Perché rimarrà Mattarella ancora per un po’

Parliamoci chiaro. Che Mario Draghi sloggi da Palazzo Chigi non ne ha voglia proprio nessuno. Non è infatti un mistero che i lavori sporchi – e in questo caso intendiamo decisioni anche impopolari da prendere senza tentennamenti – i partiti li lascino con piacere ad altri in modo da aver voce per poter dire tutto e il contrario di tutto a seconda delle circostanze. Solo dopo che il processo economico finanziario post-pandemico assumerà un aspetto consolidato e gli attuali titolari del Parlamento avranno esaurito naturalmente il loro mandato potrà riprendere il gioco delle parti e l’agone politico come generalmente inteso. Sino ad allora troviamo difficile se non impossibile che qualcuno provi sul serio a scalzare il Mario internazionale dal suo sgabello di Primo Ministro.  

Detto questo, sembrerebbe dunque impraticabile per Draghi la strada che conduce al Quirinale. Ma è proprio così?

Come da solida tradizione nostrana i colpi di fantasia rappresentano una variabile sorprendente ma mai del tutto inaspettata. Un settennato bis già l’abbiamo avuto (qualcuno direbbe “subito”) e anch’esso preceduto da dichiarazioni che portavano lontano dal Colle il proprio inquilino poi, invece, rimasto al suo posto. Adesso, per una serie di combinazioni, ci troviamo più o meno nelle stesse condizioni di allora.

Appare evidente come l’attuale maggioranza sia impossibilitata a trovare la sintesi su un nome che soddisfi tutti. Da un lato l’armata brancaleone rappresentata da un Centrosinistra in bizzarra simbiosi con il M5S non riuscirebbe mai a imporre un candidato se non a patto di distruggere quel poco di credibilità che ancora gli rimane nel sostenere Draghi con tutte le immaginabili conseguenze; dall’altro un Centrodestra che, sfilacciato e alla ricerca di equilibri interni, necessita di tempo e forse di idee per trovare la giusta sintesi in proiezione di elezioni che prima o poi dovranno esser tenute. E dunque?

La soluzione è proprio al Colle. Un Mattarella bis “a tempo” che consenta di completare (o quasi) la legislatura, lasciare a Draghi il testimone del Colle e quindi avviare –finalmente oseremo dire – quella vecchia e un po’ in disuso abitudine democratica di dare voce all’elettorato.

Alternative? Al momento ben poche per non dir nessuna.

Certo, potrebbe immaginarsi un’elezione anch’essa a tempo, ma che valore avrebbe per il Paese la salita al Colle di un personaggio a scadenza imposta che invece di rappresentare l’unità del Paese rappresenterebbe la debolezza della politica? Uno scalda sedia in attesa del predefinito a cosa servirebbe se non a sussurrare al popolo l’idea che a contare è solo la casta, tra l’altro oggi meno preparata e funzionale di quella che un tempo fu tacciata di tutto e di più? Solo il nome di Berlusconi potrebbe dare a questa mossa una valenza diversa, mostrando una maturità e una coraggiosa prospettiva democratica che l’attuale Parlamento non ha e poi, diciamolo, sarebbe troppo per i tanti che hanno lavorato per decenni ad abbatterlo.

Vi sarebbe, infine, la possibilità di un Draghi che rifiuta il Colle e finito il suo mandato, a mò di novello Cincinnato, si ritira nelle sue tenute a giocar di finanza. In questo caso le incognite sarebbero rappresentate dai mercati e da quell’Europa che, con molte probabilità, non reagirebbero con il dovuto far play ma soprattutto dall’attuale scenario politico nostrano che, improvvisamente e senza un’adeguata personalità, si troverebbe esposto ad un mondo che affila le armi in attesa che passi la bufera pandemica.  

In altri tempi uno scenario simile avrebbe trovato definizione senza ricorrere a salvator di Patria e a strane architetture politiche, oggi invece non è possibile gestirlo senza correre rischi, e allora proseguiamo la farsa in attesa di quella decisione che il Teatro Alla Scala ha sembrato anticipare.  

1 thought on “Perché rimarrà Mattarella ancora per un po’

  1. Assolutamente realistica la descrizione del momento e più che probabile la previsione del futuro. Un bel pezzo che mi sento di condividere in toto.

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