La fatica d’essere Millennial

di Lorena Polidori

I giovani italiani sono sfaticati e schizzinosi?

Assolutamente no, o, almeno, la maggior parte di loro non lo sono; i giovani italiani sono veramente preoccupati, questo si …

Ciò che preoccupa la maggior parte dei millennial italiani è la disoccupazione così come le prospettive lavorative e finanziarie.

E’ divenuto un obbligo da parte della politica di preoccuparsi dei giovani italiani  in modo costante,  sono il futuro di questo paese che, se non vuole soccombere, deve far leva e indirizzare quante più  energie proprio verso questi ragazzi decisamente disorientati in un mondo confuso che non offre loro precise direttive politiche attive.

Ogni tanto torna la questione degli imprenditori che non trovano giovani da occupare perché a loro dire sono troppo “schizzinosi”. No, i giovani non sono “schizzinosi” o almeno non lo sono gran parte di loro, i giovani pretendono di essere trattati con serietà soprattutto dopo aver detto loro in ogni modo e maniera per anni che devono formarsi, acquisire competenze, fare formazione specifica.

I giovani non sono schizzinosi o sfaticati, i giovani hanno il diritto più che legittimo di valutare le offerte degli imprenditori, che troppe volte però, sono   fatte di contratti discutibili, di paghe indecenti, d’orari di lavoro assurdi  che inducono giustamente questi ragazzi a rifiutare tali offerte poco dignitose.

Che gli imprenditori siano il motore del nostro paese è fuori discussione, come è altrettanto indiscutibile il fatto che molti di loro si trovano a navigare a vista in un paese sempre più complicato per fare impresa, ma è anche vero che devono iniziare a pensare in modo innovativo e guardare alla manodopera giovanile come ad un know-how per la loro impresa e non come ad un mezzo di uso temporaneo; investire sui giovani decreta sicuramente la longevità di una azienda.

Non è poi così vero che molti giovani preferiscono starsene a casa con il “sussidio” piuttosto che mettersi in discussione e cercarsi un lavoro. I nostri Millennial non sono esseri perfetti ma, come tutti, umili e vanitosi, sfaticati e dinamici, magari alcuni si trovano a combattere ogni giorno per riuscire ad avere un lavoro che li gratifichi mentre altri vivono fregandosene di tutto perché hanno il “reddito di cittadinanza” come mezzo di sostentamento.

Il problema sociale di questo paese però, riguarda proprio quelli che rientrano nella prima categoria e sono quella gran parte di ragazzi che, cercando di trovare il modo di  sentirsi realizzati, si trovano a dover sbattere contro quella che è una “struttura” decisamente da abbattere.

Ed è la “struttura” il vero problema italiano.  In Occidente siamo tra i meno abili e competenti a incrociare offerta e domanda di lavoro; in Europa poi, siamo tra i primi ad avere un alto numero di neet, giovani tra i 15 e i 29 anni che non studiano, non lavorano e non stanno facendo corsi di formazione. Siamo quel paese dove il disallineamento tra le abilità che si imparano a scuola e quelle che poi vengono richieste nel mondo del lavoro il cosiddetto mismatch è esageratamente alto, a questo si deve obbligatoriamente aggiungere il fallimento del Reddito di Cittadinanza nella sua Fase 2, dove il sussidio non ha raggiunto l’obiettivo di far trovare una occupazione stabile anzi, ha creato quella dipendenza e deresponsabilizzazione facendo aumentare la disoccupazione.

Altresì nessuno ha “insegnato” ai giovani italiani come trovare un lavoro, nonostante si parli da anni di politiche attive, tanto che ancora oggi moltissimi ricorrono a quello che è il metodo più antico … il passaparola. E questo èdecisamente inaccettabile in un mercato del lavoro sempre più ampio e meno localizzato, dove i profili professionali ricercati sono sempre più precisi e qualificati.

Ce ne vuole, da questo quadro decisamente complicato, a concludere in modo così  semplicistico che i giovani italiani sono schizzinosi; forse viene da dire che i giovani italiani pretendono, da parte della politica e da quel mondo dedicato, un sistema di incrocio domanda ed offerta di lavoro che li porti a trovare un’occupazione in modo veloce ed efficiente e metta le aziende nella condizione d’offrire lavori dignitosi per non perdere proprio quella generazione necessaria a far ripartire il nostro paese.