Napoli: cambiare si può, ma serve pensare alla città!

di Anna Abbruzzese

L’avvicinarsi della tornata elettorale a Napoli sta facendo risaltare vecchi difetti e nuove incapacità. Da un lato, quello del recente passato, abbiamo la debacle totale di una gestione della città nata sotto un’incredibile spinta popolare, più di pancia che di testa, finita in una terribile indifferenza verso chi ne ha rappresentato il vertice. Luigi De Magistris, dopo esser stato eletto per due volte con oltre il 65% dei voti al ballottaggio è riuscito a mancare del tutto l’obiettivo di rilanciare Napoli. Un fallimento che si è reso ancor  più evidente con l’abbandono al proprio destino della stesso candidato Sindaco da lui prescelta per succedergli. Insomma, meglio lasciar perdere questo capitolo che è stato uno dei più deludenti e pesanti per il capoluogo partenopeo.

Chiuso il capitolo DeMa, alla città non rimane che guardare a quello che il panorama politico offre. E non è certo uno spettacolo esaltante. Nessuno dei candidati risulta capace di “riscaldare” gli animi e raccogliere quella speranza che ha bruciato il Sindaco uscente. Gaetano Manfredi, ex Ministro ed ex rettore dell’Università Federico II espresso dal Pd e da quel che rimane del M5S non è riuscito a entrare nell’immaginario della gente. Anche il suo sfuggire ai confronti non lo aiuta nel trasmettere l’immagine di figlio del popolo e questo unito alla perdita di credibilità dei partiti che lo appoggiano ne fa una figura troppo lontana per essere amata.

Occorre inoltre dire che i programmi sono considerati d’importanza relativa vista la convinzione di tutti che basterebbe una sana e intelligente politica di gestione della città per migliorare una situazione che definire critica è un eufemismo ottimistico!

Ma a proposito di partiti, credibilità e confusione, lo spettacolo che è riuscito a dare il centrodestra ha superato l’immaginabile. Credo che il candidato Sindaco, ex magistrato, Catello Maresca abbia sbraitato una serie d’imprecazioni di rara portata di fronte al casino fatto per la presentazione delle liste. Una sorta di Caporetto della politica che ha interessato chi fa capo anche a Partiti che puntano a governare il Paese, leggi Lega. Tutto questo, a parte la figura di dilettanti fatta, ha danneggiato in maniera ancora più consistente un candidato che già di per sé faticava (e non poco) ad attirare consensi, non perché la sua sia una figura minore, tutt’altro, ma proprio perché ha “subito” una campagna troppo legata ad equilibrismi per nulla celati dalla sua affermazione “me ne fotto dei simboli”. E poi questa storia di nascondere i simboli politici in liste civiche e moltiplicarle per enne è un qualcosa, obiettivamente d’insopportabile. Su questo Forza Italia e Fratelli d’Italia, spiccano per concretezza politica sul resto che si è rivelato deprimente.

Vi è poi il candidato che punta ad essere la sorpresa non tanto per la poltrona di Sindaco, bensì per il consenso che potrebbe ricevere. Si, parliamo di Antonio Bassolino, un vecchio  volpone della politica. Un personaggio che conosce tempi, modi e sistema dei meccanismi elettorali. Certo, è una carta ben nota. Sindaco di Napoli, Presidente della Regione, un uomo che non ha certo portato la Campania e il suo capoluogo a vette inusitate di benessere, ma a lui è riconosciuta – basta andar per strada per avvertirlo, benché queste elezioni non riscaldano gli animi – una capacità politica ignota ad altri. E questa è una variabile che potrebbe rivelarsi importante nel segreto delle urne.

Il resto è fumo. Nulla più e nulla meno che briciole di politica intrise di interessi.

Questo, volendo o non volendo, è il quadro che si prospetta per la città di Eduardo. Un quadro che lascia perplessi mentre la città rimane in attesa c’addà passà ‘a nuttata.  E meno male che c’è San Gennaro…