Quirinale: si rinnovi il mandato a Mattarella

di Raffaele Lauro

Il Paese è sempre più in difficoltà e, considerata l’inconcludenza politica del momento, non si perda altro tempo e si converga sul nome di Mattarella.

Nello scorcio finale di questa disgraziatissima legislatura, nata male e che rischia di finire peggio, di fronte alla irresponsabile inconcludenza dei partiti della cosiddetta maggioranza d’unità nazionale, non resta che appellarsi, nell’imminente prossima votazione, alla libertà dei singoli grandi elettori, garantita dalla Costituzione, affinché diano un segnale inequivocabile per il rinnovo del mandato al presidente Mattarella, raccogliendo il grido di dolore che sale dal paese reale, in gravissime difficoltà, per le famiglie e per le imprese, specie le pmi, nonché per il mondo del lavoro.

Consentendo, in tale modo, la continuità operativa del governo Draghi almeno fino alla conclusione della legislatura.

Unimpresa, Associazione che rappresenta le micro, piccole e medie imprese che operano nei diversi settori dell’attività primaria, secondaria e terziaria esistenti, auspica questa estrema presa di coscienza da parte dei rappresentanti del popolo per evitare avventurismi disgreganti, che lascerebbero, tra le macerie e il caos istituzionale, nessun vincitore, ma tutti vinti, compresa la nostra democrazia parlamentare.

La politica da un lato, il Paese dall’altro

Fotogramma di un giorno qualunque… in attesa di domani

La benzina aumenta a dismisura, le bollette anche, l’acqua in bottiglia pure… al supermercato ho comprato meno roba e ho pagato uguale. Quante altre cose del genere sentiamo in questi giorni? Il tutto accompagnato dalla solita angoscia determinata dal Covid e dalla fila davanti le farmacie.

Poi ti giri e vedi il bar dove, per una vita, hai preso il caffè che ha chiuso. Un piccolo esercizio commerciale, nulla di ché ma dava da mangiare a un paio di famiglie. Un po’ più in là un ragazzino esce da scuola con la mascherina sul viso, la mamma preoccupata parla con qualcuno al cellulare: nella classe ci sono contagi, il piccolo dovrà fare il tampone, le finestre aperte a gennaio non sono bastate.

Una signora, vestita in maniera decente, conta i soldi che ha tra le mani prima di entrare nel negozio di frutta. Poco lontano un pullman si ferma, lo guardi… è pieno, mentre il traffico per strada è diminuito di molto e la gente sotto le mascherine ha perso il sorriso.

Ed è in quel momento che da una radio arriva una voce tranquilla, parla dell’elezione, del Quirinale, del Presidente, di una nuova seduta o qualcosa del genere.

Volgi lo sguardo verso la strada, tutto continua come un attimo prima. Stessa paura, stesse difficoltà, stessa maledetta voglia di tornare indietro… e la radio continua a parlare, forse domani si troverà un nome. Forse domani…

Napoli-Salernitana: poker da secondo posto

di Maria Labanchi

Ha conquistato la terza vittoria consecutiva in campionato (raggiungendo di nuovo il secondo posto a pari punti con il Milan) il Napoli di Spalletti che ha dominato il derby contro la Salernitana con un’altissima percentuale di possesso palla.

La supremazia azzurra si è in effetti concretizzata quasi subito, poiché allo scoccare del quarto d’ora di gioco Juan Jesus ha segnato il gol del vantaggio. Ma gli ospiti sono riusciti comunque a sfruttare la prima e unica vera occasione sotto la porta partenopea trovando il pareggio con Bonazzoli. All’intervallo, però, le due squadre sono tornate negli spogliatoi sul risultato di 2-1 grazie al calcio di rigore procurato da Elmas e messo a segno da Mertens.

Protagonista di questa sfida è stato pure Lorenzo Insigne, ritornato tra i convocati dopo l’infortunio contro la Sampdoria, in campo dall’inizio del secondo tempo al posto di Lozano. E già dopo due minuti dalla ripresa Rrahmani ha messo dentro anche la terza rete per i padroni di casa, con la Salernitana che invece si è ritrovata in 10 per doppia ammonizione a Veseli per fallo di mano. Conseguenza di quest’ultima è stato il quarto gol azzurro, su rigore, proprio di Insigne, che ha raggiunto Maradona nella classifica marcatori all time del Napoli con una particolare esultanza, quasi una dichiarazione d’amore alla maglia e la città nonostante l’addio annunciato.

A prescindere dal risultato più che positivo, però, nell’intervista post-partita il tecnico dei partenopei non è parso totalmente contento dell’atteggiamento dei suoi, sottolineando come l’aspetto del carattere e della cattiveria della squadra possano essere ancora migliorati. Effettivamente, a voler essere proprio puntigliosi, il gol subito avrebbe potuto essere evitato con un po’ d’attenzione in più. In ogni caso, al di là del risultato, è importante essere anche riusciti a recuperare una posizione in classifica per poter mantenere più aperta la sfida per le prime posizioni ed allontanare ulteriormente l’Atalanta.

Insomma, sembra proprio che finalmente, svanita l’emergenza totale, gli azzurri stiano finalmente riuscendo a “rimettersi in carreggiata” in un momento della stagione in cui era fondamentale farlo.  A prescindere da tutte le polemiche del post partita, comunque, questo è lo spirito che il Napoli dovrebbe continuare a tenere per riuscire a conquistare qualcosa di più importante e uscire vittorioso anche dalle sfide più difficili: se la qualità non manca, è pure la mentalità che non dovrà più essere come un tabù per questo gruppo che deve riuscire a convincersi dei propri mezzi e di non essere inferiore a nessuno per poter avere una resa ancora migliore.

In effetti, dopo la sosta il mese di febbraio sarà carico di sfide per i partenopei che oltre al campionato saranno di nuovo impegnati in Europa League contro il Barcellona nei playoff per l’accesso agli ottavi di finale. Altra sfida importantissima sarà il match contro l’Inter, che probabilmente potrebbe aiutare a capire se questo Napoli può effettivamente continuare ad aspirare a qualcosa di più grande oppure dovrà accontentarsi dell’obiettivo quarto posto.

Nel frattempo sembra essersi conclusa in anticipo la sessione di calciomercato napoletana: oltre alla cessione a titolo definitivo di Younes e a meno di clamorosi “last minute”, infatti, l’organico partenopeo non dovrebbe subire grandi variazioni. In più, dopo la sfida contro il Venezia gli azzurri dovrebbero recuperare anche i giocatori reduci dalla Coppa d’Africa, in primis Ounas già di rientro dalla sua nazionale con qualche problema al cuore post-Covid. In settimana l’attaccante algerino dovrà in effetti sottoporsi a delle visite di controllo per scoprire l’entità del problema, sperando che non si tratti di qualcosa di più grave del previsto.

Queste due settimane di pausa potrebbero dunque essere il momento giusto per provare a recuperare completamente anche delle pedine fondamentali come Osimhen, che dovrebbe riuscire ad essere in grado di disputare nuovamente i 90 minuti dando così alla squadra quella spinta in più di cui ci sarebbe bisogno per provare a portare a casa quanti più punti possibile in modo da chiudere al meglio questa stagione.

Quirinale: elezione ad alta incapacità politica

Quello a cui stiamo assistendo in queste ore ha veramente del patetico. Il mondo politico è praticamente inchiodato sulla questione di chi siederà per i prossimi anni al Quirinale mentre il Paese, quello vero, dei marciapiedi, boccheggia tra Covid, crisi economica sempre più pressante e altri mille rivoli in cui si sta indirizzando la disperazione.

Questa è la verità! Questo Governo, accolto tra gli applausi e con una disponibilità nei confronti di chi lo guida a dir poco unica, si è manifestato per quel che in realtà si poteva già dall’inizio immaginare. Un Esecutivo nel quale la politica (quella che si dovrebbe interessare della gente e dei suoi problemi) è, di fatto, messa da parte lasciandole le briciole tanto per garantire ai soggetti pseudo-politici che lo compongono una sorta di sopravvivenza simile a quella che può avere un naufrago su un’isola deserta. Il potere, quello vero, decisionale, concreto è tutto nelle mani del Premier che, a sua volta, rappresenta interessi ben più forti di quanto si possa immaginare.

E quindi? Quindi si lascia ai beceri lazzari della politica il gusto di combattere, come galli, una battaglia per una figura che, mai come in questo momento, sarà di fatto succube, ancor  prima di essere eletta, degli interessi rappresentati dal Primo Ministro il quale a sua volta può anche avere mire sul Quirinale ma solo se funzionali ad un disegno di cui lui stesso è artefice e garante, quindi mettendo un nome a Palazzo Chigi di assoluto e totale affidamento.

Solo l’eventualità di una vera candidatura del Cavaliere avrebbe avuto modo di spaiare le carte, ma questo non c’è stato per tre motivi precisi. Il primo le pressioni incredibili che devono esserci state per evitare che la Magistratura, ormai al minimo storico di credibilità, subisse un nuovo schiaffo; il secondo per le tensioni che l’odio gettatogli addosso per anni avrebbe comunque provocato portando, paradossalmente, il Quirinale stesso al centro dell’interesse pubblico e infine per le condizioni di salute non ottimali del soggetto e quindi con prevedibili difficoltà a reggere le pressioni a cui avrebbe dovuto far fronte rappresentando la scheggia impazzita del sistema di cui abbiamo  detto.  

Un altro personaggio capace di farsi autonomo protagonista al Colle e abbia una personalità tale da risultare tanto forte da districarsi dalla morsa che stringe la poltrona del Quirinale al momento non c’è e se il nuovo inquilino del palazzo presidenziale dovesse rivelarsi tale sarà una sorpresa del tutto inaspettata e foriera di sostanziali novità. Non dimentichiamo che il Capo dello Stato, se vuole, può determinare molto e casi del genere in un passato neanche troppo lontano ve ne sono stati.

Nel frattempo seguiamo (per quanto d’interesse e in modo alquanto distratto) allibiti questa pantomima tragicomica di nomi che si rincorrono e schieramenti che si affrontano nel mentre il Covid19 continua a non mollare la presa, il costo della vita aumenta, la capacità economica delle famiglie si incrina, la scuola è abbandonata al proprio destino così come ogni altro settore e gli attuali Ministri giocano con le parole rimanendo ben chiusi nei propri palazzi difesi dal Signore che conta.

Tutto ciò mentre la povertà dorata della italica gente perde ogni giorno che passa un po’ della sua patina aurea, quella copertura che rende sopportabile anche l’insopportabile magari con qualche rata in più e un pezzo di carne in meno.

E così, mentre gli pseudo-politici, soprattutto quelli che hanno scoperto come le parole e i vaffa accompagnate dal nulla producono il peggio del peggio, si dimenano su un nome e su una poltrona, chi l’andrà ad occupare rischia di esser il punto d’inizio per un nuovo, drammatico racconto di rabbia sociale.

Quirinale: ticket Mattarella-Draghi sino al 2023

di Raffaele Lauro Da tempi non sospetti e prima che iniziasse la lotteria di queste ore, a tratti esilarante, delle candidature al Quirinale, quasi tutte strumentali a tattiche sotterranee di parte, Unimpresa (associazione nazionale che rappresenta le micro, piccole e medie imprese), di fronte alla palese incapacità, ad oggi, dei partiti della cosiddetta maggioranza di unità nazionale di elaborare una strategia condivisa per la successione presidenziale, ha auspicato, almeno fino al 2023, la riconferma dell’equilibrio istituzionale Mattarella/Draghi per il completamento della missione, tuttora incompiuta, per la quale, quasi un anno fa, è nato il governo delle due emergenze, sanitaria ed economica. Anche perché, le emergenze si sono aggravate, nonché ampliate alla tenuta del tessuto sociale, per errori di gestione, valga per tutti il non aver varato da subito l’obbligo vaccinale per legge, e per errori di sottovalutazione delle condizioni effettive di crisi economica delle famiglie e delle imprese, specie delle piccole medie imprese (pmi), strangolate dalla morsa del carovita, dell’inflazione, dei rincari delle materie prime, degli adempimenti fiscali e delle bollette energetiche. Rincorrere i problemi, non anticiparli, questo è stato il limite comune di tutti i governi di questa legislatura. Il disastro collettivo in atto, sottaciuto anche dai media, ha confermato il distacco abissale tra le pubbliche istituzioni, governo, parlamento, regioni e ceto politico, e la situazione, drammatica e sofferente, del paese, a causa dell’agonia del tessuto produttivo nazionale, che travolge e precarizza il mondo imprenditoriale e quello del lavoro. Se non ci sarà, nelle prossime ore, un sussulto di dignità e di responsabilità sull’unico equilibrio di stabilità possibile, da realizzare in apertura delle votazioni e non in extremis, dopo una guerra fratricida, qualsiasi altra prospettiva sarebbe destabilizzante e amplierebbe il divario tra le istituzioni e la realtà sociale. E nessun politico, magari sopravvissuto al cataclisma elettorale, si potrà stupire se l’astensionismo, alle prossime elezioni, nel 2022 o nel 2023, supererà di gran lunga la maggioranza del corpo elettorale, mettendo una pietra tombale sulla nostra democrazia rappresentativa.

Bologna-Napoli: no Chucky no party

di Maria Labanchi

È tornato a brillare il Napoli di Spalletti dopo la dura eliminazione dalla Coppa Italia della scorsa settimana. Questa volta però la vittoria, oltre ai tre punti, ha portato pure gli azzurri ad accorciare sul Milan secondo classificato, ritrovando tra l’altro due elementi fondamentali per la squadra come Zielinski ed Osimhen.
Ma a fare da protagonista assoluto dopo la deludente espulsione contro la Fiorentina è stato sicuramente Hirving Lozano, autore della doppietta che ha permesso alla squadra di poter fare questo “salto” riaprendo più che mai la corsa verso la vetta della classifica.
In effetti, il vantaggio è arrivato già dopo i primi 20 minuti quando il messicano, servito da Elmas, ha messo il pallone nella rete difesa da Skorupski. E ad un paio di minuti dall’inizio della seconda frazione di gioco Lozano ha messo pure la seconda firma sul match, anche se in questo tempo il Bologna non si è lasciato completamente sopraffare dai partenopei ed è riuscito ad arrivare qualche volta sotto porta pur senza impensierire troppo Meret e i suoi.
Nonostante tutto però i partenopei sono riusciti a tenere un controllo quasi assoluto sulla partita, riuscendo a rischiare poco e nulla come una squadra da vetta della classifica dovrebbe fare e soprattutto riuscendo a mantenere la porta inviolata per la seconda partita consecutiva in campionato, un dato che riavvicina gli azzurri a quelle che erano le statistiche precedenti al loro “declino”. E anche se Spalletti ha dichiarato di essere poco interessato a chi segna poiché l’importante è rendere felici i tifosi, è comunque fondamentale notare che tutta questa fiducia stia ritornando proprio quando gli azzurri hanno ricominciato a recuperare delle pedine imprescindibili per il loro gioco, potendo finalmente concedersi un ricambio dalla panchina piuttosto che dover contare su dei giocatori che a lungo andare si affaticavano troppo mettendo a rischio un equilibrio già precario di per sé.
In ogni caso, anche in vista della sfida tutta campana contro la Salernitana prima della sosta nazionali, il tecnico toscano ha tenuto ancora una volta a mantenere un profilo basso, senza esaltarsi troppo per un risultato che in realtà sembrerebbe quasi una sorta di riscatto dalla pessima prestazione precedente. Ma effettivamente restare coi piedi per terra senza riaprire subito il discorso scudetto (che almeno dalle dichiarazioni ufficiali non sarebbe neanche mai stato nei piani), per quanto in contrasto possa essere col famoso obiettivo “spallettiano” di rendere felici ed orgogliosi i tifosi, sembrerebbe al momento l’unico modo affinché il gruppo riesca a gestire meglio il peso della pressione senza stare a preoccuparsi troppo dei risultati altrui.
Certo però è che puntare “solamente” al quarto posto, per una squadra che tutto sommato ha sempre saputo cavarsela in un modo o nell’altro, è sembrato abbastanza riduttivo, quasi da falsa modestia, e sarebbe lecito chiedersi a questo punto se mirare solo a questo obiettivo sia un modo per non deludere qualora la stagione non dovesse riuscire come previsto o una maniera per mantenere la tifoseria tranquilla poiché le cose stanno andando meglio di quanto sperato.
Ad ogni modo per il futuro, non solo prossimo ma in generale, sarà necessario continuare a tenere questo atteggiamento in campo per poter riuscire a sfruttare ogni minima esitazione da parte delle squadre che al momento occupano le prime due posizioni della classifica. E forse anche la partita di domenica prossima potrebbe servire a dar prova del ritrovato orgoglio di questo gruppo che adesso non ha più scuse per non farsi valere: se davvero qualcosa sta cambiando, i prossimi test contro Salernitana, Venezia e Inter potrebbero rivelare le vere intenzioni della squadra. A patto però che i giocatori, che almeno dalle interviste parrebbero comunque intenzionati a provare a riportare il tricolore alla città, diano davvero un fondo alle loro parole.