Giustizia: riforma confusa e inutile al Recovery

di Raffaele Lauro (Segretario Generale Unimpresa)

Mentre il tempo scorre inesorabile e i problemi reali del mondo economico-produttivo non trovano ancora soluzioni adeguate, anzi si incancreniscono, il nodo della riforma della giustizia appare, sempre più, il passaggio epocale per il destino del governo Draghi, della stessa legislatura e della ripresa economica, nonché per il contenimento della pandemia.

L’inadeguatezza, litigiosa, irresponsabile e miope, di tutti i partiti della cosiddetta maggioranza di governo, nessuno escluso, sta costringendo il premier Draghi e la ministra Cartabia ad una mediazione estenuante, fatta di compromessi.

Il mondo delle piccole e medie imprese segue con rispetto lo sforzo del premier di trovare una soluzione, che non lo costringa a rassegnare, in mancanza della fiducia, le dimissioni, ma, nel contempo, guarda con grande preoccupazione ad una riforma pasticciata.

Una non-riforma della giustizia sarebbe non solo inutile per il Recovery Plan, ma rinvierebbe ad un futuro incerto l’intero processo delle riforme strutturali, vitale per il nostro paese.

Come ha ammonito il presidente Mattarella, bisogna ascoltare tutti, ma varare, con la fiducia, una riforma adeguata, in grado di risolvere gli annosi problemi della giustizia italiana. Solo una riforma che scontenti tutti, sarà una riforma vincente.

Un’estate tra calciomercato e nuove regole

di Maria Labanchi

Sembrava essere partita bene un’estate che, almeno nei pronostici, pareva promettere acquisti su acquisti per le squadre decise a rivoluzionare la propria rosa, ma invece, dopo quasi un mese dall’apertura ufficiale di questa sessione di calciomercato, sono state più le cessioni che gli ingaggi.

Nessuna sorpresa almeno per quel che riguarda l’affare Donnarumma, che poco dopo la fine (e la vittoria) degli Europei è ufficialmente diventato un nuovo giocatore del Paris Saint Germain, dove percepirà 7 milioni netti a stagione esclusi i bonus. La società francese è stata e continua ad essere una delle più attive in questa finestra di mercato: oltre al portiere ex Milan è riuscita infatti a portare in rosa anche Sergio Ramos, svincolato dal Real Madrid, e Hakimi, terzino destro ex Inter. E altri nomi, tra cui Theo Hernandez del Milan e Kalidou Koulibaly dal Napoli, potrebbero essere sulla  lista degli acquisti per la nuova squadra. Confermato intanto anche l’allenatore Pochettino, con un rinnovo del contratto per due anni.

Quanto alla Serie A, è sicuramente il Milan che, almeno per quanto riguarda l’aspetto economico,  si è mosso di più tra entrate ed uscite, e non si può far a meno di menzionare l’acquisto di Giroud, dal Chelsea, per 1 milione di euro, insieme alla cessione di Calhanoglu, svincolato, all’Inter. Tra gli svincolati del massimo campionato nazionale, comunque, si possono notare pure altri nomi più o meno altisonanti (e a tratti sorprendenti!); nessuno infatti si sarebbe aspettato, dopo la strepitosa vittoria di Euro 2020, di trovare in questo elenco anche il nome di Giorgio Chiellini, ancora in attesa del rinnovo dalla Juventus, e non meno rinomati sono anche Goran Pandev, Franck Ribéry, Mario Mandzukic o Rodrigo Palacio. Ma a detenere il titolo di svincolato più “costoso” è Nikola Maksimovic, difensore serbo a cui il Napoli ha deciso di non rinnovare il contratto (insieme ad Hysaj, che però ha ritrovato l’ex allenatore Sarri alla Lazio) dopo 5 stagioni in cui non è riuscito ad esprimersi al meglio.

Tra gli altri azzurri vincitori di Euro 2020 spiccano certamente anche i nomi di Lorenzo Insigne e Andrea Belotti, pure loro in attesa di rinnovo dalle rispettive società (tra contatti veri o presunti con altre squadre), i quali per il momento stanno rimandando la scelta sul loro destino a quando si ricongiungeranno con tifosi e compagni dopo le vacanze. Pare invece molto più vicina la conferma di Messi al Barcellona, dopo mesi di tensioni che avrebbero garantito il trasferimento dell’argentino, reduce dalla vittoria della Copa América, lontano da quella che sarebbe la sua casa da più di 15 anni (senza contare le stagioni nelle giovanili). E invece si fanno sempre più insistenti le voci secondo cui, oltre a rinnovare per 5 anni al posto dei 2 previsti inizialmente, la “Pulce” sarebbe pronta a ridursi l’ingaggio del 50% pur di continuare questa interminabile storia d’amore.

Mercato a parte, una delle novità più importanti per il campionato italiano a partire da questa stagione è un nuovo calendario “asimmetrico”, organizzato sulla base di regole che tengono in conto una serie di fattori e che innanzitutto prevedono che il girone di ritorno segua un ordine diverso rispetto a quello d’andata.

Oltre alla classica rotazione tra squadre che condividono lo stadio, anche altre coppie di società dovranno alternarsi tra casa e trasferta: tra queste Napoli e Salernitana, Empoli e Fiorentina, Spal e Venezia, Cesena e Spezia (queste ultime due coppie però dovrebbero “fare i turni” solo provvisoriamente per problemi legati ai rispettivi impianti di gioco). Tutti i derby inoltre non possono essere programmati né alla prima né all’ultima giornata e neanche nei turni infrasettimanali, giornate a cui si aggiunge l’impossibilità di disputare incontri tra Atalanta, Inter, Juventus, Lazio, Milan, Napoli e Roma. Le società partecipanti alla Champions League (Milan, Inter, Atalanta, Juventus) non possono incrociare né Lazio e Napoli (impegnate nell’Europa League) né la Roma (Conference League) nelle giornate successive ad un turno di UEFA Europa League/UEFA Conference League e non vi può essere alcun incontro ripetuto rispetto al calendario della scorsa stagione (cioè la stessa partita nella stessa giornata e con lo stesso ordine casa/trasferta). Le date di inizio e fine ufficiali sono fissate per domenica 22 agosto e domenica 22 maggio.

Insomma, un intricato labirinto di nuove regole a cui tifosi e società dovranno abituarsi in fretta, anche dopo il caos causato dalla questione diritti tv che da quest’anno apparterranno per la maggior parte a Dazn, con sole tre partite affidate a Sky (anticipo del sabato alle 20.45, la partita della domenica alle 12.30 e quella del lunedì alle 20.45). E, stando alle ultime dichiarazioni del presidente Figc Gravina, questi potrebbero non essere i soli cambiamenti radicali nei prossimi anni…

Ma quanto è lunga la coperta di Draghi?

Eh, sì. La domanda è proprio questa: quando sarà lunga la coperta di Draghi? Un quesito su cui più che riflettere occorrerebbe scommettere, tenendo presente alcuni presupposti da cui è impossibile prescindere.

Il primo è quello che Draghi è più che mai saldo al posto di comando. Tanto saldo da potersi permettere tali dimostrazioni di forza da evidenziare, senza tema di smentita, come oltre di lui c’è il nulla.

Questo però, e dobbiamo prenderne atto, è dovuto alla generale inconsistenza politica dei partiti che la pandemia ha messo cinicamente in luce. Tra l’altro siamo in presenza di un Parlamento composto da gran parte di persone che, consce di non rispecchiare più le volontà del Paese, temono di perdere lo scanno tanto agognato e quindi tornare nei ranghi della gente comune, considerato come personalità di spessore non è che ve ne siano molte da quelle parti.

Un tale terribile mix ha dato la possibilità a mister Draghi, uomo smaliziato e di livello, d’esercitare quello che gli viene meglio in assoluto: il potere. E lo fa con piglio di comandante vero che decide, con cortesia impone e mette la faccia anche quando la diplomazia consiglierebbe un’esposizione meno diretta.

D’altro canto, la compagine governativa è composta da forze tanto eterogenee e confuse che immaginare altri scenari del genere è praticamente impossibile e del tutto irrealizzabile. Draghi decide, Draghi detta la linea, Draghi impone. Questo di fatto è lo stato attuale dell’arte. Tutto il resto son chiacchiere che lasciano il tempo che trovano. La riforma della Giustizia e la decisione sul Green Pass sono prove evidenti di questo. E ne seguiranno altre, dalla scuola ai trasporti, dal lavoro alle pensioni.

Draghi usa parole dirette, immediate, che colpiscono per la semplicità ma che hanno una forza dirompente. In fondo, diciamo la verità, il Premier sta facendo senza eccessivi sforzi quello che ogni altro leader vorrebbe fare: analisi, decisione e azione.

Tutto nell’assoluta solitudine di un potere che non è decisionismo allo stato puro, ma l’assoluto rispetto dell’equilibrio tra interessi di bandiera e un progetto Paese che stia bene a Bruxelles. Il resto è relegato a puro corollario. Vuoi per i motivi sopra descritti, vuoi perché siamo ormai calati in una crisi profonda che investe ogni segmento sociale.

Non ci sono dunque alternative a questa sorta di Governo dell’uomo forte? Se si esclude la possibilità del voto e una decisione chiara e senza mezze misure da parte del Paese nelle urne, no. Non ci sono alternative.

La coperta di Draghi continuerà, senza troppe pieghe, a coprire l’insipienza politica del momento lasciando i politici a giocare in una continua e assurda campagna elettorale per un voto che non c’è e tenendo per sé le cose che contano.

A questo si aggiunga un elemento da non sottovalutare: il consenso che Il presidente del Consiglio sta riscontrando tra la gente. Un consenso che suona tanto come ulteriore condanna della politica. Di certo il garante di quello che sta costruendo come Primo Ministro sarà sempre lui, magari seduto sul Colle più alto.

Un nuovo Medioevo? Il male oscuro del nichilismo

di Raffaele Lauro

La pandemia non ha soltanto seminato e continua a seminare milioni di morti e imprevedibili danni permanenti alla salute, fisica e mentale, di intere generazioni di esseri umani, nonché ha distrutto e continuerà a distruggere un sistema economico obsoleto, seminando povertà, fame, disagio, angoscia e timore per il futuro, ma sta minacciando dalle fondamenta la fiducia dell’uomo nel progresso scientifico, maturato negli ultimi secoli, e nella capacità del genere umano di affrontare razionalmente e di superare, come in passato, un’altra grande tragedia della storia.

La colpe non riguardano soltanto l’incapacità delle classi dirigenti e di governo, delle unioni di Stati, di rispondere adeguatamente ad un’emergenza epocale, sia sanitaria che sociale, oppure la crisi delle grandi autorità morali del mondo, l’anarchia comunicazionale dei responsabili scientifici, la speculazione economico-finanziaria delle grandi multinazionali farmaceutiche, le strumentalizzazioni geopolitiche e, infine, il ribellismo di chi è stato economicamente danneggiato o si senta minacciato, a causa delle misure restrittive adottate, nelle proprie libertà fondamentali.

C’è qualcosa di più pericoloso, un male oscuro e profondo, che circola e come un uragano distruttivo, si sta diffondendo, tramite il web, alimentato da false notizie, non controllate, capaci di seminare paure, incertezze e timori, nonché da proteste di piazza, mobilitate ad hoc dai guru del negazionismo fine a se stesso e da intellettuali, anche pseudo filosofi, di varia estrazione, novelli untori delle menti, che alimentano un miscuglio esplosivo, con un potenziale di disgregazione sociale, nel quale non si riescono più a distinguere le miopi strumentalizzazioni dei politicanti dalle legittime manifestazioni di dissenso.

In tal modo, mentre il vaccino, allo stato l’unico antidoto in campo, capace di evitare altre vittime e ulteriori irreparabili danni, con la disarticolazione del tessuto sociale, procede a stento, tra i marosi delle false polemiche, il virus si trasforma, si adatta a sopravvivere e prepara nuove ondate epidemiche. Il mostro del nichilismo dilaga nel grande mare, in tempesta, dell’ignoranza, della sopraffazione e della manipolazione dei cervelli e dei cuori, ottenebrati dalla paura.

Si intravede il fosco scenario di un nuovo medioevo, oscurantista, un ritorno nelle caverne, negatore della ragione e della speranza, che restano le uniche possibilità per poter salvare, di nuovo, l’umanità anche da questa immane catastrofe. E di evitare un ritorno allo stato di natura, homo homini lupus!

Con caos politico Recovery Plan a rischio

di Raffaele Lauro (Segr. Gen. Unimpresa)

Lo scenario delle prossime settimane della situazione politica italiana si presenta come un coacervo di contraddizioni, di cecità e di irresponsabilità, destando enormi preoccupazioni nel mondo economico e produttivo italiano, specie nel tessuto lacerato delle micro, piccole e medie imprese che auspicavano una rapida ripresa, nel corso dell’estate, dopo i pesanti danni subiti dall’inizio della pandemia.

Un centro sinistra inesistente, un centro destra, squassato dal mancato rispetto dei diritti di rappresentanza delle opposizioni, una maggioranza parlamentare fittizia, che di unità mostra ben poco, il ritorno bellicoso in campo dell’ex premier Conte, dopo la commedia grillina, rischiano di mettere in crisi il processo delle riforme, avviate con sollecitudine dal governo Draghi.

Riforme strutturali che, come nessuno dovrebbe ignorare, sono necessarie e vitali per il successo del Recovery Plan e per l’utilizzo tempestivo, trasparente e puntuale delle risorse europee, già in arrivo, nell’attuazione dei progetti approvati.

Pur confidando nella fermezza del premier Draghi, Unimpresa ha la consapevolezza che riforme annacquate, in particolare in materia di semplificazione, di giustizia e di fisco, frutto di ulteriori compromessi all’italiana, sancirebbero il fallimento delle politiche dell’esecutivo in carica, nato in una situazione di emergenza, che minaccia di perpetuarsi con una drammatica quarta ondata epidemica.

Il fattore tempo, nella situazione data, è diventato cruciale. Sarebbe preferibile, a quel punto, mettere tutti i partiti di fronte alle proprie responsabilità, decidendo, prima del semestre bianco, di arrivare allo scioglimento del parlamento e di ritornare alle urne, lasciando al popolo sovrano il compito di sanzionare pesantemente un ceto politico, non all’altezza dei propri compiti, ponendo fine ad una legislatura, nata male e finita peggio.

Cuzzupi: adesso basta prendere in giro la scuola!

È, ormai, da tempo che richiamiamo l’attenzione sulla situazione che si sta delineando per la ripresa della scuola e lo stiamo facendo con precise segnalazioni e con la richiesta di mettere in campo il realismo necessario a guardare ciò che è e non quello che vorremmo. Sono mesi che ci sentiamo ripetere dalle Istituzioni che la scuola riprenderà in piena efficienza e con le dovute accortezze, che le cattedre saranno tutte coperte, che il problema dei precari troverà un’adeguata soluzione, che gli scempi determinati da vincoli che sfuggono alle più elementari logiche saranno sanati, che il problema delle classi pollaio verrà affrontato e risolto. Tutte bellissime intenzioni che però vanno a cozzare con la realtà e con processi burocratici che, mai come in questo momento, ledono il sistema scuola e la credibilità delle Istituzioni”. Questa la dura presa di posizione dell’UGL Scuola che, attraverso il proprio Segretario Nazionale, Ornella Cuzzupi, segnala l’enorme rischio che si sta correndo in funzione del nuovo anno scolastico.

Se si continua a percorrere la strada delle chiacchiere senza cambiar urgentemente registro, ci troveremo al cospetto di un disastro annunciato le cui responsabilità ricadranno completamente su un esecutivo nato proprio per gestire le emergenze. Non è possibile – continua Cuzzupi – che al momento manchino ancora migliaia e migliaia di docenti e professionalità necessarie alla scuola, che la stabilizzazione tanto esaltata rimanga una chimera, è irresponsabile che ancora non si abbiano chiari i criteri per intervenire sulle strutture da adeguare, è assurdo che ancora non si abbia una precisa indicazione sul come assicurare ai vari istituti strutture di primo intervento per eventuali emergenze per una pandemia che è ancora tutta da sconfiggere”.

 Ma il Segretario Nazionale non si ferma alle denunce:

Da parte nostra non intendiamo attendere passivamente che il disastro si materializzi;, che un certo mondo politico alimenti diatribe tra il personale (pensiamo ad esempio ai docenti statali e quelli delle paritarie); che attività che dovrebbero essere già certezze rimangano ancora nel limbo del “da fare” (tipo i percorsi formativi abilitanti); che i lavoratori della scuola stiano ancora sotto il giogo d’interessi che con la missione scolastica hanno poco a che vedere; che il nostro patrimonio del domani sia affidato al fato. No – chiarisce il Responsabile UGL Scuola – l’UGL chiede con urgenza un incontro ai vertici ministeriali per un confronto sui problemi e poco ci interessa di procedure che lasciano il tempo che trovano di fronte ad una situazione d’emergenza gravissima. Se il Ministero continuerà nella scelta di sfuggire a interlocuzioni che tendono a sollevare problemi e individuare soluzioni l’UGL avvierà tutte le azioni necessarie e in tutte le Sedi opportune a difesa dei lavoratori della scuola, della scuola stessa e, mi si consenta, del futuro del Paese”.