11 settembre vent’anni dopo: la sconfitta di tutti

Tante parole sono state spese in questi anni per ricordare la giornata che più di ogni altra ha segnato il confine tra il mondo di ieri e quello di oggi, parole che da quell’11 settembre 2001 faticano a non ripetersi nella loro sintesi di orrore.

Eppure, a vent’anni da quei momenti che hanno sconvolto le certezze del mondo occidentale, ci sono ancora domande rimaste senza risposta. Tra queste, una si affaccia con il suo bagaglio di atroce perplessità: a cosa sono serviti questi anni?

Potremmo inventarci mille risposte per giustificare qualsiasi cosa, dall’una e dall’altra parte. Sì perché sono due le idee di civiltà che si contrappongono ed è inutile fingere che non sia così.

Da un lato, la prospettiva di un mondo che cerca (è vero, spesso a fatica) di garantire al massimo le libertà personali seppure in un contesto di regole; dall’altro chi crede in una società molto legata a strutture e motivazioni di stampo religioso o lontane dal concetto di democrazia occidentale.

In tale panorama, non sono le differenti impostazioni a produrre tragedie bensì la radicalizzazione d’idee e valori che determinano drammi. Ma, purtroppo, i fenomeni e le circostanze che celano il pericolo estremista sono troppo, troppo spesso tollerati (se non foraggiati) dalla fazione a cui fanno ideologicamente riferimento, ed è questo il motivo per il quale diventa necessario dar risposta alla domanda: a cosa sono serviti questi anni?

A nulla! Questa è la sconcertante risposta. A nulla e a nessuno!

Vent’anni in cui spesso interessi di parte, anche se platealmente contrastanti, hanno trovato punti d’incontro determinando uno scacchiere in cui è stato lasciato uno spazio immenso per chi della violenza ne ha fatto principio di vita. Si è arrivato a giustificare l’ingiustificabile. Il risultato lo abbiamo sotto gli occhi. Il terrorismo non solo non è stato sconfitto, ma si è talmente riempito di sé da risultare incontrollabile anche per chi ha pensato di “sfruttarlo” per esaltare il proprio modo d’intendere la vita o per chi immaginava di poter utilizzarlo come alibi per i più svariati motivi. Questo vale per il mondo occidentale, questo vale per l’area islamica!

Tutti hanno fallito in questi vent’anni. È vero che democrazia non si esporta e occorre piantarne i semi nel modo giusto, ma è altrettanto vero che non si possono portare indietro di secoli le lancette del tempo nel nome di una religiosità portata all’esasperazione. Tra queste considerazioni occorre muoversi per limitare e fermare una lotta che rischia di essere ancora più radicale e cruenta di quanto lo è stata sinora, compreso quel maledetto giorno. I segnali ci sono tutti. Sia ben chiaro che anche il buonismo di facciata non è altro che un aspetto della questione che, a secondo del momento, favorisce rischi e pericoli.  

E allora? Allora non resta altro che sperare che le parti che si dicono “moderate” nel rispetto delle proprie peculiarità isolino ogni forma di radicalizzazione arrivando a una convivenza civile nel rispetto profondo della figura umana.

Questo comunque non significa certo assistere con passività all’esaltazione dell’avvilimento della dignità umana. Quando ciò accade occorre agire, condividendo, sì, gli interventi con la massima platea possibile in modo da sapere anche come affrontare il dopo, ma con la determinazione di isolare in maniera dura e senza mezze misure chi non è pronto a collaborare o si nasconde dietro mille, inutili distinguo.

Una guerra nella guerra? No, una precisa presa di coscienza per impedire di rafforzare l’idea che la marcia verso altri orizzonti (e non solo occidentali) sia possibile!

Non è più il tempo, e l’Afghanistan lo dimostra, di tergiversare se vogliamo evitare altri 11 settembre, altri Bataclan, altre scene di aeroporti presi d’assalto, altri bambini gettati oltre un reticolato, altre donne che muoiono nella speranza di sentire il sole sul volto e ripeterci, a decenni di distanza, le stesse domande.

Scuola: poco da sorridere e molto da costruire!

Mentre il Ministro Bianchi si lascia andare ad affermazioni alquanto discutibili, L’UGL Scuola lancia un nuovo appello al Premier affinché venga dato ascolto a tutte le voci che intendono costruire e si ponga massima attenzione alle disabilità.

All’approssimarsi dell’apertura del nuovo anno scolastico, il Segretario Nazionale UGL Scuola, Ornella Cuzzupi, ha stigmatizzato con forza la situazione attuale ricordando le tante promesse fatte che al momento di stanno rivelando solo fumo senza arrosto.

La recente dichiarazione del Ministro Bianchi circa la possibilità di tornare a sorridere in classe alla presenza della totalità di vaccinati, sarebbe da cogliere con grande trasporto considerato il desiderio generalizzato di un “ritorno alla normalità”. Ma non bastano gli auspici, occorre maggiore realismo di fronte a ciò che è!” Questa la decisa affermazione della professoressa Cuzzupi, a margine della manifestazione “La festa della Scuola” tenuta ad Ascoli nei giorni scorsi alla quale ha partecipato.

Vogliamo esser sinceri? – continua – l’istituzione scolastica è ormai preda di una vasta confusione. Come non ricordare quando lo stesso Ministro dichiarava che a settembre avremmo avuto una scuola in presenza, in sicurezza, con cattedre definite e problema precari ridotto? Eccoci a settembre, cosa si è realizzato? Occorre ripeterci: rimane tutto vago ed incerto, forse anche improvvisato in maniera incauta. E non basta. Negli ultimi giorni, dopo la querelle mal gestita relativa al green pass, si presenta la bagarre della procedura informatizzata che assegna incarichi e supplenze da GPS. Quest’ultima si è rivelata inesatta e poco attendibile in molte province italiane per cui le assegnazioni delle cattedre a tempo determinato sono state sospese! Il tutto alla vigilia del riavvio delle lezioni lasciando sgomenti migliaia di lavoratori. Al Dicastero dicono che il problema pare risolto, ma rimangono dubbi e paure. E in un simile scenario si aggravano anche i problemi dei meno fortunati”.

Sul tema delle disabilità l’attenzione della Unione Generale del Lavoro Scuola è sempre stata molto specifica e anche adesso il Segretario Nazionale non si tira indietro, condividendo una proposta di Legge sull’argomento: “Non dimentichiamo come la tutela delle persone con disabilità sia una questione d’assoluta importanza e un indicatore di civiltà. L’attribuzione agli Enti Locali della funzione di supporto agli alunni meno fortunati si è rivelata, in molte realtà, un vero disastro. Da qui la nostra convinta adesione alla proposta di Legge n° 2887/2021 che mira a introdurre negli organici scolastici la figura dell’assistente all’autonomia e comunicazione così da garantire al massimo il valore inclusivo della scuola. Inoltre, realizzando quanto proposto, sarebbe possibile stabilizzare altro precariato e chi già svolge l’attività, rimettendo in capo al MIUR le relative competenze”. Una proposta accolta con estremo favore dalle Federazioni a tutela delle persone con disabilità (in particolare FIRST e FAND).

Creare il futuro in sicurezza, dare spazio all’edilizia scolastica, stabilizzare il precariato, ridurre il numero degli alunni per classe, riconoscere a docenti e Ata attraverso il rinnovo Contrattuale la giusta dignità e retribuzione, costruire una scuola che accolga e non isoli, ecco gli obiettivi da raggiungere! Per questo ancora una volta, – rimarca Ornella Cuzzupirivolgiamo un appello al Parlamento e al Presidente del Consiglio affinché sia dato spazio a tutte le voci che vogliono edificare e, soprattutto per far sì che vi siano veri motivi per sorridere, nelle aule e nel Paese”.