Tre domande al signor Presidente del Consiglio

di Carmine Crocco

Chi scrive è ben conscio che le pagine di questo giornale non son certo quelle di ben più prestigiose testate, eppure tre piccole riflessioni e alcune domande vogliamo sottoporle al nostro Presidente del Consiglio, non certo sperando in una risposta, ma per esternare quel che ci chiediamo da giorni.

La prima riguarda le zone che ogni angolo del Paese conosce e, soprattutto, all’applicazione dei divieti previsti; la seconda inerente alla scuola; l’ultima, ma non per importanza, relativa ai tanti soldi che si dicono messi a disposizione di un’economia ormai al collasso. Ma ecco le domande:

  • È consapevole, signor Presidente, che al momento le zone intese come rosse sono al massimo rosè vietando del tutto solo alcune attività che non appaiono neanche le più pericolose per lo sviluppo del contagio? E vogliamo discutere  di quelle arancioni o gialle? Nello specifico – ma solo come esempio – se parliamo di ristorazione, è più pericoloso sedersi a un tavolo con un preciso distanziamento o consumare il cibo (o quel che sia) intorno ad una macchina con una decina di persone vicine senza mascherina? In più, e scusi la franchezza, è sicuro che nessuno, magari realtà con spazi a disposizione e distanze assicurate, stia sfruttando la situazione a discapito di chi è veramente in difficoltà?
  • Fermo restando l’importanza della didattica in presenza, ha visto signor Presidente, l’inevitabile vicinanza che si crea fuori le scuole per accompagnare i più piccoli? E a proposito di questo, ha senso credere sul serio che venti e più bambini (asili, primaria e prima media) possano rimaner bloccati con mascherina al proprio posto senza neanche poter sfiorare un compagno? E se uno dei più piccoli piange (è capitato anche a noi, ricorda Signor Presidente) come fa la maestra a calmarlo senza poterlo toccare? Questa è didattica in presenza? E nel frattempo cosa è stato fatto per rendere le scuole più sicure nei fatti e non solo nelle parole?
  • Siccome, signor Presidente, sappiamo che Lei ha letto con estrema attenzione il Decreto Legge Sostegno alle Imprese e all’Economia, ha provato a immaginare quante anomalie può nascondere quel testo e l’impatto concreto che questo volume di parole ha con la vera economia e con le famiglie che combattono per sopravvivere in questo periodo? Per non parlare di quando non vi sarà più il divieto dei licenziamenti…
Zona rossa… ore 19.30

Ora, ben consci delle difficoltà che la situazione crea e pur non negando lo sforzo che sta facendo per cercare di tenere a galla il Paese, ci consenta, signor Presidente, di dare un piccolo suggerimento a tutti quelli chiamati insieme a Lei (nessuno escluso) a decidere il nostro futuro.

Si esca dai palazzi dove contano i grandi numeri, gli equilibrismi e i bilanci politici e si vada con molta umiltà in un supermercato, uno qualunque, ad ascoltar la gente.

Può essere che tra una madre di famiglia, un signor nessuno o un nonno qualunque si recepiscano indicazioni di vita molto più utili di una teoria o di prescrizioni che portano a poco.

Son queste banalità? Forse, ma quanta verità rivelano?

1 thought on “Tre domande al signor Presidente del Consiglio

  1. Non si nominano mai le mense scolastiche, affollate da bambini senza mascherina che mangiano e parlano…. I ristoranti con distanziamento vengono chiusi mentre si permettono le mense scolastiche

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