Green Pass si, Green Pass no…

In un momento come quello che stiamo vivendo, in cui in cui ancora quotidianamente aspettiamo di conoscere i numeri dei contagi, in cui la scuola ha riaperto con tutta una marea di problemi irrisolti, con una tensione da covid che cova sotto il tentativo di ripresa della normalità… in un momento come questo ancora si tergiversa sull’opportunità o meno del Green Pass nei luoghi di lavoro.

Ora, due sono le considerazioni da fare.

La prima: Chi ha la responsabilità della Sanità e del bene pubblico (siano essi politici, scienziati e studiosi) ha ritenuto indispensabile portare avanti una campagna di vaccinazioni quanto più ampia possibile cercando, in tal modo, di restringere gli spazi dove il maledetto virus può progredire nella sua dannata corsa.

La seconda: Al di là di come la si possa pensare sui vari aspetti della questione l’importante in assoluto è evitare casi positivi in luoghi dove la densità di persone rischia di provocare pericolosi focolai. Un’indicazione che non lascia spazio a interpretazioni. I posti di lavoro, quelli dove c’è un continuo movimento, gli ambienti chiusi dove devono convivere vari soggetti sono i principali punti di allarme.

Messi in chiaro questi due aspetti, il tanto avvilupparsi della politica sull’opportunità o meno del Green Pass ci appare quanto meno incomprensibile e un tantino pretestuoso. Se la vaccinazione rappresenta un dovere nei confronti degli altri e della società, se lo stesso Presidente Mattarella ha affermato che questo processo è un presupposto preciso per la ripresa economica e per evitare nuovi blocchi delle attività… beh, allora occorre veramente che qualcuno ci spieghi perché accanto alle necessarie misure di sicurezza messe in atto nei posti di lavoro, il Governo, i decisori politici (per usare un termine caro al prof. Locatelli), e l’intera classe politica non imponga il Green Pass. Sì, parliamo d’imporre, non troviamo altro termine.

Qui la questione è semplice o si accetta che la situazione è quella descritta o non servono né Green Pass, né vaccini, né tantomeno le misure di sicurezza introdotte nei luoghi di lavoro compreso il sistema dello smart working che – di fatto – penalizza produttività e rapporti interpersonali. Come pure quale senso ha che i clienti di un ristorante debbano avere il Green Pass e il personale che ci lavora – a contatto con i clienti e con ciò che mangeranno – no?

Allora, per una volta, ben venga un’azione di responsabilità. Si renda obbligatorio per legge in tutte le aree di lavoro, siano esse pubbliche o private, il Green Pass senza troppi ma e senza troppi se.

Sarebbe un’operazione che darebbe maggiore sicurezza alle attività, toglierebbe molti alibi e, soprattutto, tornerebbe a dar fiducia alla gente che ancora oggi guarda con comprensibile terrore chiunque faccia un colpo di tosse o un semplice starnuto. E chi dice che questo non è vero, mente sapendo di mentire!