Non ho visto il video, né lo vedrò!

Non ho visto il video, né tantomeno ho intenzione di vederlo. Quel che è certo che la pubblicazione degli ultimi respiri delle vittime della funivia del Mottarone nulla aggiunge, assolutamente nulla, alla tragedia se non appagare una morbosa curiosità, purtroppo spesso insita in noi.

Non è un’accusa a chi lo ha visto, ma la considerazione che mostrare le strazianti immagini di un fatto di cronaca può avere un senso solo se vi è una logica che vada oltre il fatto stesso. Motivi storici e di profonda valenza civica possono essere validi giustificativi di fronte a raccapriccianti e amare testimonianze visive, tutto il resto è un paludoso e viscido tentativo di far del dramma spettacolo.

La dimostrazione del dolore che il terrorismo comporta può dare, in qualche modo, senso a immagini e filmati anche durissimi. Basta pensare alle Torri Gemelli o ad altre drammatiche sequenze di efferatezze legate al terrore. Così come ha certamente una logica nel mostrare un fatto storico, particolarmente importante, o con ricadute tali; mi vengono in mente le strazianti immagini dei campi di concentramento o dei resti delle Foibe.

Nella sciagura della funivia qual è il senso? Cosa possono dare quei fotogrammi oltre che riproporre un dolore immenso alle famiglie? Che elementi ulteriori alla comprensione dei fatti può dare all’opinione pubblica?

Non trovo risposta a questi interrogativi. Il diritto di cronaca non è, ne può essere, il diritto di dare, in modo inconsulto, in pasto a tutti l’angoscia di altri. È una questione di rispetto verso la vita stessa e nei confronti di chi ogni giorno è chiamato a vivere una sofferenza indicibile.

Quel filmato, che serviva e serve a chi è deve giudicare circa le enormi responsabilità del caso, sarebbe dovuto rimanere in un ambito ristretto senza che nessuna mano ne violasse la disperazione. Eppure, qualcosa non è andato come avrebbe dovuto. Gli attimi strazianti in cui si consuma una tragedia sono diventati una irriguardosa esibizione fine a se stessa.

Adesso però occorrerebbe, una volta per tutte, comprendere sino in fondo come notizie riservate, documenti, e quant’altro coperti da una motivata riservatezza, troppo spesso vengono divulgati senza alcuna remora.

Questo è un caso assurdo, vergognoso ed eclatante, che offende e riempie di malinconico sconforto l’animo, ma quante altre cose custodite in quelle che dovrebbero essere inviolabili stanze, sono state fatte uscire, buttandole in pasto all’opinione pubblica, magari presentandole in un modo artefatto e parziale solo per un interesse di parte o per il gusto di uno scoop? E che prezzo hanno avuto queste azioni? Quante vite sono state offese per un gusto sadico di essere protagonisti indiretti?

Ecco, son queste domande che delineano una situazione a cui occorre dare veloci risposte e, soprattutto, soluzioni. È un fatto di etica? Forse, di certo è un fatto di umanità!

La fatica d’essere Millennial

di Lorena Polidori

I giovani italiani sono sfaticati e schizzinosi?

Assolutamente no, o, almeno, la maggior parte di loro non lo sono; i giovani italiani sono veramente preoccupati, questo si …

Ciò che preoccupa la maggior parte dei millennial italiani è la disoccupazione così come le prospettive lavorative e finanziarie.

E’ divenuto un obbligo da parte della politica di preoccuparsi dei giovani italiani  in modo costante,  sono il futuro di questo paese che, se non vuole soccombere, deve far leva e indirizzare quante più  energie proprio verso questi ragazzi decisamente disorientati in un mondo confuso che non offre loro precise direttive politiche attive.

Ogni tanto torna la questione degli imprenditori che non trovano giovani da occupare perché a loro dire sono troppo “schizzinosi”. No, i giovani non sono “schizzinosi” o almeno non lo sono gran parte di loro, i giovani pretendono di essere trattati con serietà soprattutto dopo aver detto loro in ogni modo e maniera per anni che devono formarsi, acquisire competenze, fare formazione specifica.

I giovani non sono schizzinosi o sfaticati, i giovani hanno il diritto più che legittimo di valutare le offerte degli imprenditori, che troppe volte però, sono   fatte di contratti discutibili, di paghe indecenti, d’orari di lavoro assurdi  che inducono giustamente questi ragazzi a rifiutare tali offerte poco dignitose.

Che gli imprenditori siano il motore del nostro paese è fuori discussione, come è altrettanto indiscutibile il fatto che molti di loro si trovano a navigare a vista in un paese sempre più complicato per fare impresa, ma è anche vero che devono iniziare a pensare in modo innovativo e guardare alla manodopera giovanile come ad un know-how per la loro impresa e non come ad un mezzo di uso temporaneo; investire sui giovani decreta sicuramente la longevità di una azienda.

Non è poi così vero che molti giovani preferiscono starsene a casa con il “sussidio” piuttosto che mettersi in discussione e cercarsi un lavoro. I nostri Millennial non sono esseri perfetti ma, come tutti, umili e vanitosi, sfaticati e dinamici, magari alcuni si trovano a combattere ogni giorno per riuscire ad avere un lavoro che li gratifichi mentre altri vivono fregandosene di tutto perché hanno il “reddito di cittadinanza” come mezzo di sostentamento.

Il problema sociale di questo paese però, riguarda proprio quelli che rientrano nella prima categoria e sono quella gran parte di ragazzi che, cercando di trovare il modo di  sentirsi realizzati, si trovano a dover sbattere contro quella che è una “struttura” decisamente da abbattere.

Ed è la “struttura” il vero problema italiano.  In Occidente siamo tra i meno abili e competenti a incrociare offerta e domanda di lavoro; in Europa poi, siamo tra i primi ad avere un alto numero di neet, giovani tra i 15 e i 29 anni che non studiano, non lavorano e non stanno facendo corsi di formazione. Siamo quel paese dove il disallineamento tra le abilità che si imparano a scuola e quelle che poi vengono richieste nel mondo del lavoro il cosiddetto mismatch è esageratamente alto, a questo si deve obbligatoriamente aggiungere il fallimento del Reddito di Cittadinanza nella sua Fase 2, dove il sussidio non ha raggiunto l’obiettivo di far trovare una occupazione stabile anzi, ha creato quella dipendenza e deresponsabilizzazione facendo aumentare la disoccupazione.

Altresì nessuno ha “insegnato” ai giovani italiani come trovare un lavoro, nonostante si parli da anni di politiche attive, tanto che ancora oggi moltissimi ricorrono a quello che è il metodo più antico … il passaparola. E questo èdecisamente inaccettabile in un mercato del lavoro sempre più ampio e meno localizzato, dove i profili professionali ricercati sono sempre più precisi e qualificati.

Ce ne vuole, da questo quadro decisamente complicato, a concludere in modo così  semplicistico che i giovani italiani sono schizzinosi; forse viene da dire che i giovani italiani pretendono, da parte della politica e da quel mondo dedicato, un sistema di incrocio domanda ed offerta di lavoro che li porti a trovare un’occupazione in modo veloce ed efficiente e metta le aziende nella condizione d’offrire lavori dignitosi per non perdere proprio quella generazione necessaria a far ripartire il nostro paese.

Alla ricerca della politica perduta

Quel che l’avvento al governo di Mario Draghi ha palesemente reso noto è la mancanza di ciò che una volta si chiamava politica. Si, una volta, perché oggi quella parolina spesso tanto vilipesa ha lasciato il posto a una miriade di chiacchiere, foto sui social e chimere inapplicabili, inutili o inconsistenti.

In pratica mentre una volta si faceva attività politica tra la gente, per le strade, quasi porta a porta (e toglierei il quasi), oggi appaiono tutti strenuamente impegnati a “mostrarsi” in modo che l’attimo d’impegno sia moltiplicato, senza troppi sforzi, per migliaia di visualizzazioni. Poco importa se poi latita il progetto politico (ancora questa parola!).

Questo non vuol dire certo che i mezzi a disposizione non possano o non debbano essere utilizzati. Ci mancherebbe, vuol solo lasciare intendere che se a questo si accompagnasse un disegno organico, credibile e attuabile di funzionalità del Paese forse sarebbe meglio. Molto meglio!

Comunque anche in questo caso le differenzazioni occorre farle perché esistono.

Il potere del web, preso come espressione di massima democrazia è miseramente fallito sotto i colpi di una vita reale ben diversa da quella di uno schermo con il quale ci si illude che uno valga uno. L’idea di una politica concreta senza realismo, di un rimanere attaccato a vecchi schemi e, soprattutto, all’idea fissa di eliminare ad ogni costo chi è contro, ha mostrato tutti i suoi limiti nella stessa misura in cui l’ha mostrata l’odiosa parola “rottamazione”. Il tutto condito dalla incapacità cronica di trovare, tra le varie fazioni, un filo comune che non sia il solo avversario di turno.

A destra invece – pur con i limiti determinati da una serie di variabili, ma anche grazie allo sforzo salviniano di spingere la Lega verso un orizzonte più centrista e meno legato a posizioni ormai in disuso – troviamo flussi di gradimento che pur variando rimangono interni allo stesso schieramento, ormai maggioranza nel paese. In tale contesto merita particolare attenzione chi ha mostrato coerenza rimanendo, sì, in posizione alternativa ma avendo l’abilità di non arroccarsi in uno splendido ma inutile isolamento.

Questa operazione, non semplice e piuttosto coraggiosa, ha consentito al partito della Meloni di proiettarsi nei sondaggi verso percentuali impensabili in attesa del voto che dovrebbe concretizzare quanto riscontrato sinora.

Di certo è un qualcosa da tenere ben presente nel quadro generale e nel Centro Destra in particolare. FdI sta mostrando una capacità di intercettare un’area estesa del sentire nazionale superiore agli altri. Un po’ come il primo Berlusconi. Una dote, quella del Cavaliere, di rara portata e che solo la violenza dei suoi avversari (e non solo) ha limitato nelle azioni. E qui va fatta una riflessione.

Si parla in queste ore di federazione del Centro Destra, un’idea già messa in atto con l’esperimento berlusconiano della Casa delle Libertà e quindi, naturalmente, accolta con interesse dal Cavaliere. È chiaro che su tale aspetto Giorgia Meloni appaia, in questo frangente, un po’ meno entusiasta, forte com’è dell’onda lunga di cui sta usufruendo stando all’opposizione così come piuttosto scettiche sono alcune frange di Forza Italia. La verità però è una sola. Semmai una tale operazione federativa dovesse riuscire, convincendo anche la Giorgia nazionale, il Paese si troverebbe di fronte all’embrione di una sorta di novella DC che, nel bene e nel male, è stata comunque l’artefice principale della rinascita italiana del dopoguerra.

E adesso, nel post pandemia, torna l’esigenza di una grande forza politica, moderata ma aderente alla realtà, pronta a dar vita ad una politica concreta e pratica. In questo caso la federazione di Centro Destra, con le anime presenti, risulterebbe molto simile a qualcosa di già visto con le sue correnti, con le proprie differenze interne ma con il chiaro intento di portare avanti, nel bene e nel male, il Paese. Il pragmatismo della gente italica e l’esperienza passata, con un’opposizione che punti ai fatti e non a colpire solo l’avversario a qualunque costo, potrebbero evitare problemi già visti e puntare dritti al futuro.

In quest’ottica appare fondamentale il contrappeso che la stessa Meloni potrà avere all’interno della ipotetica federazione, un’azione che servirebbe da un lato ad evitare tentazioni di un centro spostato verso sinistra, dall’altro a bilanciare anche il leaderismo della Lega.

E poi occorrerebbe il coraggio, e ripetiamo il coraggio, di ridare la parola agli italiani, magari con un Draghi al Quirinale per tranquillizzare i mercati e il continente. Come pure appare indispensabile, in un’ottica del genere, attivare un ripulisti generale interno a tutti i partiti, non certo per uno spirito puramente missionario, ma perché questo consentirebbe di tornare a guardare con rinnovata fiducia a quella vecchia e irrinunciabile arte che si chiama politica.

Scuola: indicazioni precise per risolvere i problemi

Il Segretario Nazionale UGL Scuola, Ornella Cuzzupi, riporta tutti alla realtà e chiede al Ministro chiarezza, realismo e tempistica sugli interventi per la scuola

Prendiamo atto degli auspici che il ministro Bianchi ha riposto nella scuola, ma la “costruzione di una nuova normalità” necessita di specifiche indicazioni e, soprattutto, di punti fermi e concreti”. Questa la risposta del Segretario Nazionale UGL Scuola, Ornella Cuzzupi, al ministro dell’Istruzione dopo le dichiarazioni rilasciate dallo stesso in un’intervista sul futuro della scuola.

Se parlare è facile, fantasticare non lo è da meno. I problemi però rimangono ed occorre averne piena coscienza affinché siano predisposte tutte le azioni per risolverli. Come si può ipotizzare – continua il Segretario Nazionale UGL – che a settembre, cioè tra meno di 80 giorni, vi possa essere una scuola che punta al futuro se non esiste un piano vero, concreto, dettagliato d’interventi? Se nemmeno si conoscono tutte le esigenze di edilizia scolastica? Se, ancora una volta, occorre prendere atto della mancanza di aule, laboratori, strumenti, tecnologie? Se è sotto gli occhi di tutti il funzionamento delle scuole a velocità diversa a seconda della zona? Se ancora siamo qui a richiedere la garanzia di servizi e strutture idonee per gli istituti scolastici del Mezzogiorno?”

Il Segretario Cuzzupi ha ben chiara la strada su cui muoversi per avere una scuola funzionale e inclusiva. “Il ministro parla di condivisione tra realtà scolastiche diverse, un elemento la cui importanza non si può negare, ma, forse, prima di questo occorrerebbe mettere in condizione alunni e docenti di lavorare bene. La scuola a tempo pieno, la conseguente stabilizzazione dei precari, la determinazione di un progetto realistico corredato da tempi e metodi di azione, la possibilità per i dipendenti pubblici di usufruire di norme per il pensionamento anticipato così come per i privati, aiutando, in tal modo, il necessario ricambio generazionale. Tutti questi sono temi da affrontare e risolvere con urgenza; ogni giorno di ritardo rappresenta l’ennesimo fallimento politico. Occorre strutturare – continua l’agguerrita sindacalista – una vera pianificazione con azioni precise e adeguate. Sappiamo che non è semplice, ma ci rendiamo altresì conto che più il tempo passa più si accumula ruggine su una struttura sempre più in difficoltà.

Occorre, quindi, per l’UGL Scuola un sano pragmatismo che consenta di raggiungere in maniera veloce gli obiettivi. “Lo abbiamo già detto diverse volte, i voli pindarici affascinano ma producono poco o nulla. L’UGL Scuola chiede un confronto su questi temi, in modo che venga definito il perimetro degli interventi e una calendarizzazione degli stessi. Uno sforzo intenso, ma necessario al Paese. Per questo motivo reputiamo essenziale mettere da parte ogni pregiudizio e ipocrita prospettiva. Badiamo al sodo, offriamo alla scuola, al personale scolastico, agli alunni e alle famiglie un esempio di come si possa ancora aver fiducia nelle istituzioni. Questa deve essere la vera normalità. Noi siamo pronti, noi ci siamo!”

Il libro della Meloni e l’immonda gazzarra

di Raffaele Lauro

L’amara riflessione dell’autore sulle reazioni al libro di Giorgia Meloni e alla sua stessa recensione. Si tratta dell’ennesimo tentativo di avvelenare lo spirito democratico e i valori costituzionali.

Un problema molto serio e grave che Orizzonte39 seguirà  attentamente nel suo svolgersi


Nell’attesa di definire le seconda parte della mia recensione sulla biografia di Giorgia Meloni, “Io sono Giorgia. Le mie radici, le mie idee”, edita da Rizzoli, dedicata all’universo formativo dell’autrice, come persona e come leader di partito, ho avuto la conferma che l’immonda gazzarra degli odiatori sociali, dei falsi democratici e dei sinistroidi d’accatto, non è cessata, ma si è intensificata e ha inteso colpire, sul web, non soltanto la Meloni, ma anche l’estensore della recensione.

Direttori di giornali, vignettisti killer, commentatori con i paraocchi, mentecatti di tutti le risme, nonché fanatici librai e persino docenti universitari, si sono esercitati, a prezzo del loro decoro e della decenza, al tiro a bersaglio, lanciando i loro strali, velenosi e putridi, mascherati da satira politica, su entrambi gli obiettivi. Con l’unico risultato di contribuire, da un lato, al successo editoriale del libro e della connessa operazione politica, e, dall’altro, a rafforzare in chi scrive il convincimento che solo il dialogo e il confronto delle idee, anche aspro, ma corretto, sostanzia, alimenta e salvaguarda la democrazia.

Questa “mala gens” avvelena la comunità democratica e non può farsi difensore dei principi e dei valori della nostra carta costituzionale, perché non rispetta, neppure umanamente, i propri avversari politici, che possono essere contrastati con le armi degli ideali, della dialettica, delle argomentazioni, dei programmi e delle prospettive economiche e sociali, ancorché contrapposte.

D’altro canto, come meravigliarsi di questa prassi nefanda, se alte personalità politiche democratiche, ai vertici delle Istituzioni repubblicane, a partire da Alcide De Gasperi, da Giovanni Leone, da Aldo Moro e da Francesco Cossiga, sono state fatte oggetto, da ambienti estremi sia di destra che di sinistra, della prassi della delegittimazione, del linciaggio morale e della calunnia sistematica, mediante anche campagne di stampa, orchestrate tra giornalismo militante, di frequente colluso con ambienti giudiziari?

 A tal proposito, il peloso e sorprendente neo-garantismo delle ultime ore di Luigi Di Maio merita la massima attenzione, nel senso di verificare se trattasi di opportunismo strumentale, come molti presumono anche in seno al movimento, legato allo sfarinamento dello stesso, o di reale e consapevole rinnegazione di tutta la storia decennale del grillismo, la cui equivoca identità e il cui successo elettorale, nel 2018, sono stati costruiti in toto sulla gogna mediatica degli avversari politici, sulla lotta alla cosiddetta casta, sulla cancellazione delle clientele, sulle vittorie di Pirro alla povertà e sulla battaglia contro il sistema dei cosiddetti privilegi parlamentari, di cui, poi, in tre governi, il M5S, nonché Di Maio, è diventato erede, prosecutore, incarnazione e simbolo.

Autismo e diversità, l’UGL Scuola c’è!

Nel Forum dedicato al mondo dell’autismo – tenuto ieri a San Valentino Torio dall’emblematico titolo “L’autismo, un mondo da esplorare” organizzato dall’UGL Scuola, dalla Saron Consulting e dalla Cooperativa Sociale “Innovamento” – oltre all’analisi profonda, sentita e a tratti ricca d’emozione del tema e della specifica funzione dell’istituzione scolastica, nella relazione finale tenuta dal Segretario Nazionale UGL Scuola, Ornella Cuzzupi, sono state tracciate alcune importanti linee di azioni condivise dagli operatori del settore presenti.

 “Un mondo da esplorare” significa aprirsi a realtà spesso ignorate o quasi del tutto celate nei meandri di difficoltà complesse da gestire. Alla scuola naturalmente tocca il compito di guidare i ragazzi verso il futuro aprendo le finestre della società, quando siamo in presenza di giovani che trovano difficoltà questo compito diventa ancor più delicato e necessita del massimo sforzo possibile per trovare le strade più opportune. Per far ciò – continua Ornella Cuzzupi – occorre, necessariamente, che vi sia una preparazione di fondo che può essere acquisita solo attraverso un’adeguata formazione e un contatto diretto con i tecnici della materia che devono supportare i docenti con indicazioni, metodologie e coinvolgimento. Non dimentichiamo che occorre lavorare su diversi fronti, quali ad esempio la stessa famiglia interessata e il complesso sociale che ci circonda”.

La dichiarazione del Segretario Nazionale UGL non lascia quindi spazio a dubbi. La scuola deve rinnovarsi nel suo essere inclusiva e deve farlo nella maniera più completa possibile. “L’UGL Scuola – prosegue l’esponente sindacale – intende essere parte attiva di un percorso efficiente e propositivo nei confronti di questa realtà.Percorso efficiente” in quanto è nostra intenzione, partendo da questo territorio, facilitare il processo formativo continuo necessario per supportare al meglio questi ragazzi nell’ambito scolastico. “Propositivo” perché l’UGL Scuola, da me rappresentata, cercherà in ogni modo di essere accanto a questo mondo e già stiamo ipotizzando uno sportello UGL aperto a queste tematiche e pronto a dare alle famiglie un ulteriore supporto d’indirizzo e di sostegno. Questo riteniamo debba essere una caratteristica del moderno sindacato che punta a una scuola inclusiva e a una società più aperta e giusta”.

Ai lavori al Forum, introdotti dal Dirigente Sindacale Salvatore Luminello e dai saluti del Segretario UTL di Salerno Carmine Rubino, sono intervenuti: Alfonso D’Angelo (presidente dell’associazione “Autismo Fuori dal Silenzio”); Rossella De Angelis (analista del Comportamento); Michele Ianniello (psicoterapeuta BCBA e presidente dell’associazione “Innovamento”); Silvana De Nicola (Insegnate di sostegno); Alfonso Pappalardo (referente di sostegno).