Patto Italia: già pronta la lista dei partiti

di Raffaele Lauro

Non aveva ancora concluso il premier Draghi il suo intervento all’assemblea di Confindustria, con il rilancio di un ‘Patto per l’Italia’, finalizzato a sostenere e a irrobustire la ripresa economica,  ben oltre il previsto rimbalzo del Pil del 6%, a fine 2021, che si è scatenata la solita litania di richieste dei partiti della cosiddetta maggioranza,  quasi  fossimo alla vigilia di una consultazioni politica generale.

Tra chi ha rivendicato, come propria, l’idea di tornare alla concertazione politico-sociale del passato e chi si è limitato a presentare la propria ‘lista della spesa’ con le vecchie proposte identitarie, si è registrata un’incompatibilità assoluta, non solo finanziaria, dei contenuti proposti tra loro, nonché una distonia complessiva, rispetto alla rotta tracciata da Draghi e allo spirito unitario della sua azione di governo, che ha inteso rilanciare.

Unimpresa teme che questo richiamo, frainteso strumentalmente dai partiti della maggioranza, possa trasformarsi in una gabbia per il governo, nella quale consumarsi in estenuanti mediazioni, tra partiti, imprese e sindacati, a scapito della realizzazione delle riforme strutturali e dell’attuazione dei collegati progetti del Pnrr.

Progetti, tra l’altro, che, in alcuni comparti ministeriali, risultano in notevole ritardo, rispetto al cronoprogramma. Ritardi che, purtroppo,  potrebbero pregiudicare l’ulteriore erogazione dei fondi europei, legati al Recovery Fund, nonché alimentare, nell’ambito dell’Unione, questa volta a ragione, le censure sull’incapacità di spesa e sul mancato rispetto degli impegni assunti da parte del nostro paese. 

La proposta-sfida dell’UGL: un’intesa per la Calabria

Il Segretario Confederale UGL Calabria, Ornella Cuzzupi, insieme al Direttivo Confederale della Regione, scrive ai candidati a Presidente della Regione lanciando la proposta di un’intesa sulle cose da fare e sui tempi di attuazione. “La Calabria non può attendere oltre”

Di seguito riportiamo il testo integrale della lettera aperta indirizzata ai Candidati alla poltrona di Governatore della Calabria e, per conoscenza, al Primo Ministro, Mario Draghi.

A pochi giorni dalla tornata elettorale che designerà il Consiglio Regionale e la nuova guida della Regione, l’UGL Calabria ha deciso di rivolgersi, direttamente e in maniera pubblica, a Voi candidati al ruolo di Presidente e per conoscenza al primo Ministro non per fare la solita, triste lista della spesa delle cose che non funzionano, ma per delineare un’esigenza dalla quale non si può prescindere se vogliamo che la nostra, meravigliosa, terra non sia relegata al ruolo di ultima tra le ultime.

In primo luogo occorre che la politica, in ogni suo aspetto, prenda atto che il tempo del tergiversare e degli interessi di parte è finito. Il perdurare di soluzioni tampone, di prospettive vuote e di parole prive di contenuti conduce solo verso il baratro. La nostra regione non può attendere oltre, occorre un deciso cambio di passo e la concretezza del fare. L’alternativa è il disastro, il definitivo abbandono di ogni speranza.

La terra calabra è stata depredata, violentata, sfruttata. Certo le buone intenzioni non sono mancate, ma troppo, troppo spesso la realtà è stata celata sotto una coltre d’ipocrisia e una nebbia d’interessi. Sanità, lavoro, legalità, valorizzazione dei territori, turismo sono termini che possiamo riempire di mirabolanti visioni. Questo non serve alla Calabria. Occorre un bagno di umiltà, concretezza e realismo. E senza perdere ulteriore tempo!

I buoni propositi diventino, con urgenza, fatti. Il Pnrr è l’ennesima occasione da non perdere, e ciò significa che chiunque di Voi guiderà la regione sarà, in larga parte, il responsabile della riuscita o del fallimento di una tale opportunità.

L’Ugl Calabria crede che il cambiamento non sia una chimera. E qui ci rivolgiamo anche al Primo Ministro, si faccia di tutto affinché la storia, le tradizioni, la nostra gente non siano ancora una volta avvilite. Occorre rimboccarsi le maniche ed esser concreti e realistici, questo Vi chiediamo.

La nostra Organizzazione ha più volte delineato la necessità per la Calabria di un “Progetto Unico d’Intervento”. Una pianificazione che realizzi in breve tempo le condizioni per la valorizzazione dei territori. Si definiscano, in maniera precisa, gli interventi a supporto delle piccole e medie imprese; si dia spazio all’imprenditorialità che crea lavoro; sia garantito un ordine pubblico che dia forza agli investimenti, alla rinascita del turismo, alla credibilità di un sistema burocratico troppo pesante per esser funzionale. E poi si determinino i tempi per gli adeguamenti infrastrutturali e di edilizia; si creino i presupposti per una Sanità funzionale e sociale che non metta le persone in lista in base al portafoglio o alle conoscenze.

Queste sono le cose da fare e tutti possiamo, in un modo o nell’altro condividerle, ma l’esigenza vera è quella di far presto e dar consistenza alle parole.  

Per questo motivo, l’UGL Calabria propone un’Intesa per la Calabria che determini tempi precisi delle azioni da attuare e la definizione del perimetro di quello che ci piace chiamare Progetto Unico d’Intervento.

Un’intesa che vada oltre gli schieramenti, gli interessi di parte e metta la Calabria e i calabresi al centro del progetto. Sia questa la stella polare da seguire, sia questo il percorso sul quale procedere.

Adesso tocca a Voi dimostrare come oltre alle passerelle elettorali vi sono responsabilità, coraggio e concretezza. Da parte nostra saremo parte attiva affinché le prospettive tracciate si realizzino e lo faremo, come al solito, pubblicamente, senza nulla nascondere, offrendo il nostro contributo privo di pregiudizi e preconcetti di sorta.  

Fisco: l’Irap via solo con una riforma organica

Un passaggio importante, e necessario, della riforma fiscale allo studio del governo Draghi riguarda l’abolizione dell’Irap, che contribuirebbe ad alleggerire il carico fiscale delle Piccole e Medie Imprese (pmi). L’Irap, infatti, rappresenta solo un aggravio di costi per le imprese, perché consiste in un complesso elaborato normativo che si somma a quello dell’Ires. Ma l’Irap non può essere eliminata senza una strategia organica di tutto il sistema fiscale. Uno dei problemi, che nascerebbe dalla cancellazione di quest’imposta, riguarda la portata del suo gettito fiscale che, ad oggi, ammonta a circa 25 miliardi di euro, corrispondente a circa un punto e mezzo di pil. Per cui, sarebbe impossibile e irrazionale pensare di riuscire a cambiare un’imposta, prendendola singolarmente, senza valutare l’impatto della cancellazione sul sistema fisco nel suo complesso”.

È quanto sostiene il consigliere nazionale di Unimpresa, Marco Salustri, in un documento, pubblicato sul sito dell’associazione, col quale analizza gli effetti della cancellazione dell’Irap.

L’imposta regionale sulle attività produttive – spiega Salustri – fu introdotta con il decreto legislativo 446 del 15 dicembre 1997. Questa imposta si applica alla base imponibile, determinata dal valore della produzione netta, derivante dall’attività esercitata al livello regionale. Inizialmente istituita per finanziare la sanità locale, viene destinata oggi al bilancio regionale in generale. Ha subito già diverse modifiche. sia per le imprese che per i lavoratori autonomi. È divenuta vetusta, in quanto si aggiunge a un sistema complesso di norme dirette, per cui non ha più motivo di essere mantenuta”.

Secondo il consigliere nazionale di Unimpresa l’assorbimento dell’Irap potrebbe essere previsto nella dichiarazione dei redditi Ires, per le società, e Irpef, per i lavoratori autonomi, ma per poterne stabilire l’ammontare, o i punti percentuali necessari a compensare il gettito, si dovrebbe procedere prima ad un’analisi macroeconomica dell’impatto fiscale sul gettito dell’Ires, dell’Irpef e dell’Iva, onde evitare “buchi” normativi e finanziari nel bilancio pubblico. Soltanto dopo aver simulato il gettito complessivo di tutte le imposte, si potrà ragionare su come procedere a riassorbire l’Irap. Nel sistema anglosassone, ad esempio, le imposte sono scandite da una normativa molto semplice e chiara, il cui cambio di direzione sarebbe immediato e senza particolari complessità. Al contrario, il sistema fiscale italiano è caratterizzato da migliaia di articoli e commi, che s’intrecciano continuamente e che, non di rado, si contraddicono. 

Quanto alle ipotesi di intervento “il governo Draghi – osserva Salustri – è impegnato in una radicale, complessa e articolata riforma del sistema tributario. Il fisco italiano, ormai logoro e distante da quella efficienza che caratterizza tutti i maggiori paesi occidentali, necessita di un restyling decisivo, e definitivo, al fine di imprimere all’economia nazionale una celere ripartenza, a partire dalle micro, piccole e medie imprese. Unimpresa ha più volte ribadito l’importanza di rimodulare il sistema impositivo, avendo come obiettivo una maggiore equità per tutti i contribuenti. A tal fine, ha offerto all’esecutivo pro-tempore approfonditi e motivati contributi. Unimpresa auspica che il governo Draghi, consapevole dell’urgenza di una sostanziosa ripresa economica, che coinvolga, in primis, le pmi, con i loro 40 miliardi di gettito fiscale ogni anno, realizzi una riforma organica, che, finalmente, semplifichi la normativa, rendendo più spediti anche gli investimenti necessari a misurarsi con i più aggressivi competitor, europei ed extraeuropei”.

Napoli: cambiare si può, ma serve pensare alla città!

di Anna Abbruzzese

L’avvicinarsi della tornata elettorale a Napoli sta facendo risaltare vecchi difetti e nuove incapacità. Da un lato, quello del recente passato, abbiamo la debacle totale di una gestione della città nata sotto un’incredibile spinta popolare, più di pancia che di testa, finita in una terribile indifferenza verso chi ne ha rappresentato il vertice. Luigi De Magistris, dopo esser stato eletto per due volte con oltre il 65% dei voti al ballottaggio è riuscito a mancare del tutto l’obiettivo di rilanciare Napoli. Un fallimento che si è reso ancor  più evidente con l’abbandono al proprio destino della stesso candidato Sindaco da lui prescelta per succedergli. Insomma, meglio lasciar perdere questo capitolo che è stato uno dei più deludenti e pesanti per il capoluogo partenopeo.

Chiuso il capitolo DeMa, alla città non rimane che guardare a quello che il panorama politico offre. E non è certo uno spettacolo esaltante. Nessuno dei candidati risulta capace di “riscaldare” gli animi e raccogliere quella speranza che ha bruciato il Sindaco uscente. Gaetano Manfredi, ex Ministro ed ex rettore dell’Università Federico II espresso dal Pd e da quel che rimane del M5S non è riuscito a entrare nell’immaginario della gente. Anche il suo sfuggire ai confronti non lo aiuta nel trasmettere l’immagine di figlio del popolo e questo unito alla perdita di credibilità dei partiti che lo appoggiano ne fa una figura troppo lontana per essere amata.

Occorre inoltre dire che i programmi sono considerati d’importanza relativa vista la convinzione di tutti che basterebbe una sana e intelligente politica di gestione della città per migliorare una situazione che definire critica è un eufemismo ottimistico!

Ma a proposito di partiti, credibilità e confusione, lo spettacolo che è riuscito a dare il centrodestra ha superato l’immaginabile. Credo che il candidato Sindaco, ex magistrato, Catello Maresca abbia sbraitato una serie d’imprecazioni di rara portata di fronte al casino fatto per la presentazione delle liste. Una sorta di Caporetto della politica che ha interessato chi fa capo anche a Partiti che puntano a governare il Paese, leggi Lega. Tutto questo, a parte la figura di dilettanti fatta, ha danneggiato in maniera ancora più consistente un candidato che già di per sé faticava (e non poco) ad attirare consensi, non perché la sua sia una figura minore, tutt’altro, ma proprio perché ha “subito” una campagna troppo legata ad equilibrismi per nulla celati dalla sua affermazione “me ne fotto dei simboli”. E poi questa storia di nascondere i simboli politici in liste civiche e moltiplicarle per enne è un qualcosa, obiettivamente d’insopportabile. Su questo Forza Italia e Fratelli d’Italia, spiccano per concretezza politica sul resto che si è rivelato deprimente.

Vi è poi il candidato che punta ad essere la sorpresa non tanto per la poltrona di Sindaco, bensì per il consenso che potrebbe ricevere. Si, parliamo di Antonio Bassolino, un vecchio  volpone della politica. Un personaggio che conosce tempi, modi e sistema dei meccanismi elettorali. Certo, è una carta ben nota. Sindaco di Napoli, Presidente della Regione, un uomo che non ha certo portato la Campania e il suo capoluogo a vette inusitate di benessere, ma a lui è riconosciuta – basta andar per strada per avvertirlo, benché queste elezioni non riscaldano gli animi – una capacità politica ignota ad altri. E questa è una variabile che potrebbe rivelarsi importante nel segreto delle urne.

Il resto è fumo. Nulla più e nulla meno che briciole di politica intrise di interessi.

Questo, volendo o non volendo, è il quadro che si prospetta per la città di Eduardo. Un quadro che lascia perplessi mentre la città rimane in attesa c’addà passà ‘a nuttata.  E meno male che c’è San Gennaro…

Il Green Pass non basta a salvaguardare le scuole!

L’UGL Scuola invita il Ministro a fornire periodicamente e pubblicamente i dati dei contagi, degli interventi strutturali che si faranno e sull’adeguamento del personale. Una proposta che sa di sfida per smuovere un immobilismo che si tende a nascondere.

L’UGL Scuola esprime il proprio disappunto e condanna con fermezza l’atteggiamento messo in essere, ormai da mesi, dal Ministero dell’Istruzione. “Un atteggiamento immobile e visionario che fino adesso ha prodotto confusione, incertezza e lo stallo dell’intero comparto”. Questa la prima dichiarazione del Segretario Nazionale, Ornella Cuzzupi, nel prendere atto del numero di classi in quarantena nei soli primi 5 giorni di lezioni tenendo inoltre presente che l’apertura non è ancora completa per classi e regioni.

Un dato che, purtroppo, non ci coglie di sorpresa, mentre invece riteniamo incongruente il distacco manifestato dal titolare del dicastero quando afferma che sono casi isolati e ben controllati. Su questi aspetti – continua Cuzzupi – occorrono alcune riflessioni. Per prima cosa, dopo aver vissuto il dramma dei mesi passati, derubricare con sufficienza a “casi isolati” il numero di centinaia di classi in quarantena, con tutto ciò che può significare, è un esercizio inaccettabile! Qui si parla di ragazzi, di lavoratori con famiglie, di gente che vive, sogna e respira, non di numeri che servono a far statistica! Di quello che doveva essere fatto, a parte il Green Pass a cui sarebbe opportuno aggiungere la gratuità dei tamponi, nulla è stato portato a termine. Eppure, sono atti che si potevano e dovevano fare con urgenza: stabilizzazione dei precari, attenzione ai più deboli, limitazione del numero degli alunni per classi, un Piano di nuova edilizia scolastica, dotazioni di sistemi di ventilazione alle scuole, potenziamento dei mezzi di trasporto. Tutto perso nella centrifuga delle parole e lasciato alla buona volontà e inventiva dei docenti, degli ATA e dei Dirigenti Scolastici. Come al solito si arrangi chi è al fronte!

E il Segretario Nazionale rincara la dose: “Ancora in queste ore stiamo assistendo, come denuncia l’Associazione Nazionale Dirigenti e Presidi della Scuola, ad un altro spettacolo indegno. L’indecisione in merito ai docenti che hanno avuto contatti con alunni positivi. Quarantena o meno? Decidono le ASL, ma in base a quale direttiva? Ognuno determina se il virus di casa sua è più o meno infettivo? Ma stiamo scherzando? e gli altri con cui sono stati a contatto? Una situazione inverosimile dopo un anno e mezzo di coronavirus!

Da questo ragionamento la proposta del Segretario Nazionale UGL Scuola: “Chiediamo al Ministro di fornire pubblicamente e con cadenza sistematica i dati suddivisi per regione relativi a: numeri di contagi con specifiche di grado d’istruzione e istituto; interventi di edilizia scolastica; dotazioni di attrezzature (es. ventilazione forzata) tese a limitare il rischio contagio, numero delle classi con alunni sopra le 25 unità o, addirittura, con organico-docenti incompleto; numero dei vuoti d’organico del personale ATA. Solo rendendo questi dati pubblici e trasparenti con costanza e precisione, saranno evidenziate le azioni messe in campo per difendere il personale, gli alunni e le famiglie esposte. La gente, i lavoratori devono essere al corrente dei fatti, le chiacchiere e i riflettori li lasciamo volentieri ad altri, noi siamo la Scuola, noi costruiamo il futuro!” 

Green Pass si, Green Pass no…

In un momento come quello che stiamo vivendo, in cui in cui ancora quotidianamente aspettiamo di conoscere i numeri dei contagi, in cui la scuola ha riaperto con tutta una marea di problemi irrisolti, con una tensione da covid che cova sotto il tentativo di ripresa della normalità… in un momento come questo ancora si tergiversa sull’opportunità o meno del Green Pass nei luoghi di lavoro.

Ora, due sono le considerazioni da fare.

La prima: Chi ha la responsabilità della Sanità e del bene pubblico (siano essi politici, scienziati e studiosi) ha ritenuto indispensabile portare avanti una campagna di vaccinazioni quanto più ampia possibile cercando, in tal modo, di restringere gli spazi dove il maledetto virus può progredire nella sua dannata corsa.

La seconda: Al di là di come la si possa pensare sui vari aspetti della questione l’importante in assoluto è evitare casi positivi in luoghi dove la densità di persone rischia di provocare pericolosi focolai. Un’indicazione che non lascia spazio a interpretazioni. I posti di lavoro, quelli dove c’è un continuo movimento, gli ambienti chiusi dove devono convivere vari soggetti sono i principali punti di allarme.

Messi in chiaro questi due aspetti, il tanto avvilupparsi della politica sull’opportunità o meno del Green Pass ci appare quanto meno incomprensibile e un tantino pretestuoso. Se la vaccinazione rappresenta un dovere nei confronti degli altri e della società, se lo stesso Presidente Mattarella ha affermato che questo processo è un presupposto preciso per la ripresa economica e per evitare nuovi blocchi delle attività… beh, allora occorre veramente che qualcuno ci spieghi perché accanto alle necessarie misure di sicurezza messe in atto nei posti di lavoro, il Governo, i decisori politici (per usare un termine caro al prof. Locatelli), e l’intera classe politica non imponga il Green Pass. Sì, parliamo d’imporre, non troviamo altro termine.

Qui la questione è semplice o si accetta che la situazione è quella descritta o non servono né Green Pass, né vaccini, né tantomeno le misure di sicurezza introdotte nei luoghi di lavoro compreso il sistema dello smart working che – di fatto – penalizza produttività e rapporti interpersonali. Come pure quale senso ha che i clienti di un ristorante debbano avere il Green Pass e il personale che ci lavora – a contatto con i clienti e con ciò che mangeranno – no?

Allora, per una volta, ben venga un’azione di responsabilità. Si renda obbligatorio per legge in tutte le aree di lavoro, siano esse pubbliche o private, il Green Pass senza troppi ma e senza troppi se.

Sarebbe un’operazione che darebbe maggiore sicurezza alle attività, toglierebbe molti alibi e, soprattutto, tornerebbe a dar fiducia alla gente che ancora oggi guarda con comprensibile terrore chiunque faccia un colpo di tosse o un semplice starnuto. E chi dice che questo non è vero, mente sapendo di mentire!