Elezioni Regionali: Il Movimento che non c’è.

Il dato più importante scaturito da questa tornata elettorale è lo sfaldamento del M5S. Si, perché che la sinistra potesse vincere in Emilia Romagna era nel novero delle cose naturali, così come poteva apparire possibile che il Centrodestra uscisse vincitore dalle urne calabresi. Ma il risultato dei grillini in queste due Regioni apre una serie di interrogativi che ricadono sul complesso della politica nazionale. E non è il solo elemento.

La “non conquista” della poltrona di Presidente dell’Emilia Romagna certo non è un risultato entusiasmante per la Lega e le sue truppe alleate, ma da un’analisi più attenta e puntigliosa, il dato che sembra uscir fuori da questa e dalle ultime elezioni nel loro complesso è di assoluta importanza.

Il Paese si riscopre bipolare e il Centrodestra a trazione leghista ne è maggioranza, mentre il Pd si sta riducendo a realtà sempre più geograficamente locale. In Calabria la vittoria del Centrodestra ha assunto caratteristiche di trionfo e appare complesso e forse anche meschino il tentativo di limitare o far passare in secondo piano gli oltre 20 punti percentuali di distacco tra la Santelli e Calippo.

In Emilia Romagna, invece, le fanfare di sinistra sono costrette ad esaltarsi per una vittoria che sino a qualche tempo fa non sarebbe stata messa in discussione nemmeno prima di avviare la campagna elettorale. Il partito di Zingaretti, ha dovuto, invece, mettere in campo ogni possibile escamotage per evitare una sconfitta che avrebbe – almeno da un lato psicologico – rappresentato una vera disfatta.  

L’emorragia di consensi del M5S, il fracasso antisalviniano messo in campo – seppur vuoto nel suo aspetto politico – dal movimento finto-autonomo delle Sardine (finto-autonomo in quanto schierandosi contro, di fatto hanno compiuto e fornito una chiara indicazione di campo), le perplessità per alcune scelte di marketing non fantastiche di Salvini, hanno consentito al Pd di arginare, almeno nella terra rossa di romagna, il fiume in piena di un Centrodestra sempre più baldanzoso.

Adesso è il momento però di fare i conti con la realtà. Il Governo si regge su numeri in Parlamento che queste elezioni hanno dimostrato, per l’ennesima volta, ormai inesistenti.

Il M5S e il Pd insieme oggi non sono maggioranza, il che vuol dire che la nazione è guidata da propositi non più coerenti con il volere popolare. Certo, questa è una circostanza che per quanto concreta e realistica non rappresenta, in questa mediocre seconda Repubblica, l’elemento che porta a una crisi di Governo. No, l’attaccamento morboso alla poltrona e un senso etico dello Stato rarefatto consentono ai protagonisti di negare il vero, lasciandosi andare a considerazioni sconfortanti per quanto anacronistiche del tipo: “Salvini è stato sconfitto”… “Il governo esce più forte”.  Ebbene chi lo dice o ha il senso della realtà perso in meandri oscuri o non si rende conto di cosa dice.

Salvini rappresenta il partito con più consensi in Italia, il Centrodestra è maggioranza nel Paese, la compagine governativa ha come principale forza un M5S ridotto a percentuali ad una cifra; cosa ci sia che possa far ritenere rafforzato il Governo proprio non lo si capisce a meno che non si voglia intendere che, visti i voti ricevuti dagli schieramenti, la compagine governativa risulta più coesa in quanto la paura di perdere la poltrona rimane un collante fantastico.

Ora non vogliamo rimpiangere tempi passati, ma una volta, per molto meno, si sarebbe saliti al Colle a rassegnare le dimissioni.

Italia: terra avvelenata

di Sara Damiano.

Metalli pesanti, solfati, nitrati, ammonio, diossina sono solo alcune delle principali polveri sottili che purtroppo respiriamo quotidianamente senza esserne consapevoli. Tali particelle, sprigionate generalmente attraverso gas industriali, caldaie a gasolio, caminetti e stufe a pellet, raggiungono la profondità dei polmoni provocando patologie respiratorie anche severe, quali bronchioliti croniche, riduzione delle funzioni respiratorie fino addirittura al tumore.

In un recente lavoro pubblicato sulla rivista internazionale Cancer è stato dimostrato come in un modello animale di topo wild type il trattamento con diossina provocasse in loro lo sviluppo di un mieloma multiplo e la dimensione delle loro cellule risultasse sensibilmente aumentata. Inoltre è stato misurato il numero di cellule neoplastiche nel loro sangue, registrandone un importante e significativo aumento rispetto ad altri animali dello stesso tipo che non avevano subito trattamento (il cosiddetto “gruppo controllo”).

Nonostante l’Unione Europea esorti l’Italia ad adottare azioni appropriate per ridurre l’emissione dei metalli pesanti, i livelli in Italia restano drasticamente alti e questo, molto probabilmente, per lo smaltimento illecito dei rifiuti tossici.

La situazione è drammatica da Nord a Sud Italia!

Certo, la Terra dei fuochi è considerato un problema del meridione, ma non dimentichiamo quanto sta emergendo negli ultimi anni da parte dell’Istituto Superiore di Sanità. Dati raccapriccianti: oltre che in Campania (in particolare nel vesuviano e nella zona flegrea), la situazione non è da considerarsi migliore in altre province del nord come, ad esempio, in quella di Brescia. Non dimentichiamo neppure gli incendi tossici che negli scorsi mesi hanno letteralmente messo in ginocchio il comune di Milano chiedendo ai cittadini di tenere le finestre chiuse e non mangiare frutta e verdura prodotte dalla zona.

Purtroppo, nonostante le innumerevoli denunce da parte dei cittadini, al momento nessun provvedimento efficace è stato realizzato per bloccare questo scempio. Sembra quasi che il denunciare sia un elemento disturbante, un qualcosa che infastidisce e se occorre proprio parlarne, è meglio farlo senza eccessivi particolari e in maniera generica.

Sulla rivista indicizzata Journal of Cellular Physiology è stato da poco pubblicato uno studio pilota dove sono stati valutati i livelli ematici di metalli pesanti tossici in pazienti con diversi tipi di cancro residenti in Campania, tra cui Giugliano, dove in precedenza sono stati documentati numerosi siti di smaltimento illegale di rifiuti. I risultati di questo lavoro hanno mostrato che i pazienti nelle zone indicate presentavano livelli ematici di metalli pesanti più elevati rispetto ai controlli sani.

Il lavoro voleva essere un incoraggiamento ad ulteriori studi per capire le correlazioni tra cancro e rifiuti pericolosi, invece pare abbia irritato un bel po’ il mondo politico in quanto l’articolo e gli autori (tra l’altro di importante fama mondiale) sono stati criticati.

Scienza e politica dovrebbero piuttosto lavorare in stretta sinergia per garantire agli italiani una salute pubblica degna. Associazioni, comitati, istituzioni scolastiche e semplici cittadini, tutti devono sentire forte l’obbligo etico di “denunciare”, spingendo e aiutando gli apparati statali affinché il nostro meraviglioso Paese e la sua gente siano salvati da questo lento e cronico “omicidio silenzioso”.

Elezioni regionali: risultato scontato?

Domenica 26 si vota per eleggere il Presidente e il Consiglio Regionale delle regioni Calabria ed Emilia Romagna. Un appuntamento che da qualche mese sembra rappresentare una sorta di crocevia per gli sviluppi legati alla politica nazionale. Se da un lato si cerca di rimarcare la tipica connotazione territoriale della tornata, dall’altro è innegabile che questa elezione rappresenta la verifica concreta di come sia orientato il Paese rispetto al Governo che lo guida.

            Infatti, la questione non è solo ed esclusivamente a chi andranno le regioni interessate, ma soprattutto quale sarà il peso degli schieramenti.  

Se in Calabria la vittoria del Centro Destra, con Jole Santelli, appare inevitabile e quindi la maggior preoccupazione degli altri partiti è limitare i danni, in Emilia Romagna la situazione è più in equilibrio. I due maggiori contendenti, Stefano Bonaccini per il centrosinistra e Lucia Borgonzoni per il centrodestra, nei sondaggi sono divisi da meno di un punto percentuale che, in parole povere, significa assoluta imprevedibilità. È chiaro che chi diverrà Presidente avrà giusta ragione nel cantar vittoria, ma stavolta l’attenzione maggiore dovrà esser data ai voti ricevuti, saranno infatti questi ultimi a delineare in maniera più precisa l’orizzonte prossimo.

In prima battuta c’è da verificare la tenuta del M5S. Appena uscito dalla “scossa” delle dimissioni del capo politico, il Movimento si trova a vivere la crisi più dura da quando è nato. Se dovesse essere confermato il trend in flessione sarà inevitabile, per i grillini, perdere definitivamente quella centralità politica che oggi hanno e questo potrebbe avere risvolti deleteri per il loro futuro. Lo stesso Pd, oltre a perdere o conquistare la poltrona di Presidente della regione, dovrà dotarsi di pallottoliere per comprendere se la propria gente sta tornando all’ovile o ha abbandonato del tutto quel che rimane del partito lontano parente di quel che fu il PCI. L’operazione Sardine troverà in questi conteggi il proprio destino. Se le elezioni andranno bene per la sinistra, allora lo spazio lasciato libero dal M5S potrebbe essere occupato dai sardiniani sotto l’egida e la regia di chi li ha “guidati” sinora. Se, invece, il risultato sarà negativo, allora crediamo fortemente che dei pesci del mediterraneo in politica ne sentiremo parlar sempre meno sino a sparire.

La Lega invece , in questa tornata, deve scoprire se le sarà confermato quel peso di maggior forza nazionale che da tempo i sondaggi le attribuiscono. L’impegno messo in campo dalle truppe salviniane per raggiungere questo risultato è stato notevole. Se, poi, insieme a una crescente Meloni e alla malandata compagine di Forza Italia, il centrodestra dovesse riuscire nell’intento di rappresentare la maggioranza dei consensi messi a disposizione domenica, allora ben poche speranze rimarrebbero alla prosecuzione del mandato di Conte come Presidente del Consiglio. 

Una scuola che non andrà lontano

di Antimodernista.

L’Antimodernista è un po’ vintage, si sa, ma su alcune cose lasciatemi la libertà di dirla tutta e con tutta sincerità. La scuola, oggi, è una questione di politica del lavoro e sperimentazioni mercatistiche, ricolma di inutile burocrazia e collocata in uno spazio di fondamentale disattenzione sociale.

Non è più la “palestra” (gimnasium) dell’educare attraverso la cultura, del “formare” la persona umana partendo dai fondamentali della legge naturale, dell’etica, delle tradizioni storiche, religiose, artistiche, umanistiche, che hanno fatto grande la nostra Italia.

Ovviamente l’Antimodernista ha anche da additare un colpevole della vicenda (almeno l’ultimo cronologicamente parlando), ovvero il famigerato ’68, che non fu affatto una rivoluzione proletaria, ma, diciamola tutta, antiborghese ed ultracapitalistica.

In essa tutto ciò che rappresentava l’autorità andava distrutto, per lasciare libero spazio e sfogo ai desideri acquistabili sul mercato: dal sesso libero, alla droga legalizzata, all’immaginazione al potere.

Analizziamo solo alcuni elementi a supporto della tesi. Anzitutto il linguaggio: oggi si parla di crediti e debiti scolastici, di “offerta”‘formativa (come in qualsiasi mercato), di abilità e competenze, fino all’alternanza scuola lavoro, oggi trasformata in “percorsi per le competenze trasversali e l’orientamento” (fondamentalmente è la stessa cosa: imparare ad essere precari, erogando lavoro gratuito).

Un linguaggio non più pedagogico, ma mutuato dal mercato, perchè anche la scuola, da luogo di formazione è diventata un’azienda erogatrice di servizi. Andiamo poi a zoomare: in tutti i Ptof (orrendo acronimo per “Piano Triennale dell’Offerta Formativa), appare un paragrafetto sulle “modalità innovative della didattica”. Ma cosa vuol dire? Il fulcro è il termine “innovativo”: cosa sarebbe questo “novum” della didattica?

Generalmente viene declinato come “novità tecnologica” (uso di lim, tablet, videoproiettori, pc, e via dicendo), o come modalità fantasiose di insegnamento, tipo la “classe rovesciata”, dove lo studente fa lezione ed il docente diviene un facilitatore.

Per me il “novum” della didattica sarebbe gettare via gli smartphone e ricominciare a rileggere Platone, Aristotele, Tommaso d’Aquino, Hegel, la Divina Commedia ed i grandi classici della storia del pensiero, la Bibbia, il Corano, le Upanishad, la Baghavadgita e così continuando. Perchè alla fine di questo si tratta: di re-imparare a pensare criticamente, dentro una comunità di tradizioni e valori condivisi.

Oggi, ahimè, si è attenti alla “prestazione” (altro termine mercatistico), ed il pensare lo si demanda a wikipedia (sigh!). Una scuola così, senza il fuoco della passione e l’arte dell’essere maestri, è una scuola che non andrà lontana e, ahinoi, neppure vicino.

“Guida bene a Forcella”: un progetto per la cultura della legalità.

Ci sono progetti che nascono all’insegna dell’apparire e progetti che nascono all’insegna del fare.

I primi vengono realizzati in funzione della capacità di attrarre su di se, e quindi sugli organizzatori, i riflettori dei media in modo da godere di una certa notorietà e, spesso, anche con la celata speranza di una remunerazione – diretta o indiretta – derivante dal progetto. Poi, che esso vada in porto o si areni alle prime difficoltà, poco importa, quel che conta è aver fatto parlare di se.

I secondi, quelli che nascono con l’intento del fare, sono i più complessi proprio perché hanno il “difetto” del voler portare a termine quel che si è pensato di realizzare. In un simile contesto le prime difficoltà nascono dal mettere insieme le forze necessarie a condurre in porto l’azione prevista. Seguono poi le complessità dovute all’organizzazione che deve essere pienamente funzionale allo scopo e infine lo sforzo di convincimento dei soggetti interessati che devono vincere una ritrosia che nasce dalla mancanza di fiducia negli altri che caratterizza il nostro tempo.

Il progetto “Guida bene a Forcella” presentato ieri a Napoli fa parte della seconda categoria.

L’iniziativa nasce dalla convinzione che per diffondere la cultura della legalità e del rispetto delle regole in territori complessi, non bastano le parole ma occorrono fatti concreti che mettano soprattutto i giovani nelle condizioni di credere ancora in una società che spesso ai loro occhi appare lontana.

Promosso dalla Direzione Generale Territoriale del Sud del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (Mit) trova la collaborazione della città Metropolitana di Napoli, delle maggiori realtà nazionali del mondo delle autoscuole (UNASCA e CONFARCA), dell’associazione L’altra Napoli Onlus e della Fondazione Trianon Viviani.

Il progetto consiste nell’offrire a 100 persone la possibilità di conseguire la patente A1 o B attraverso un percorso strutturato che si sviluppa nel territorio interessato (in questo caso il quartiere Forcella) anche attraverso alcune realtà del posto (Amici di Carlo Fulvio Velardi; le parrocchie SS. Annunziata Maggiore e San Giorgio Maggiore; l’Associazione gioventù cattolica- Assogioca e l’associazione dei commercianti AForcella).

I corsi finalizzati al conseguimento della patente, troveranno un altro importante e significativo contributo dall’Arma dei Carabinieri.

Alla presentazione, coordinata dal Direttore Generale Territoriale del Mit Pasquale D’Anzi, avvenuta al teatro Trianon a Napoli con la presenza di Maurisa Laurito nella duplice veste di madrina e padrone di casa in quanto neodirettore artistico del teatro napoletano, è stato particolarmente significativo e apprezzato l’intervento del generale Stefanizzi, Comandante della Legione Carabinieri Campania.

Nell’intervento Stefanizzi ha sottolineato quanto sia importante la presenza discreta delle Forze dell’Ordine intesa non solo come garanzia di sicurezza ma, soprattutto, come vicinanza propositiva e positiva dello Stato. In quest’ottica l’Arma fornirà un contributo diretto alla formazione nei corsi previsti dal progetto.

Da segnalare che i corsi saranno svolti presso la Casa di Vetro, struttura polifunzionale realizzata dall’associazione L’Altra Napoli e destinata ai giovani di Forcella. Nata per donare uno spazio ludico e di socializzazione al quartiere si pone come obiettivo di attrarre le giovani generazioni al fine di combattere lo sbando a cui rischiano di andare incontro. Questa struttura ha come insegna una frase emblematica che dice: “C’è una luce che non si spegne mai”.

Ecco, noi ci auspichiamo che progetti come questo siano concretamente aiutati anche da quelle istituzioni intervenute alla presentazione dell’iniziativa (Lucia Fortini per la Regione Campania, Alessandra Clemente per il Comune di Napoli, Raffaele Cacciapuoti per la città Metropolitana), affinché a Forcella e in tutte le altre realtà simili ci possa veramente essere una luce che non si spegne mai. 

Il ritratto di una Sardina Rock

di Vincenzo Annoni.

L’autodichiarato monocentrismo apolitico e apartitico delle Sardine si sta ora articolando attraverso un vago organigramma d’incerta provenienza – come sono state determinate le cariche? quali sono stati i criteri per la selezione dei candidati? – che in realtà modificano solo la postura scenica del “movimento ittico” finora personificato dallo showman Mattia Santori. Quello che continua a contraddistinguere queste nuove figure, ovvero i presunti coordinatori regionali, è la persistente mancanza di contenuti e argomenti politici. 

Non solo, anche in termini logistici, le tappe prescelte per quella che è di fatto una campagna elettorale a favore del Pd e del “suo” candidato per le prossime elezioni regionali in Emilia-Romagna (che ha fin dall’inizio omesso il simbolo del partito), ripercorrono specularmente il cammino propagandistico di quel Matteo Salvini tanto ripudiato da coloro che si atteggiano a pacifisti di professione.

La palese mancanza di argomenti non ha scoraggiato un folto numero di persone a prender parte a costose manifestazioni preparate in giro per l’Italia. Da Roma a Bologna si è registrata una certa partecipazione. Si dirà a ragion veduta, considerato che le Sardine (chi? come? a quali costi?) hanno dimostrato di saper organizzare eventi, contendendo la piazza allo strapotere salviniano (che alle spalle ha un consolidato apparato di partito). 

Rimane tuttavia vago e imprecisato il referente sociale al quale le Sardine si ispirano. Esse hanno finora solo “copiato” (a colore contrapposto) il meccanismo messo in campo dalla nuova destra. In pratica se non fosse comparso Salvini, la mica tanto sobria rock band delle Sardine semplicemente non sarebbe mai esistita. 

Analizzando però più in dettaglio le manifestazioni, oltre a rimanere pericolosamente oscuro il controllo economico del movimento, emergono alcuni fatti sconcertanti. I comizi preparati e riletti dai palchi sembrano condotti all’insegna di un ingenuo pacifismo di maniera che tiene per nulla conto dei complessi e concreti problemi del Paese. Insomma, anche Vasco Rossi e Ligabue fanno numeri da record, riempiendo piazze e intrattenendo il pubblico, ma non per questo essi possono essere considerati, né tantomeno si considerano, esponenti di un movimento che pur dichiarandosi apertamente apolitico ha già però stretto la mano al Pd e a Conte (il cui trasformismo ideologico, coperto da una diplomatica veste istituzionale, dovrebbe preoccupare). 

Manovre economiche incombenti, dinamiche geopolitiche di cui l’Italia è comparsa marginale, legge elettorale, riforma della giustizia, ecc.: le Sardine non professano parola e continuano imperterrite il loro tragitto di igiene retorica del linguaggio mediatico, insieme con l’assurda, totalitaria e antidemocratica proposta di una polizia social per evitare, a detta loro, la diffusione d’odio sui social network.

Le Sardine sembrano muoversi bene e coralmente nel bacino artificiale del centrosinistra, nutrite da quella stessa retorica che dichiarano di voler combattere, senza concentrarsi su temi cruciali e decisivi per le sorti del Paese.

Impegnato in una biblica ristrutturazione generale, il Pd ha così rimesso piede indirettamente nelle piazze: a poco servono le smentite di circostanza di Zingaretti che accortosi dello smascheramento mediatico delle Sardine ne ha prontamente voluto ribadire l’autonomia.

E la Sardina prosegue così il suo impenitente cammino: se interrogata su alcuni dei temi d’attualità, o si confessa impreparata e incompetente in materia oppure circumnaviga abilmente la domanda riproponendo la solita canzoncina della capacità di organizzare eventi da urlo. Ancora una volta si accontentano di aver fatto numero e di aver riportato in piazza un pubblico forse più attratto dall’odore di porchetta e dagli artisti invitati, che dai contenuti politici espressi dai sedicenti rappresentanti della rock band ittica. Se contenuti vi sono…