“Paese dell’anno”: come dar torto a Crosetto?

A volte nella vita ci sono momenti che portano a riflettere e a guardarsi intorno in modo diverso dal solito. E quello che cercavo di fare, visto che proprio non riuscivo a comprendere le motivazioni per cui un giornale autorevole come The Economist avesse scelto la nostra nazione come Paese dell’anno.

Cercavo di trovare una logica alle motivazioni addotte e, per la verità, brancolavo nell’indecisione senza trovare concreta ragione se non quella palesemente espressa dal media inglese e cioè che abbiamo Mario Draghi come Presidente del Consiglio.

Un attimo di scoramento mi aveva colto, sono io, dunque, che vedo una nazione in difficoltà? E l’immaginazione che mi porta a scorgere gente disorientata e persa in un’incertezza economica e di prospettiva? Sono solo le mie orecchie ad ascoltare nei supermercati, sui marciapiedi, dal fruttivendolo e anche solo per strada un lamento che si sta facendo sempre più forte e, cosa ancor più grave, quasi senza speranza?

Poi casualmente mi è capitato di leggere su un social il pensiero di Guido Crosetto e mi sono rianimato… non ero più solo, perso nel mio ingannevole modo di leggere la realtà ma qualcun altro vedeva ciò che vedo io.

Ho letto così le stesse domande che mi stavo ponendo. È stato un attimo e ho ripreso a sentire le voci della gente, il pensionato disilluso e incazzato, una coppia che faceva i suoi conti, chi parlava spaventato del Covid, il giovane senza lavoro e intorno le serrande abbassate di tanti piccoli negozi che una volta illuminavano la strada.

Crosetto si chiede cosa sia cambiato rispetto a quanto eravamo Cenerentola secondo l’immaginario che quel giornale rappresenta.

Già cosa è cambiato?

E allora – dovete scusarmi per questo – ho preso coraggio, e in un mercato, tra cipolle, mascherine sul naso, ortaggi, odori di formaggio e di pelle ho chiesto ad alta voce: “Signori, ma oggi si sta meglio di ieri?”

Uno strano silenzio è piombato in quel tratto di strada sino a quando una donna non più giovane ma nemmeno anziana, con un capotto che sapeva di dignità, mi ha guardato, ha abbassato lo sguardo sulla busta di plastica che reggeva in una mano, ha rialzato la testa e con voce cortese, quasi sussurrando, ha detto: “Se andiamo avanti così, di sicuro, stiamo meglio di domani!”

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