Tre domande al signor Presidente del Consiglio

di Carmine Crocco

Chi scrive è ben conscio che le pagine di questo giornale non son certo quelle di ben più prestigiose testate, eppure tre piccole riflessioni e alcune domande vogliamo sottoporle al nostro Presidente del Consiglio, non certo sperando in una risposta, ma per esternare quel che ci chiediamo da giorni.

La prima riguarda le zone che ogni angolo del Paese conosce e, soprattutto, all’applicazione dei divieti previsti; la seconda inerente alla scuola; l’ultima, ma non per importanza, relativa ai tanti soldi che si dicono messi a disposizione di un’economia ormai al collasso. Ma ecco le domande:

  • È consapevole, signor Presidente, che al momento le zone intese come rosse sono al massimo rosè vietando del tutto solo alcune attività che non appaiono neanche le più pericolose per lo sviluppo del contagio? E vogliamo discutere  di quelle arancioni o gialle? Nello specifico – ma solo come esempio – se parliamo di ristorazione, è più pericoloso sedersi a un tavolo con un preciso distanziamento o consumare il cibo (o quel che sia) intorno ad una macchina con una decina di persone vicine senza mascherina? In più, e scusi la franchezza, è sicuro che nessuno, magari realtà con spazi a disposizione e distanze assicurate, stia sfruttando la situazione a discapito di chi è veramente in difficoltà?
  • Fermo restando l’importanza della didattica in presenza, ha visto signor Presidente, l’inevitabile vicinanza che si crea fuori le scuole per accompagnare i più piccoli? E a proposito di questo, ha senso credere sul serio che venti e più bambini (asili, primaria e prima media) possano rimaner bloccati con mascherina al proprio posto senza neanche poter sfiorare un compagno? E se uno dei più piccoli piange (è capitato anche a noi, ricorda Signor Presidente) come fa la maestra a calmarlo senza poterlo toccare? Questa è didattica in presenza? E nel frattempo cosa è stato fatto per rendere le scuole più sicure nei fatti e non solo nelle parole?
  • Siccome, signor Presidente, sappiamo che Lei ha letto con estrema attenzione il Decreto Legge Sostegno alle Imprese e all’Economia, ha provato a immaginare quante anomalie può nascondere quel testo e l’impatto concreto che questo volume di parole ha con la vera economia e con le famiglie che combattono per sopravvivere in questo periodo? Per non parlare di quando non vi sarà più il divieto dei licenziamenti…
Zona rossa… ore 19.30

Ora, ben consci delle difficoltà che la situazione crea e pur non negando lo sforzo che sta facendo per cercare di tenere a galla il Paese, ci consenta, signor Presidente, di dare un piccolo suggerimento a tutti quelli chiamati insieme a Lei (nessuno escluso) a decidere il nostro futuro.

Si esca dai palazzi dove contano i grandi numeri, gli equilibrismi e i bilanci politici e si vada con molta umiltà in un supermercato, uno qualunque, ad ascoltar la gente.

Può essere che tra una madre di famiglia, un signor nessuno o un nonno qualunque si recepiscano indicazioni di vita molto più utili di una teoria o di prescrizioni che portano a poco.

Son queste banalità? Forse, ma quanta verità rivelano?

Draghi indichi la rotta per uscire dall’emergenza

di Raffaele Lauro

Il Segretario Generale di Unimpresa, Raffaele Lauro, esprime con estrema chiarezza la posizione propria e dell’Associazione che rappresenta le micro, piccole e medie imprese.

Occorre augurarsi che, nelle prossime settimane, il premier Mario Draghi indichi, con chiarezza, al Parlamento e al Paese, una rotta precisa per uscire dall’emergenza vaccinale, per varare misure significative di sostegno economico alle categorie in sofferenza, per svelare i contenuti operativi legati alle previste risorse europee e, non da ultimo, per avviare un pacchetto completo di riforme strutturali, come auspicato anche dalle istituzioni economiche internazionali.

In poche parole, una strategia netta, chiara e comprensibile, mancata disgraziatamente nel recente passato, e, purtroppo, avvolta ancora nelle nebbie del presente.

Dopo i conclamati fallimenti del governo Conte, nel contenimento della pandemia e nelle misure economiche di sostegno al mondo produttivo, ormai in agonia,  il 13 febbraio scorso si insediava a Palazzo Chigi il nuovo governo, presieduto da Mario Draghi, nato per la responsabile iniziativa emergenziale del presidente della Repubblica, come auspicabile cambiamento radicale nell’azione del governo per il superamento delle tre anarchie pregresse, istituzionale, tra governo centrale e regioni, scientifica e comunicazionale, per la gestione, più efficace ed incisiva,  della campagna vaccinale, presupposto ineludibile per la ripresa economica, per il varo di provvedimenti significativi a tutela di intere categorie produttive, a partire dalle PMI e, non da ultimo, per l’avvio di una strategia di  ripresa, con il varo di un pacchetto completo di riforme strutturali, collegato alle risorse del Recovery Fund, in primis il fisco e la giustizia civile, senza le quali il futuro del nostro paese resterà irrimediabilmente pregiudicato.

Nonostante gli auspici e le attese legate alla figura autorevole del premier, a due mesi dall’insediamento del suo governo, mentre si avvicina, il 13 maggio prossimo,  la scadenza della cosiddetta “luna di miele” dell’esecutivo, le anarchie pregresse, in primis quella sanitaria, non sono cessate, anzi sembrano incancrenirsi, anche per i fallimenti delle istituzioni europee. Intanto,  gli allarmi e le proposte del mondo dell’impresa e del lavoro continuano a restare senza sostanziale riscontro, mentre crescono, insieme con l’angosciante numero di vittime innocenti,  una pericolosa tensione sociale e la legittima  protesta di intere categorie, come quella del commercio e del turismo, ridotte ormai allo stremo. Urge, quindi, una forte assunzione pubblica di responsabilità, una fuoriuscita dall’impotenza del quotidiano, prima che sia troppo tardi.

Scuola, virus, contagi e incongruenze!

Dopo la decisione di riaprire le scuole, molti dubbi sono stati sollevati sottolineando diverse incongruenze rispetto a quanto fatto sino a ieri.

Due Gruppi, Scuola Sicurezza e Salute e Scuola Bene Comune hanno deciso di scrivere al Presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca e all’assessore alla Scuola e alle politiche sociali, Lucia Fortini, in merito alla riapertura delle scuole.

Fermo restando le preoccupazioni derivanti dall’andamento dei contagi nella regione tirrenica, occorre evidenziare come gli estensori della lettera sottolineano diversi e scottanti questioni ponendo l’accento su alcune incongruenze messe in atto.

Riportiamo di seguito il testo completo della missiva a firma, per le due organizzazioni citate, di Cecilia Fontanella e Libero Tassella.

A seguito del recente DL 44/2021 “Misure urgenti per il contenimento dell’epidemia da Covid-19, in materia di vaccinazioni anti Covid, di giustizia e di concorsi pubblici” abbiamo appreso con grande preoccupazione del ritorno alla scuola in presenza, anche in zona Rossa,​ per i servizi dell’infanzia, della scuola primaria e della prima classe della scuola secondaria di primo grado.

Non possiamo fare a meno di rilevare che ci troviamo in una situazione di allarme altissimo mentre il Governo, totalmente indifferente di fronte alle migliaia di morti settimanali che si continuano a registrare, consente agli Italiani di andare e tornare dall’estero, apre le scuole nel Lazio per soli due giorni e ne seguono immediatamente contagi e quarantene, apre le scuole dei più piccoli anche nelle zone Rosse, apre le scuole di ogni ordine e grado nella zona arancione con le scuole secondarie di secondo grado in DDI dal 50% fino al 75% delle presenze.

Intanto cosa di serio e costruttivo è stato posto in essere per la sicurezza delle scuole e per il sistema dei trasporti alla luce di questa nuova variante assai diffusiva?

Quando le scuole furono chiuse il 1°Marzo, la variante inglese era rilevata sul 30% dei positivi in Italia, attualmente, secondo l’Indagine condotta dall’ISS e dal Ministero della Salute in collaborazione con i laboratori regionali e la Fondazione Bruno Kessler, pubblicata in data 30 Marzo 2021, la condizione di estremamente elevata diffusione di varianti virali risulta già documentata.

La cosiddetta “variante inglese” del virus SARS-CoV-2 ha un indice di trasmissibilità superiore al 40% ed incrementato la sua presenza, registrando una prevalenza pari al 86,7%, con valori oscillanti tra le singole regioni tra il 63,3% e il 100%.

La variante brasiliana è già presente in Italia, sono stati isolati ben 100 casi, l’Italia è il Paese in Europa in cui la variante brasiliana è maggiormente diffusa ed è risaputo che contro questa variante il vaccino AstraZeneca nulla può, a tutto questo si aggiunge l’incertezza degli andamenti epidemiologici con l’arrivo dell’estate.

Chi può azzardare ipotesi sull’attenuazione del contagio da varianti inglese, brasiliana e sud africana che lo scorso anno non erano presenti? Quali sono le evidenze scientifiche sulla base delle quali si può affermare che il virus in tarda primavera-estate rallenterà la sua corsa?

Appare pleonastico rammentare il monito di eminenti virologi tra cui il Prof. Galli che ogni giorno non lesina i suoi saggi interventi raccomandando ai “decisori politici” di non aprire le scuole in presenza in questa delicatissima fase della pandemia, mentre il Governo continua a fare l’opposto.

La domanda nasce spontanea: come mai il CTS nominato dal Governo e portavoce del Governo cambia parere dall’oggi al domani e che credibilità può avere sull’opportuna riapertura delle scuole?

Il CTS continua ad affermare cose diverse in tempi diversi sempre su input del Governo di turno, ieri Conte 2 oggi Draghi che prima chiude le scuole nelle zone rosse e poi dopo neanche un mese le riapre.

L’apertura delle scuole nel segmento più esposto, quello dei bambini della scuola dell’infanzia e della scuola primaria fino ai ragazzi della prima classe della scuola secondaria di primo grado è un azzardo.

Poi per gli altri studenti, considerando che non hanno più bisogno di “baby parking” scolastico, la scuola ridiventa insicura.

*Siamo alla commedia all’italiana, alla farsa, alle sceneggiate e questo sarebbe il governo dei competenti?

Siamo alla schizofrenia pura, siamo in balia di interessi di parte che prevalgono sui rischi del contagio a tutto danno della salute pubblica. Va ricordato che dietro ogni numero dei bollettini, dietro ogni decesso c’è un uomo, una donna, un nonno, una nonna, una madre, un padre, un figlio, una figlia, persone…non numeri!

Seguitando di questo passo sarà sempre più difficile liberarsi da questa orribile pandemia, si continua solo a compromettere la campagna vaccinale che già va avanti con estrema lentezza e si concede al Sars-CoV2 non solo la diffusione ma la piena libertà di trasformarsi invalidando, presto o tardi, l’efficacia dei vaccini ad oggi sviluppati.

Invece, il Presidente del Consiglio Draghi con il suo DL ha scelto una strada ben diversa, quella della promozione della campagna vaccinale ma non il contenimento della pandemia; azioni che piuttosto dovrebbero andare di pari passo, non ottemperando alle quali rischiamo di pagare un conto assai salato, esponendoci ad una quarta ondata proprio quando il Paese è esausto, allo strenuo delle forze non solo dal punto di vista economico ma anche e soprattutto di tenuta sociale.

Alla luce di tutte queste osservazioni per pensare a una riapertura delle scuole in presenza senza contribuire ad una impennata dei contagi, chiediamo:

-​ Di assicurare un testing ed uno screening continuo a livello delle scuole per individuare tutti i positivi asintomatici o paucisintomatici.
– Di assicurare un contact-tracing adeguato ed efficace per spegnere sul nascere tutti i possibili focolai epidemici.
– Di assicurare un distanziamento fisico idoneo e un uso costante e corretto di mascherine ffp2 per garantire che la “variante inglese”, molto più contagiosa e diffusibile, non possa agevolmente “saltare” da un soggetto ad un altro
– Di assicurare un’adeguata ventilazione delle aule (le aule sono ambienti indoor molto pericolosi) affinché non si accumuli bio-aerosol contenente particelle virali che possono facilmente trasmettersi a soggetti suscettibili.
– Di assicurare un sistema di trasporto efficiente, adeguato e continuo che garantisca condizioni di sicurezza dei ragazzi e dei lavoratori del mondo della scuola.
– Di evitare assembramenti all’ingresso e fuori della scuola.
– Di avere un Rt significativamente sotto 1 o tassi di incidenza dei contagi molto bassi. Solo con tassi molto bassi si può fare testing e contact-tracing.

Siamo in questa possibilità e condizione?* A leggere i dati pare di NO.

Per finire, aggiungiamo che allo stato attuale, non esistono vaccini per bambini e ragazzi. Quindi il virus può continuare a circolare liberamente tra gli studenti proseguendo benissimo la sua propagazione, cioè contagiando dapprima i bambini e i ragazzi e poi le loro famiglie.

Quale prezzo, dunque, siamo disposti a pagare in termine di contagi, casi gravi e decessi per mantenere la didattica in presenza?

È questa la vera domanda. Una riflessione seria e doverosa, senza estremismi e senza pregiudizi crediamo possa aiutare tutti a decidere cosa è meglio fare. Bisogna decidere ora come bisogna proseguire per tutelare la salute collettiva perché questa viene prima di ogni cosa.

Chiediamo pertanto,​ proprio in virtù del DL 44/2021 che all’art.2 c.1, dato che la disposizione consente ai Presidenti delle Regioni nonché ai Sindaci di derogare la ripresa delle attività scolastiche in presenza “in casi di eccezionale e straordinaria necessità dovuta alla presenza di focolai o al rischio estremamente elevato di diffusione del virus Covid o di sue varianti nella popolazione scolastica”, di attivare anticipatamente alla ripresa delle attività scolastiche in presenza, urgenti ed immediate misure di analisi e monitoraggio finalizzate ad accertare la sussistenza o meno nella popolazione scolastica campana delle medesime condizioni di rischio di diffusione delle varianti virali, sottolineando l’obbligo che l’anzidetta analisi debba essere propedeutica e non successiva al rientro in aula.

In assenza di tale attività, la ripresa delle attività scolastiche in presenza è difforme dal D.L. 44/2021 e individua la possibile insorgenza di contenziosi in sede amministrativa, civile e penale.

Il virus non troppo nascosto dell’ipocrisia

di Carmine Crocco.

Certo è che questo covid ha stracciato molti veli e portato alla luce del sole verità che si nascondevano sotto una coltre d’ipocrisia e stupida convenienza.

In primo luogo è evidente la pochezza che la politica nostrana ha dimostrato in questo frangente. Il nobile Paese che tanti condottieri e leader ebbe nella sua storia si è, improvvisamente, scoperto priva di figure che dessero un minimo di certezza e qualche garanzia. Se  a questo dato aggiungiamo lo scarso spessore politico delle compagini oggi in voga, allora lo scenario appare chiaro. Drammaticamente chiaro.

Non ci soffermiamo ad analisi particolareggiate che sarebbero persino troppo facili, basta guardare al discorso del novello leader di quel che rimane del M5S, a quello a cui è dovuto ricorrere Letta per cambiare i capigruppo alle Camere o, per par condicio, ai penosi scivoloni di alcuni personaggi dell’altro schieramento al governo per aver chiara la situazione. È vero che la crisi è planetaria, ma è ancor più sicuro che da noi il livello mostra decisamente il fondo! Con un tale stato di cose, l’inquilino del Colle, pur non avendo mai brillato per decisionismo e impulsi da capofila, ha preso atto di dover guardar fuori al Parlamento per cercar di mettere ordine. E Draghi arrivò.

Per la verità quasi tutto il Paese in quel momento ha tirato un sospiro di sollievo, considerato come ci avevano detto ogni 10 minuti che le elezioni era impensabile farle. Ma non è che poi sia durata tanto quest’enfasi. In queste ore chiunque abbia un briciolo di  buon senso ha perfettamente capito che un esecutivo del “tutti dentro” sta servendo solo ed esclusivamente alle manovre dei partiti e dei movimenti per prender tempo, respirare e cercare di capire cosa ci aspetta per il futuro.

Ecco, questo è il punto. Cercare di capire cosa ci aspetta invece di costruirlo quel futuro! E il Paese, arranca tra sussidietti, mancette, pezze e toppe senza che nessuno dia anche solo l’impressione di sapere cosa fare. Chiudono imprese, il commercio è in ginocchio e siamo alle soglie di una disoccupazione da record. È stati detto già da queste pagine e lo ripetiamo: si rincorre il virus e le sue ricadute, non si creano i presupposti per anticipare le evenienze.

Un elemento sul quale si è accesa un’incredibile polemica è quello della scuola. Occorre chiudere attività, limitare gli spostamenti, colpire interi settori produttivi ma poi la scuola deve riprendere (senza neanche lasciare una scelta a famiglie e personale scolastico) non per i più grandi che potrebbero meglio di altri comprendere la situazione, no, ma per i più piccoli, quelli a cui più  di altri risulta necessario il contatto,  quelli che se dovessero infettarsi non possono nemmeno limitarsi in una stanza lontano dagli altri perché loro stessi hanno bisogno di essere aiutati. Che colpo! Che decisionismo! Impedire alle Regioni anche di prendere atto delle proprie situazioni locali.

Ma per favore, qui non c’è bisogno di studi e dati che dimostrino che sopra il fuoco l’acqua bolle, occorrerebbe solo prendere atto di un rischio palese rimasto tale perché la tanto decantata sicurezza delle scuole non è stata messa in atto! Poi, qualcuno può spiegare perché sino al 6 Aprile in zona rossa le scuole erano chiuse e dal 7 invece no! Il virus ha superato la prima media per cui non va più in quelle classi? E se solo un bambino viene infettato e, a sua volta, crea un circolo vizioso a chi addossare la responsabilità?

Ma diciamo le cose come stanno! È vero che la didattica in presenza è di primaria importanza, ma in questo stato di cose si abbia il coraggio di dire che si vuole  la scuola aperta per equilibri politici e in modo che passi l’idea di una ripresa che seppur lenta ricomincia a dar segni di vita mentre così non è. E poi dichiariamo che torna utile a chi ha necessità di parcheggiare i bambini (e anche su questo l’esecutivo dovrebbe dar conto) magari per permettere di riprendere il lavoro. Già il lavoro…

Ma abbiamo tutti capito il danno, enorme, incommensurabile che questo maledetto microrganismo ha portato alla nostra economia e l’inverosimile incapacità a fronteggiare la crisi messa in campo da subito?

Ma ci siamo resi conto che appena si tireranno le somme e cadrà il blocco dei licenziamenti toccherà affrontare una crisi economica dai risvolti imprevedibili?

Siamo consci che per evitare il fallimento anche sui vaccini (e il pericolo non è ancora scampato) abbiamo dovuto chiamare l’esercito?

E soprattutto, dove sono le risposte che servono alla gente?

Nuove idee e coraggio per guardare avanti

Che ci fosse un “tantino” di confusione nella gestione della crisi da covid19 è apparso evidente sin dai primi DPCM di contiana memoria. Che questo potesse essere anche considerato “normale” vista la mancanza di un Piano Pandemico aggiornato accompagnato da circostanze più o meno imprevedibili può anche essere un concetto plausibile. Che le invenzioni successive, dai banchi a rotelle alle Primule, fossero una sorta di trovate estemporanee pure l’abbiamo digerito, ma che a distanza di un anno ci trovassimo ancora nella situazione attuale, beh questo obiettivamente qualche problema tra la gente e nelle persone lo crea.

La crisi è planetaria, non vi è un solo posto al mondo dove il problema sia superato, eppure questo non appare un alibi convincente di fronte ai dilemmi che un anno di crisi ci ha messo di fronte e, soprattutto, per i risvolti che si stanno materializzando in un crescendo da paura. Ci riferiamo soprattutto a due aspetti, quello legato alla gestione sanitaria e quello connesso alla produttività del Paese.

Il primo ha evidenziato enormi carenze strutturali di cui ancora non abbiamo scoperto il fondo. La medicina di base è stata travolta dall’emergenza, i baluardi di frontiera, i medici di famiglia, sono stati colti del tutto impreparati, senza il minimo di supporto, lasciati alla propria capacità di gestione senza alcuna azione armonica e coordinata di supporto. Un elemento di gravità assoluta che ha subito messo in crisi il sistema ospedaliero e che, a distanza di un anno, ancora non si riesce a mettere a punto. La questione legata ai vaccini ne è una riprova.

La parte economica e produttiva del Paese è, nella migliore delle prospettive, in ginocchio. Le saracinesche che si chiudono insieme alle migliaia di piccole e media imprese che si arrendono sono un qualcosa di tanto dirompente che definirne i risvolti sociali oggi è un esercizio praticamente impossibile. Parlare di ristori e di sostegni, così come sono stati e sono previsti è una sorta di tentativo di svuotare il mare con un bicchiere. Non di più!

Due piccoli cenni che danno l’idea di come, al momento, anche questo governo sta proseguendo in un percorso che al Paese – quello vero non quello immaginato – non concede neanche la speranza di sperare. Basta guardare alla messa in pratica delle zone per comprendere il concetto.

Un paio di esempi. Ristoranti chiusi? Bene e poi si riscontrano persone per strada magari fermi in un posto a consumare! Non sarebbe più ovvio, nel settore ristorazione, vietare il consumo fuori dai tavoli così come, ad esempio, fatto nelle Canarie? In questo modo si avrebbero strutture aperte, consumo controllato e, soprattutto, la garanzia del distanziamento e degli elementi necessari per la sicurezza.

E ai medici di famiglia, quel famoso “primo baluardo”, non sarebbe il caso di offrire loro tutto il supporto possibile con indicazioni precise, materiali sufficienti e un serio coordinamento locale per definire azioni comuni?

La scuola? Si chiudono uffici, si precludono attività, si bloccano enti per mantenere distanze e sicurezza e poi una ventina di persone in una stanza di pochi metri quadri (moltiplicati per altre decine di simili situazioni in un istituto) non comportano rischi o pericoli. Lo si vada a spiegare a quelle persone che si sono viste proiettate nelle grinfie del covid perché portato a casa da un innocente ragazzino. Ma questo pare sia valutato come un rischio più che accettabile considerati i danni che gli alunni possono avere a star distanti dalla didattica in presenza! Certo, l’insegnamento in presenza è un bene assoluto e non credo esista un solo docente che non la preferisca alla DAD, ma è presenza (o didattica corretta) quella di obbligare piccoli della primaria a star seduti, fermi, con mascherine al volto senza poter sfiorare un amico di classe o una maestra o dar sfogo anche solo ad un normale pianto a quell’età? È questa la scuola che manca?

E allora, forse è il caso che coloro ai quali è delegato il compito di condurre il Paese fuori dalle sabbie mobili del virus abbiano il coraggio di affacciarsi alla finestra e guardare il mondo com’è e non come si immagina sia. E accanto al coraggio servono nuove idee.

Qualcuno invoca una sorta di nuovo Piano Marshall per risollevare la nazione, ecco, nella sua complessità, questa è un’idea valida a patto però che non si guardino solo i grandi numeri fatti di milioni di euro, ma si abbia coscienza soprattutto di quelli piccoli piccoli che servono costantemente a una famiglia per tirare avanti.

Solo entrando in quest’ottica d’idee, con un concreto e crudo realismo forse si comincerà a ragionare sul serio dando le risposte necessarie affinché si veda po’ di luce in fondo al tunnel. Se non si è in grado di far questo per i tanti equilibri da mantenere che ingessano i processi decisionali, allora si abbia l’ardire di dare la parola agli elettori e far scegliere alla gente la linea da seguire. Sembra anacronistico, ma non vi sono alternative.

Ancora annunci e inutili mancette

di Raffaele Lauro.*

La maledizione della politica degli annunci, che non rassicurano, e delle inutili mancette, continua.  A quando le riforme organiche del fisco e della giustizia civile, tanto per cominciare? Oppure la già rissosa composizione politica del nuovo governo ne ostacola il decollo?

Intanto si addensano nuvole sui tempi del Recovery Fund  e le istituzioni europee, frustrate, si leccano le ferite per il fallimento irresponsabile delle forniture vaccini e per la soggiacenza alla prepotenza speculativa delle big pharma.

Questo governo deve dimostrare, con decisioni tempestive e fatti concreti, anche impopolari, di essere all’altezza della situazione drammatica in cui siamo precipitati, e per cui é nato, pena la catastrofe sociale, di cui sarà responsabile. 

Dopo gli immani disastri, causati dal Governo Conte, sia nella gestione della pandemia che nelle misure adottate per fronteggiare la crisi economica, che attanagliava e attanaglia, tuttora, le famiglie e le imprese, specie le medie e piccole, ci si attendeva che il nuovo governo, presieduto da Mario Draghi, potesse rivoluzionare il recente passato e determinare, finalmente, una radicale inversione di tendenza, in particolare per la campagna vaccinale e per i settori economici in sofferenza assoluta, come il turismo.

Purtroppo, ad oggi, nonostante le attese, si registrano, sul fronte sanitario,  soltanto le superficiali e infondate rassicurazioni, per la prossima estate, del ministro Speranza, mentre la campagna vaccinale arranca, prigioniera della consueta anarchia istituzionale di competenze, tra governo centrale e regioni.

Allo stesso tempo, le misure economiche, finanziarie e fiscali, anch’esse tanto attese,  varate con il decreto-legge sui sostegni, si rivelano del tutto insufficienti e inadeguate a fronteggiare la crisi di liquidità delle famiglie e delle PMI, rischiando di pregiudicare, nonostante le ottimistiche affermazioni del ministro Garavaglia,  anche la prossima stagione turistica. 

  • Segretario Generale Unimpresa