Il libro della Meloni e l’immonda gazzarra

di Raffaele Lauro

L’amara riflessione dell’autore sulle reazioni al libro di Giorgia Meloni e alla sua stessa recensione. Si tratta dell’ennesimo tentativo di avvelenare lo spirito democratico e i valori costituzionali.

Un problema molto serio e grave che Orizzonte39 seguirà  attentamente nel suo svolgersi


Nell’attesa di definire le seconda parte della mia recensione sulla biografia di Giorgia Meloni, “Io sono Giorgia. Le mie radici, le mie idee”, edita da Rizzoli, dedicata all’universo formativo dell’autrice, come persona e come leader di partito, ho avuto la conferma che l’immonda gazzarra degli odiatori sociali, dei falsi democratici e dei sinistroidi d’accatto, non è cessata, ma si è intensificata e ha inteso colpire, sul web, non soltanto la Meloni, ma anche l’estensore della recensione.

Direttori di giornali, vignettisti killer, commentatori con i paraocchi, mentecatti di tutti le risme, nonché fanatici librai e persino docenti universitari, si sono esercitati, a prezzo del loro decoro e della decenza, al tiro a bersaglio, lanciando i loro strali, velenosi e putridi, mascherati da satira politica, su entrambi gli obiettivi. Con l’unico risultato di contribuire, da un lato, al successo editoriale del libro e della connessa operazione politica, e, dall’altro, a rafforzare in chi scrive il convincimento che solo il dialogo e il confronto delle idee, anche aspro, ma corretto, sostanzia, alimenta e salvaguarda la democrazia.

Questa “mala gens” avvelena la comunità democratica e non può farsi difensore dei principi e dei valori della nostra carta costituzionale, perché non rispetta, neppure umanamente, i propri avversari politici, che possono essere contrastati con le armi degli ideali, della dialettica, delle argomentazioni, dei programmi e delle prospettive economiche e sociali, ancorché contrapposte.

D’altro canto, come meravigliarsi di questa prassi nefanda, se alte personalità politiche democratiche, ai vertici delle Istituzioni repubblicane, a partire da Alcide De Gasperi, da Giovanni Leone, da Aldo Moro e da Francesco Cossiga, sono state fatte oggetto, da ambienti estremi sia di destra che di sinistra, della prassi della delegittimazione, del linciaggio morale e della calunnia sistematica, mediante anche campagne di stampa, orchestrate tra giornalismo militante, di frequente colluso con ambienti giudiziari?

 A tal proposito, il peloso e sorprendente neo-garantismo delle ultime ore di Luigi Di Maio merita la massima attenzione, nel senso di verificare se trattasi di opportunismo strumentale, come molti presumono anche in seno al movimento, legato allo sfarinamento dello stesso, o di reale e consapevole rinnegazione di tutta la storia decennale del grillismo, la cui equivoca identità e il cui successo elettorale, nel 2018, sono stati costruiti in toto sulla gogna mediatica degli avversari politici, sulla lotta alla cosiddetta casta, sulla cancellazione delle clientele, sulle vittorie di Pirro alla povertà e sulla battaglia contro il sistema dei cosiddetti privilegi parlamentari, di cui, poi, in tre governi, il M5S, nonché Di Maio, è diventato erede, prosecutore, incarnazione e simbolo.

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