Autismo e diversità, l’UGL Scuola c’è!

Nel Forum dedicato al mondo dell’autismo – tenuto ieri a San Valentino Torio dall’emblematico titolo “L’autismo, un mondo da esplorare” organizzato dall’UGL Scuola, dalla Saron Consulting e dalla Cooperativa Sociale “Innovamento” – oltre all’analisi profonda, sentita e a tratti ricca d’emozione del tema e della specifica funzione dell’istituzione scolastica, nella relazione finale tenuta dal Segretario Nazionale UGL Scuola, Ornella Cuzzupi, sono state tracciate alcune importanti linee di azioni condivise dagli operatori del settore presenti.

 “Un mondo da esplorare” significa aprirsi a realtà spesso ignorate o quasi del tutto celate nei meandri di difficoltà complesse da gestire. Alla scuola naturalmente tocca il compito di guidare i ragazzi verso il futuro aprendo le finestre della società, quando siamo in presenza di giovani che trovano difficoltà questo compito diventa ancor più delicato e necessita del massimo sforzo possibile per trovare le strade più opportune. Per far ciò – continua Ornella Cuzzupi – occorre, necessariamente, che vi sia una preparazione di fondo che può essere acquisita solo attraverso un’adeguata formazione e un contatto diretto con i tecnici della materia che devono supportare i docenti con indicazioni, metodologie e coinvolgimento. Non dimentichiamo che occorre lavorare su diversi fronti, quali ad esempio la stessa famiglia interessata e il complesso sociale che ci circonda”.

La dichiarazione del Segretario Nazionale UGL non lascia quindi spazio a dubbi. La scuola deve rinnovarsi nel suo essere inclusiva e deve farlo nella maniera più completa possibile. “L’UGL Scuola – prosegue l’esponente sindacale – intende essere parte attiva di un percorso efficiente e propositivo nei confronti di questa realtà.Percorso efficiente” in quanto è nostra intenzione, partendo da questo territorio, facilitare il processo formativo continuo necessario per supportare al meglio questi ragazzi nell’ambito scolastico. “Propositivo” perché l’UGL Scuola, da me rappresentata, cercherà in ogni modo di essere accanto a questo mondo e già stiamo ipotizzando uno sportello UGL aperto a queste tematiche e pronto a dare alle famiglie un ulteriore supporto d’indirizzo e di sostegno. Questo riteniamo debba essere una caratteristica del moderno sindacato che punta a una scuola inclusiva e a una società più aperta e giusta”.

Ai lavori al Forum, introdotti dal Dirigente Sindacale Salvatore Luminello e dai saluti del Segretario UTL di Salerno Carmine Rubino, sono intervenuti: Alfonso D’Angelo (presidente dell’associazione “Autismo Fuori dal Silenzio”); Rossella De Angelis (analista del Comportamento); Michele Ianniello (psicoterapeuta BCBA e presidente dell’associazione “Innovamento”); Silvana De Nicola (Insegnate di sostegno); Alfonso Pappalardo (referente di sostegno).

Napoli-Verona: il pareggio degli illusi

di Maria Labanchi

Tra i tanti modi in cui avrebbe potuto concludere la propria stagione, con la sfida di ieri sera il Napoli di Gattuso ha sicuramente scelto il peggiore. Ancora una volta, ad un passo dell’obiettivo, gli azzurri sono caduti, lasciandosi scivolare, in un atto quasi di “autolesionismo”, dal terzo al quinto posto, come se ci si fosse già rassegnati all’idea di non dover vincere una partita che in teoria avrebbe dovuto essere giocata col coltello tra i denti (tra l’altro contro un’avversaria che non riusciva a conquistare i tre punti dallo scorso 3 aprile!). Ma invece così non è stato, e sono bastati pochi minuti per mandare in frantumi un obiettivo che ormai si iniziava già a sfiorare, dando un addio definitivo non solo all’Europa “che conta”, ma pure al tecnico calabrese (poco dopo la partita è arrivato infatti il solito tweet di De Laurentiis, ma questa volta solo di saluto) in modo del tutto inaspettato.

Già dai primi minuti, infatti, gli azzurri sono parsi spenti, e probabilmente le cose sono peggiorate non solo per la pressione del Verona, ma pure quando è arrivata la notizia del vantaggio della Juventus a Bologna. Questo non vuol dire però che i padroni di casa non abbiano provato a farsi spazio tra le fila avversarie, ma di certo non con la stessa intensità delle altre partite. Finalmente al 61’ i partenopei sono riusciti a sbloccarsi con il gol dell’ex Rrahmani, che ha causato non poco nervosismo (oltre a quello che già si poteva chiaramente percepire) sulle due panchine, tanto che sia Gattuso che Juric sono stati ammoniti. Ma quest’attimo di felicità è durato ben poco, perché a neanche dieci minuti da quest’azione, su una distrazione della difesa azzurra, Faraoni ha pareggiato i conti. Ancor peggio, però, è stata l’idea di schierare in campo, coi cambi, altri attaccanti, lasciando così scoperto il centrocampo e sbilanciando ancora di più una squadra che, gol a parte, fino a quel momento era riuscita a combinare poco e nulla.

Si è conclusa quindi con una brusca frenata una rincorsa che, almeno fino a domenica scorsa, sembrava poter portare a dei risultati molto più soddisfacenti per una squadra che alla fine non è però riuscita a reggere il peso delle pressioni, diventando vittima di sé stessa e forse anche delle aspettative troppo alte che si erano create. Se da un lato la delusione è tanta, dall’altro probabilmente questa sarà un’ “occasione” per provare a ricostruire qualcosa l’anno prossimo, con un nuovo allenatore e magari qualche elemento in più nell’organico. Ma a fare più rabbia è sicuramente il fatto che nessuno abbia concretamente provato a far funzionare le cose, come se tutta quella convinzione tirata fuori nella partita contro la Fiorentina fosse svanita nel nulla nel giro di pochi giorni.

Insomma, dovendo fare un bilancio, si potrebbe dire che in soli novanta minuti gli azzurri sono riusciti a cancellare tutto un girone di ritorno più che degno delle proprie possibilità, di fatto regalando ciò che fino a quest’ultima giornata si era conquistato col sudore. E il tutto è stato acuito dall’ennesimo post partita scivolato via in un silenzio che lascia trasparire tutta l’amarezza di questa fine, tra l’altro senza neanche il solito post dei giocatori, che ora più che mai dovranno concentrarsi su sé stessi e capire cosa fare per non ripetere più errori del genere, cercando di comprendere perché si sono permessi di fallire buttando via mesi di sacrifici proprio quando invece c’era più bisogno di uno sprint finale.

Allo stesso tempo, però, è necessario buttarsi alle spalle questo fallimento, e ricominciare subito a lavorare affinché la prossima stagione sia vissuta in modo più sereno ed equilibrato, sempre in attesa di sapere chi sarà il nuovo allenatore. Sperando però che questa volta le cose cambino totalmente.

Io sono Giorgia. Le mie radici, le mie idee

Recensione di Raffaele Lauro

Quella che segue non è solo una semplice recensione di un libro, ma la ricerca del significato di una testimonianza di se stessa e della propria storia fatta, con coraggio, in un momento dove iniqui retaggi ideologici vanno a falsare prospettive e analisi.

Di autobiografie di politici, ex post, veri memoriali, talora di enfatica autodifesa del proprio operato, ne sono piene librerie polverose e bancarelle di libri usati, magari non letti da alcuno. Rare sono le autobiografie di politici, sia pure non alle prime armi, che si apprestano, o perlomeno aspirano, ad assumere importanti responsabilità nel governo del proprio paese. Rarissime, se non uniche, quelle di donne impegnate nella vita pubblica. A quest’ultima categoria appartiene la recente autobiografia di Giorgia Meloni, dal titolo “Io sono Giorgia. Le mie radici, le mie idee “, edita da Rizzoli, per la collana “Saggi italiani”.

Si tratta di un “Bildungsroman”, un vero romanzo di formazione, tra il sentimento familiare sulle proprie origini (le radici!) e la riflessione sul proprio percorso pubblico (le idee!), tra delicate e preziose esperienze umane, talune sofferte, di figlia, di sorella e di madre, e la ricostruzione del proprio impegno politico nativo, nell’ambito della destra, dal MSI ad AN, iniziato in giovanissima età, a 15 anni, e che ha portato la Meloni a ricoprire l’incarico di ministro della Gioventù (nel IV Governo Berlusconi), ad essere fondatrice e leader di “Fratelli d’Italia” e a diventare presidente del Partito dei Conservatori e Riformisti Europei.

Come ha confessato l’autrice, la sua autobiografia aspira ad essere una doverosa testimonianza, rivolta ai cittadini elettori, sulla sua autentica identità, come persona e come responsabile di un partito in forte ascesa nel consenso popolare, che ha, tuttavia, di fronte, alcune sfide urgenti: la conferma della condanna morale del fascismo, già anticipata da Gianfranco Fini, come regime dittatoriale; il rafforzamento verso il centro della sua futura classe dirigente e parlamentare, ancora troppo schiacciata sul passato; il dialogo propositivo con il mondo produttivo del Nord, ancora sotto l’opzione leghista, al fine di evitare lo schiacciamento del consenso nelle regioni centro-meridionali; un riposizionamento strategico negli equilibri interni al centro destra, tra la Lega e quel che resta di Forza Italia.

Dunque, un manifesto, anche se non dichiarato, della propria vita, anche interiore, morale e ideale, un memorandum di se stessa e, a memoria futura, “per se stessa”, un atto di lealtà e di trasparenza, rivolto all’opinione pubblica e, in primis, a quanti guardano a lei, come un punto di riferimento futuro della politica nazionale per fuoriuscire dalla fase drammatica che stiamo vivendo e dal marasma che contraddistingue i partiti dell’attuale maggioranza di governo.

Da ultimo, un antidoto preventivo, questo certo dichiarato, uno scudo contro la libidine e la follia del potere, quel potere che insidia, minaccia e, di frequente, corrompe l’integrità di chi è chiamato ad esercitarlo ai vertici della res pubblica. Va detto, quindi, senza stantii pregiudizi, che questa iniziativa, del tutto originale nel panorama politico nazionale, rappresenta un atto di coraggio e, insieme, un’operazione politica, a tutto tondo, destinata al successo, sia che sia nata dall’intuizione geniale della protagonista, sia che sia stata programmata a tavolino.

Un’operazione anche di verità per sottrarre la sua immagine, anche di donna, al linciaggio organizzato di altre donne, commentatrici ideologizzate di costume e di vita pubblica, magari rose dall’invidia, tipica delle femministe arrabbiate e delle attricette cocainomani. Donne contro donna! Un’operazione politica e di costume che, al di là delle stesse intenzioni dell’autrice, investe sia la parte sentimentale dell’opera che quella squisitamente “ideologica”. Ne è prova, fin da ora, la scomposta e riprovevole reazione “stalinista” di intellettuali pseudo democratici, di docenti universitari paramarxisti, di librai post-comunisti. Nonché di femministe d’antan, anche scrittrici, che, prese di contropiede, censurano, offendono e, magari, non esiterebbero a mandare al rogo, in perfetto stile nazista, il libro della Meloni. E non si accorgono, così, paladine false della nostra costituzione repubblicana, di violare i principi sacrosanti della libertà di pensiero e quello di espressione.

Residuati tutti di un compromesso “regime” comunicazionale, tra reti televisive e carta stampata, il cui livore e la cui bile comprovano, a contrariis, il successo non solo editoriale di questa iniziativa. Il libro, dunque, se liberi da paraocchi faziosi, si può giudicare, nella sua interezza, una riuscita operazione politica, degna di riflessione e di apprezzamento, anche da parte di chi, sincero democratico, non proviene dalla stessa matrice politica, pur condividendone la strenua difesa dell’identità nazionale, il culto dell’amore patrio, il senso dello Stato, la lotta, senza quartiere, a tutte le mafie e ai loro traffici, nel nome di Falcone e di Borsellino, la rivendicata coerenza, il rispetto per tutti i principi della nostra carta costituzionale, a partire dall’art. 3, e, non da ultimo, il convincimento sulla necessità di un ruolo sempre più incisivo delle donne nella classe dirigente del paese.

Governo: maggioranza, barca alla deriva

di Raffaele Lauro*

Anche se la campagna vaccinale comincia a dare i primi risultati – e sarebbe stato veramente catastrofico, se non fosse stato così! –  il mondo produttivo e del lavoro guarda attonito alla ininterrotta anarchia istituzionale, che va avanti dal 2020 ad oggi, tra Stato e Regioni, tra governo centrale e presidenti delle regioni, i cosiddetti governatori, diventati ormai dei veri autocrati locali.

La precedenza assoluta agli anziani e ai fragili avrebbe dovuto essere la priorità assoluta del piano vaccinale nazionale, imposto dal centro, senza eccezione alcuna, per azzerare da subito il numero dei decessi e delle terapie intensive. Purtroppo il vulnus originario dello squilibrio tra debolezza dell’esecutivo e investitura elettorale diretta dei presidenti delle regioni, continua a generare disastri, specialmente in tempi drammatici di emergenza pandemica,  che avrebbero imposto un ferreo coordinamento. E sarà necessario porvi un indifferibile rimedio, di ordine costituzionale,  nella prossima legislatura.

Altra fonte di preoccupazione, per il futuro destino delle riforme essenziali per il Recovery Plan e per la ripresa economica, anche delle Piccole e Medie Imprese (PMI), continua ad essere la eroicomica confrontation quotidiana, tra la Lega e il PD, con i fatui fuochi di artificio, tra Salvini e Letta, a futura memoria elettorale, che minano la solidità della maggioranza e stressano il premier. Peraltro destinati ad accentuarsi quando Draghi dovrà mettere le carte in tavola sulle proposte di legge delega, in materia di semplificazione, di giustizia e di fisco.

Più che una maggioranza di unità nazionale, l’attuale appare una barca alla deriva, con i naviganti in perenne conflitto tra loro.

*Segretario Generale Unimpresa

Parecchio fermento nel mondo autostrade

di Anna Abbruzzese

Tempo di modifiche proprietarie e aule di tribunale nel mondo autostrade. Nuovi interrogatori prima del processo Morandi, Autostrade per l’Italia verso il Consorzio capitanato da CDP, Il Ministero detta i tempi per il passaggio della Napoli – Salerno a SIS.

Mentre la società di via Bergamini, Autostrade per l’Italia (ASPI), vede sempre più vicino una svolta storica che dovrebbe (il condizionale in questo caso è d’obbligo) portarla verso il Consorzio formato da Cassa Depositi e Prestiti Equity, Blackstone Infrastructure Partners e Macquarie Infrastructure and Real Assets, non mancano diverse novità sia per la stessa ASPI che per le Società controllate.

Tralasciando quello che diversi media hanno riportato circa l’aumento dei compensi di alcuni dirigenti di Autostrade per l’Italia, risalta in maniera molto chiara il profondo cambiamento dei tratti manageriali messo in essere in questi mesi. Modifiche che non sappiamo se rimarranno tali quando al timone di comando ci saranno altri.

Di certo per adesso è che a distanza di quasi 3 anni dalla tragedia del ponte Morandi, siamo ancora in attesa che il processo prenda forma ed è di queste ore la notizia che alcuni indagati hanno chiesto di essere ascoltati, primo tra i quali quell’ingegner Vezil autore, per quanto di conoscenza, di diverse registrazioni che, ancor di più, avrebbero dato il senso della gravità di alcune sciagurate scelte messe in atto da personaggi che avevano potere in ASPI.

Nel frattempo, in Campania, Autostrade Meridionali (SAM), Società del Gruppo che ha avuto come direttore generale per diversi anni quel Michele Mitelli Donferri, tra i principali indagati per il crollo di Genova nonché per una manutenzione tesa al risparmio e per altre problematiche connesse, è ancora in attesa di veder concluso l’iter per il rinnovo della concessione.

Per la verità questa storia dalla tempistica biblica – si pensi che la concessione in capo ad Autostrade Meridionali s.p.a. è scaduta nel 2012 – pare sia arrivata alla definizione in quanto, il Ministero ad oltre un anno dal Decreto con il quale “sono state approvate le risultanze delle operazioni di gara e contestualmente corrisposta l’aggiudicazione”  il 7 maggio scorso – con documento R. 0000150.07-05-2021 – ha decretato “l’efficacia dell’aggiudicazione definitiva dell’affidamento in concessione” annunciando l’avvenuta verifica di ogni aspetto e preannunciando la sottoscrizione del Contratto con il Consorzio Stabile SIS entro 60 giorni dalla data del decreto stesso.

Per la verità rimarrebbe l’ultimo, formale, ostacolo rappresentato dal pronunciamento del Consiglio di Stato previsto per ottobre prossimo, ma nel frattempo non vi sono impedimenti all’inizio dell’iter che porterà al cambio della proprietà.

Quindi ormai ci siamo, chissà se non dipenda anche da questo l’avvicendamento al vertice societario avvenuto nei giorni scorsi. Infatti, Giulio Barrel, Amministratore Delegato dal 2012 è stato sostituito con Luigi Massa, già AD di Tangenziale di Napoli e profondo conoscitore del territorio e della stessa SAM in quanto campano e per il fatto che, lavorativamente nel mondo autostradale, è nato e cresciuto proprio nella Napoli -Pompei-Salerno. In ogni caso una personalità esperta che, a questo punto, è facile immaginare possa essere stata chiamata per il delicato compito di traghettare la Società verso il nuovo.

Un cambio di guardia che, di fatto modifica quasi del tutto il management della società napoletana rispetto al periodo segnato dalla presenza del purtroppo noto Donferri visto che, di quella formazione manageriale, rimane ancora solo il dirigente, anche lui dipendente di Autostrade per l’Italia, a cui fa capo il personale.

Un momento quindi molto delicato per ASPI ma anche per l’azienda autostradale con sede al centro Direzionale di Napoli e, soprattutto, per le migliaia di utenti che ogni giorno la percorrono. Sono loro a cui occorrerà dire che tipo di sviluppo la nuova proprietà vorrà dare per rendere ancor più efficiente la strada attraverso l’implementazione di servizi, assistenza e sinergie con il territorio, elementi, questi ultimi, che proiettano verso il giusto domani un’autostrada storica e d’assoluta importanza per la regione.

Cuzzupi: si smetta di vender fumo sulla scuola!

Un vecchio detto cita “l’inferno è lastricato di buoni propositi” e mai come in questo momento tali parole riflettono la situazione della scuola. Se dovessimo attenerci a quanto dichiarato e ripetuto dal Ministero e leggere ciò che sembra dato per certo sui vari documenti, non ultimo quello concernente il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), dovremmo essere di fronte ad una svolta epocale nel comparto scuola tale da sbalordire il mondo intero.

Purtroppo così non è! – afferma categorica Ornella Cuzzupi, Segretario Nazionale dell’UGL Scuola – La situazione della scuola, visto ciò che è stato fatto sino ad ora, rimane del tutto immutata e anzi, in taluni aspetti, persino peggiorata considerata la tempesta abbattutasi della pandemia. Dispiace dirlo ma sono mesi e mesi che il nostro grido d’allarme sulla necessità di un sano realismo e di un confronto a più voci rimane inascoltato. E, ancora una volta, si è dato spazio all’annuncite di turno e a imponenti piani d’ipotetico sviluppo e d’importanti investimenti il cui fine, considerato quel che è oggi, appare disgraziatamente di un genere diverso dall’interesse per l’istituzione. Un gioco delle parti addirittura peggiore di altri”.

Il Segretario Nazionale UGL Scuola rileva in maniera decisa le incongruenze tra quanto prospettato e quanto in realtà si sta facendo. “Occorre dare atto, a chi scrive certi documenti, di avere la capacità di render bene l’idea di quel che dovrebbe essere. Il punto focale, invece, è dal dove e come partire per realizzare tali rivoluzioni copernicane nel segmento più importante per lo sviluppo futuro di un Paese”.

L’analisi di quel che è appare sotto gli occhi di tutti; delineare il come dovrebbe essere, paradossalmente, è ancora più semplice. “Il problema è spiegare come agire, con quale tempistica e in che modo continuare nel mentre si realizzano le cose, penso ad esempio alle carenze strutturali e agli adeguamenti richiamati ormai in ogni documento. Nel frattempo assistiamo ancora allo scempio di un settembre prossimo a venire senza certezze, di classi pollaio che rimangono tali, di precari sempre più precari e di una scuola d’estate che, come si sta costruendo, nessuno vuole. In tutto ciò – continua il Segretario Nazionale – non dimentichiamo come nessuna scuola sia stata formalmente ancora dotata di un minimo d’apparecchiatura per la corretta sanificazione degli ambienti. E stiamo qui a valutare i Piani di Ripresa senza nemmeno sapere nel mentre cosa fare! Noi UGL Scuola da sempre ci stiamo battendo affinché gli interventi siano concreti e abbiamo solide basi, i venditori di fumo e quelli di chimere adesso non possono più aver spazio e attendibilità. Ne va del futuro del Paese. Questo lo diciamo al Ministro e a tutte quelle forze che, senza pregiudizi, sono come noi pronte al confronto e a un contributo realistico e vero! Dopo ci sarà solo il tempo della mobilitazione”.