Amministrative: ha perso la politica.

Questa tornata elettorale ha, praticamente, confermato quello che già era stato l’indirizzo del primo turno. Il dato più evidente è l’astensionismo, un elemento d’assoluta importanza che impone attente riflessioni che coinvolgono la vita democratica e il ruolo che i partiti svolgono. Il 10% in meno di votanti rispetto al già deprecabile dato del primo turno è un segnale che non si può né sottovalutare, né, tantomeno, liquidare con poche battute e con il solito “tira a campare”. Nessuno festeggi e ostenti trionfalismi, siamo in presenza di una profonda crisi della politica che coinvolge tutto il quadro parlamentare.

Non ci sono vincitori. E anche chi risulta eletto rappresenta ben poca cosa considerando le platee possibili. Il Centro sinistra, di fatto, conferma quello che aveva anche prima. Milano, Bologna e le stesse Torino e Roma (che avevano l’immagine del M5S) erano tutte città non governate dal Centrodestra. Quest’ultima coalizione, però, vede naufragare le speranze d’affermazione plateale nella mancanza di univocità di voci e, soprattutto, nelle battaglie, spesso inutili, portate avanti immaginando chissà quali ritorni di consenso e non accorgendosi che il Paese guardava da tutt’altra parte.

Per la verità nel Centrodestra il vecchio leone Berlusconi è il solo che ha confermato il proprio fiuto nell’intercettare l’orientamento del Paese e ha cercato d’indirizzare gli alleati verso una più concreta azione propositiva. Gli altri due leader – uno per evidenziare la propria distanza dall’esecutivo, l’altro per cercar di non perdere troppi colpi stando al Governo – son riusciti a limitar sé stessi nell’immaginario degli elettori che hanno, con una tale astensione, dimostrato come preferiscono affidarsi alla guida di chi decide e impone piuttosto che dare fiducia a chi naviga in una sorta di confusione e lontano dall’animo vero del Paese.

E qui arriviamo a Draghi. In un articolo molto interessante, uscito sul Giornale, Raimondo Cubeddu, professore di Filosofia Politica a Pisa, attribuisce al Primo Ministro una parte della disaffezione al voto, considerato come le figure politiche appaiono ben poca cosa al suo confronto. Un’analisi spietata, ma che contiene una gran parte di verità.

Il buon Super Mario, con il suo fare, ha di fatto reso palese oltre misura le incongruenze della classe politica, la quale è riuscita non solo a confermarne l’idea ma anche a darle forza e vigore. Le scelte fatte in questi mesi dai leader sono apparse del tutto insignificanti agli occhi dell’elettorato. Quel che conta è cosa fa Draghi, come lo fa e che decide. Ecco, la decisionalità è ormai ad appannaggio del solo Presidente del Consiglio e dei suoi uomini più fidati che, guarda caso, non sono politici di professione (a parte qualcuno che però si guarda bene dall’ostentarlo).

Tutti i politici rischiano, in questo momento, di apparire persino folkloristici nel loro esibire posizioni che, comunque, non incidono più di tanto o temi il cui interesse della gente è poco o nulla. Il Paese ha necessità di certezze e di sicurezza nel mentre gli spettri della crisi economica (che non è passata per niente) si agitano furiosi. La Meloni ha dalla sua almeno la coerenza di esser rimasta fuori dalla grande coalizione in cui uno solo decide, ma a parte questo anche il suo incedere non è riuscito a dare il senso certo di guida sicura di cui parlavamo. Soprattutto in una tornata, quella Amministrativa, dove neanche l’interesse locale ha smosso più di tanto la gente.

E dunque? Il problema non è di semplice soluzione. O si propongono prospettive credibili e serie oppure la gente sarà ben contenta di avere un uomo al comando che, seppur con molta nebbia, riesce a trasmettere un certo ottimismo per il futuro.

Crisi di Governo? Assolutamente no. Non ci sono le condizioni per farlo. Nessuno sarebbe ora in grado di spiegarlo in maniera credibile e men che mai se ne comprenderebbe il senso se non per dar forza all’idea di trovarsi di fronte all’ennesimo tentativo di rovinare il Paese per propri tornaconti.

In questi mesi che ci separano dalla scadenza naturale della legislatura ai politici più importanti occorrerebbe fare un bagno di umiltà e tornare a parlar di fatti e idee, di progetti e prospettive, rimarcando le differenze tra loro e spiegandone motivi e linee. Il tutto tenendo i piedi ben saldi per terra, tornando a respirare per davvero la polvere dei marciapiedi e non solo per aggraziarsi una folla senza seguito.

Oggi ha vinto solo Draghi e quel che rappresenta. Oggi ha perso la politica!

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