Risultati elettorali: la realtà oltre il voto

I segnali che arrivano dalle urne sono esplicativi di una volontà degli elettori ben chiara e precisa.

Se, da un lato, è evidente come il dilagante astensionismo – un italiano su due non ha votato – rimanga la più cocente sconfitta della politica, dall’altro la determinante vecchia, solida logica italica del “manteniamoci concreti” risulta l’unico elemento premiante di questa strana tornata amministrativa.

Dopo l’ubriacatura che aveva portato sugli altari quello strano soggetto pseudo-politico del M5S, dopo l’innamoramento del Salvini ministro, istituzionale e (per quanto possibile) misurato, e dopo aver lasciato per strada un PD perso nei meandri di un nulla governativo si è arrivati al momento dove, a parte le chiacchiere di strada, la gente ha espresso il proprio parere tenendo presente le circostanze del momento, la preoccupazione del futuro e. soprattutto il terrore di un cambiamento troppo radicale per averne certezza del funzionamento.

 E qui i nodi, come si suol dire, vengono al pettine.

Se andiamo ad analizzare le indicazioni provenienti dai Comuni, ha ragione Paolo Cirino Pomicino, quando afferma che grandi sconvolgimenti in fondo non ve ne sono stati. Quelli che erano nel perimetro del Centrosinistra lì son rimasti, così come per i territori legati al Centrodestra. Eppure mai come questa volta due circostanze sono talmente evidenti che non prenderne atto rappresenterà l’abbandonarsi a una crisi istituzionale di rara portata e dai risvolti imprevedibili.

La premessa dalla quale partire è proprio l’astensionismo, sintomo evidente di una disaffezione verso un universo politico ritenuto inutile se non persino superfluo e deleterio. La popolarità di Draghi, nonostante il suo vissuto, è la prova evidente della profonda crisi che attraversiamo.

La classe politica agli occhi del Paese è ben poca cosa, i vari leader più che di stima e considerazione godono di un popolarità da social, penetrante per quanto si voglia, ma del tutto effimera considerato come rimangono, nell’immaginario collettivo, singoli soggetti comunque non rappresentativi di funzionali aggregazioni.

Il Partito Democratico, che adesso pare gongolare solo per aver evitato il tracollo deve prendere atto che è solo e senza particolari idee. L’alleanza con il M5S ha un limite preciso delineato dal fallimento dell’idea grillina e dalla sostanziale mancanza di un progetto Paese che non sia lo Ius Soli e le accoglienze indiscriminate. I vari movimenti, le diverse anime, il cosmo eterogeneo (e confuso) del centrosinistra non garantisce certo quella spinta equilibrata e di concreto sviluppo di cui si avverte la necessità.  

Per altro, la situazione del Centrodestra al momento non è assai diversa. Certo ci sono i sondaggi, i like, le operazioni d’immagine, ma a conti fatti, nel segreto della cabina, quel che conta è la considerazione che l’elettore ha.

Quel vecchio volpone di Berlusconi, che per quanto se ne possa dire è tra i pochi animali politici rimasti, già da mesi aveva intuito e inquadrato la situazione. Il suo richiamo verso una sorta di federazione del Centrodestra più che un limite d’azione era il modo di presentarsi agli italiani con il vestito buono, quello rassicurante che piace di compagine decisa, chiara e soprattutto concreta ed equilibrata.  L’idea però non ha trovato – ad oggi –  le adesioni necessarie se non un tiepido cenno di attenzione ma giusto per evitare di dir di no, convinti gli altri di poter primeggiare senza troppo patire.

E questi sono i risultati. Si cambia per non cambiare. Si evita il voto per totale mancanza di fiducia. È il fallimento della politica spettacolo. Della politica che mostra i muscoli. Di quella politica che mette in evidenza il potere ma non lo sa gestire.

E allora si abbia il coraggio di tornare tra la gente, di parlare di problemi veri, anche spiccioli e all’apparenza banali e non solo farsi vedere sorridenti e felici in selfie che a tratti appaiono persino paradossali.

Se poi a questo si aggiungono le variabili determinate da certi media, da una magistratura dall’aspetto più corporale che obiettivo, da un chiacchiericcio senza costrutto beh, allora la deriva democratica è a un passo.

Elezioni: vince la scarsa credibilità del ceto politico

di Raffaele Lauro

Al di lá delle solite, stucchevoli e prevedibili rivendicazioni di (false) vittorie dei partiti della cosiddetta maggioranza di unità nazionale e delle opposizioni, i risultati di questo turno di elezioni amministrative e regionali parziali 2021, con la chiamata alle urne di 12 milioni di cittadini, confermano la poca credibilità dell’intero ceto politico italiano, l’inconsistenza o, meglio, la nullità delle proposte di governo locale,  e la precarietà irrisolta delle coalizioni obbligate di centro destra e di centro sinistra, che sta alimentando la fragilità delle stesse istituzioni democratiche.

L’astensionismo risulta, purtroppo, il vero vincitore di questa competizione, dovuto anche alla mediocre qualità delle candidature, frutto di scelte di compromesso, talora del tutto slegate dai territori da amministrare. Unimpresa paventa che le inevitabili ricadute negative che si manifesteranno, nelle prossime settimane,  all’interno dei partiti della maggioranza, peraltro già lacerati da sussulti e irriducibili conflitti interni, possano  paralizzare l’azione del Governo Draghi in una fase delicatissima: dal contenimento definitivo della pandemia al sostegno alla ripresa economica, dal varo delle altre riforme strutturali alla realizzazione dei progetti, collegati al Recovery Plan. 

Fiorentina-Napoli: 7 su 7, si vola ancora

di Maria Labanchi

Ritrova il successo dopo la pesante sconfitta in Europa League contro lo Spartak Mosca il Napoli di Spalletti, che ha rimontato la Fiorentina all’Artemio Franchi con un gol per tempo.

All’inizio della prima frazione di gioco scontro abbastanza equilibrato tra le due squadre, con vari pericoli da una parte e dall’altra, ma ad avere la meglio per prima è stata la Fiorentina che al 28’ è passata in vantaggio con un gol di Martinez Quarta.

Lo stesso giocatore è stato protagonista anche dell’episodio che ha concesso il calcio di rigore ai partenopei grazie ad un fallo su Osimhen. Dal dischetto, Insigne si è lasciato parare il potenziale gol del pareggio, ma sulla respinta di Dragowski Lozano non ha sbagliato battendo finalmente il portiere viola. Solo pochi minuti dopo, Osimhen ha tentato il raddoppio in rovesciata, chiudendo il primo tempo con un brivido per i padroni di casa.

Alla ripresa sono bastati cinque minuti affinché gli azzurri andassero in vantaggio con una rete di testa di Rrahmani, poi Osimhen ha provato e riprovato, senza successo, a metterci pure la sua firma, anche con un assist per Elmas che ha sfiorato la più clamorosa occasione di triplicare il vantaggio. Ma la Fiorentina non ha mollato la presa e ha continuato a cercare di recuperare il proprio svantaggio. In questo botta e risposta dell’ultima frazione di gioco ritorno in campo anche per Mertens, che ha sostituito Fabián Ruiz.

Al triplice fischio dell’arbitro, i tifosi da una parte e dell’altra sono stati protagonisti: quelli azzurri hanno festeggiato insieme alla squadra la settima vittoria consecutiva, ormai ad un passo dall’eguagliare il record della stagione 2017/18; quelli della Fiorentina invece hanno scritto un’altra triste pagina del razzismo che da anni si cerca di combattere in questo sport, facendo versi rivolti in particolare a Osimhen (che non ha evitato di esprimere il suo rammarico per quanto accaduto nel post partita), Anguissa e Koulibaly. E anche se la società viola si è dissociata da questo scandaloso comportamento, è veramente inaccettabile che ad oggi qualcosa del genere continui non solo ad esistere, ma anche a non essere sanzionato, per cui è fondamentale che la Procura Federale stavolta adotti delle misure che possano davvero evitare che situazioni del genere si ripresentino in futuro.

Una vittoria come questa, comunque, è stata un’ulteriore prova di carattere da parte dei partenopei, che non solo sembrano essersi lasciati alle spalle la sconfitta di giovedì scorso, ma hanno saputo tener testa ad un avversario che non aveva per niente intenzione di dargliela per vinta facilmente.

Unica squadra imbattuta nei principali campionati europei, il Napoli comincia ormai a prendere quota ma non deve mai perdere la concretezza che Spalletti sta insegnando ai suoi partita dopo partita, e soprattutto continuare a puntare sempre al massimo, ma mai ad un obiettivo che vada troppo oltre le proprie possibilità. Che gli azzurri dopo tanto tempo stiano acquistando sicurezza e fiducia è senz’altro un dato più che positivo, in primis perché questo gli permette di reagire meglio nei momenti più complicati (non è la prima volta che in questo campionato i partenopei conquistano i tre punti dopo una rimonta) e allo stesso tempo mette anche gli avversari in difficoltà, poiché (fatto non così scontato) chiunque può segnare in qualsiasi momento.

In ogni caso, bisogna pure continuare a fare  attenzione a Milan e Inter che sono sempre “alle calcagna”, pronti a superare in classifica gli azzurri a qualsiasi passo falso, perciò bene cavalcare le ali dell’entusiasmo ma meglio rimanere sempre e comunque coi piedi per terra: a volare troppo alto, si rischia di perdere quota.