il virus e le sue ricadute, non si creano i presupposti per anticipare le evenienze.

Un elemento sul quale si è accesa un’incredibile polemica è quello della scuola. Occorre chiudere attività, limitare gli spostamenti, colpire interi settori produttivi ma poi la scuola deve riprendere (senza neanche lasciare una scelta a famiglie e personale scolastico) non per i più grandi che potrebbero meglio di altri comprendere la situazione, no, ma per i più piccoli, quelli a cui più  di altri risulta necessario il contatto,  quelli che se dovessero infettarsi non possono nemmeno limitarsi in una stanza lontano dagli altri perché loro stessi hanno bisogno di essere aiutati. Che colpo! Che decisionismo! Impedire alle Regioni anche di prendere atto delle proprie situazioni locali.

Ma per favore, qui non c’è bisogno di studi e dati che dimostrino che sopra il fuoco l’acqua bolle, occorrerebbe solo prendere atto di un rischio palese rimasto tale perché la tanto decantata sicurezza delle scuole non è stata messa in atto! Poi, qualcuno può spiegare perché sino al 6 Aprile in zona rossa le scuole erano chiuse e dal 7 invece no! Il virus ha superato la prima media per cui non va più in quelle classi? E se solo un bambino viene infettato e, a sua volta, crea un circolo vizioso a chi addossare la responsabilità?

Ma diciamo le cose come stanno! È vero che la didattica in presenza è di primaria importanza, ma in questo stato di cose si abbia il coraggio di dire che si vuole  la scuola aperta per equilibri politici e in modo che passi l’idea di una ripresa che seppur lenta ricomincia a dar segni di vita mentre così non è. E poi dichiariamo che torna utile a chi ha necessità di parcheggiare i bambini (e anche su questo l’esecutivo dovrebbe dar conto) magari per permettere di riprendere il lavoro. Già il lavoro…

Ma abbiamo tutti capito il danno, enorme, incommensurabile che questo maledetto microrganismo ha portato alla nostra economia e l’inverosimile incapacità a fronteggiare la crisi messa in campo da subito?

Ma ci siamo resi conto che appena si tireranno le somme e cadrà il blocco dei licenziamenti toccherà affrontare una crisi economica dai risvolti imprevedibili?

Siamo consci che per evitare il fallimento anche sui vaccini (e il pericolo non è ancora scampato) abbiamo dovuto chiamare l’esercito?

E soprattutto, dove sono le risposte che servono alla gente?

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *