Bayern Monaco-Napoli: come inizio non c’è male

di Maria Labanchi

“Sogno di un pomeriggio di mezza estate” sarebbe la sintesi perfetta per descrivere quanto realizzato dal “nuovo” Napoli di Luciano Spalletti all’Allianz Arena in amichevole contro il Bayern Monaco.

La squadra partenopea, seppur decimata dei suoi titolari, è riuscita a strappare una vittoria con uno scarto di tre gol e a rete inviolata ai padroni di casa, nonostante fossero stati dati per favoriti vista la formazione di partenza. E invece i tedeschi nulla hanno potuto di fronte ad un Osimhen sempre più affamato di gol, dominatore assoluto del campo e trascinatore dei suoi anche nelle situazioni più difficili, veramente un buon segnale da parte di un ragazzo che l’anno scorso non ha potuto esprimersi al meglio tra infortuni e problemi vari.

Il primo tempo, però, non è sembrato così entusiasmante come il risultato finale (ed effettivamente le statistiche sono tutte a favore dei bavaresi) e poche sono state le vere occasioni da una parte e dall’altra per poter sbloccare il risultato, concentrate soprattutto nei minuti finali. Nessun cambio per la formazione azzurra all’inizio della seconda frazione di gioco contro i sette del Bayern, apparso in un primo momento molto pericoloso ma lasciatosi dominare dal 70’ in poi, quando, su assist di Ounas, Osimhen ha messo il pallone nell’angolo della rete portando i suoi in vantaggio. Giusto sessanta secondi dopo, stessa dinamica, stesso gol, ma raddoppio del vantaggio per il Napoli che pare aver riscoperto non solo un bomber, ma anche un nuovo assistman in Ounas. Negli ultimi minuti sei cambi per i partenopei, tra cui Machach, che si è subito messo in mostra segnando la terza e ultima rete del match.

Ora più che mai, comunque, il desiderio è che, con un mercato che fatica a sbloccarsi e con l’arrivo dei nazionali previsto per la prossima settimana in vista del ritiro di Castel di Sangro, le cose possano continuare ad andar bene, anche grazie al “ritrovamento” di alcuni giocatori che non sono sembrati il massimo nella scorsa stagione (uno su tutti, Lobotka). Ma resta ancora un’amichevole, contro il Wisla Cracovia, per fare ulteriori “prove” per un campionato che inizierà tra sole tre settimane e per capire effettivamente quali siano le necessità in termini tecnici per poter poi indirizzarsi su un giocatore o l’altro. E a chi dice che l’ultima volta che gli azzurri hanno battuto il Bayern in amichevole poi arrivarono 91 punti in campionato, la squadra dovrebbe rispondere rimanendo ben salda con i piedi per terra, un proposito che per il momento il tecnico Spalletti sembra voler rispettare in pieno (a pochi infatti sarà sfuggita l’eloquente gestualità dell’allenatore quando, con un chiaro labiale, ha chiesto ai suoi di seguire le sue indicazioni aggiungendo: “Altrimenti ci fanno un c**o così!”).

Nel giorno del 95° anniversario della società, cominciano inoltre a farsi più insistenti le voci che vorrebbero Emerson Palmieri come nuovo terzino sinistro partenopeo: un accordo però che sembra ancora lontano, col Chelsea che pretende 20 milioni di euro per l’acquisto o che in alternativa potrebbe concederlo in prestito agli azzurri, ma dovrebbe prima rinnovargli il contratto. Oltre a questo giocatore, che Spalletti conosce già molto bene, tra gli obiettivi azzurri ci sarebbe pure Tsimikas, centrocampista greco che i partenopei avrebbero chiesto in prestito al Liverpool ricevendo un “no” come risposta. Altri nomi, su cui le voci sono meno insistenti ma che sarebbero ugualmente presenti nella lista del DS Giuntoli, sono Vecino dell’Inter e Mandava del Lille. Tuttavia, gli azzurri hanno bisogno prima di sfoltire la rosa e incassare qualcosa per poter reinvestire sul mercato in entrata; i primi a partire dovrebbero infatti essere Ciciretti e Folorunsho (entrambi diretti al Pordenone), il primo a titolo definitivo e il secondo in prestito secco. E pare che per il momento il Napoli non sia più interessato a cedere nessuno dei “big”, il che sarebbe un ottimo punto di partenza per poter dare dei punti di riferimento nel caso in cui dovesse arrivare qualche “volto nuovo”. Ma come andrà davvero questo mercato, solo il tempo ce lo dirà (anche se il 31 agosto si avvicina sempre di più)…

Un’estate tra calciomercato e nuove regole

di Maria Labanchi

Sembrava essere partita bene un’estate che, almeno nei pronostici, pareva promettere acquisti su acquisti per le squadre decise a rivoluzionare la propria rosa, ma invece, dopo quasi un mese dall’apertura ufficiale di questa sessione di calciomercato, sono state più le cessioni che gli ingaggi.

Nessuna sorpresa almeno per quel che riguarda l’affare Donnarumma, che poco dopo la fine (e la vittoria) degli Europei è ufficialmente diventato un nuovo giocatore del Paris Saint Germain, dove percepirà 7 milioni netti a stagione esclusi i bonus. La società francese è stata e continua ad essere una delle più attive in questa finestra di mercato: oltre al portiere ex Milan è riuscita infatti a portare in rosa anche Sergio Ramos, svincolato dal Real Madrid, e Hakimi, terzino destro ex Inter. E altri nomi, tra cui Theo Hernandez del Milan e Kalidou Koulibaly dal Napoli, potrebbero essere sulla  lista degli acquisti per la nuova squadra. Confermato intanto anche l’allenatore Pochettino, con un rinnovo del contratto per due anni.

Quanto alla Serie A, è sicuramente il Milan che, almeno per quanto riguarda l’aspetto economico,  si è mosso di più tra entrate ed uscite, e non si può far a meno di menzionare l’acquisto di Giroud, dal Chelsea, per 1 milione di euro, insieme alla cessione di Calhanoglu, svincolato, all’Inter. Tra gli svincolati del massimo campionato nazionale, comunque, si possono notare pure altri nomi più o meno altisonanti (e a tratti sorprendenti!); nessuno infatti si sarebbe aspettato, dopo la strepitosa vittoria di Euro 2020, di trovare in questo elenco anche il nome di Giorgio Chiellini, ancora in attesa del rinnovo dalla Juventus, e non meno rinomati sono anche Goran Pandev, Franck Ribéry, Mario Mandzukic o Rodrigo Palacio. Ma a detenere il titolo di svincolato più “costoso” è Nikola Maksimovic, difensore serbo a cui il Napoli ha deciso di non rinnovare il contratto (insieme ad Hysaj, che però ha ritrovato l’ex allenatore Sarri alla Lazio) dopo 5 stagioni in cui non è riuscito ad esprimersi al meglio.

Tra gli altri azzurri vincitori di Euro 2020 spiccano certamente anche i nomi di Lorenzo Insigne e Andrea Belotti, pure loro in attesa di rinnovo dalle rispettive società (tra contatti veri o presunti con altre squadre), i quali per il momento stanno rimandando la scelta sul loro destino a quando si ricongiungeranno con tifosi e compagni dopo le vacanze. Pare invece molto più vicina la conferma di Messi al Barcellona, dopo mesi di tensioni che avrebbero garantito il trasferimento dell’argentino, reduce dalla vittoria della Copa América, lontano da quella che sarebbe la sua casa da più di 15 anni (senza contare le stagioni nelle giovanili). E invece si fanno sempre più insistenti le voci secondo cui, oltre a rinnovare per 5 anni al posto dei 2 previsti inizialmente, la “Pulce” sarebbe pronta a ridursi l’ingaggio del 50% pur di continuare questa interminabile storia d’amore.

Mercato a parte, una delle novità più importanti per il campionato italiano a partire da questa stagione è un nuovo calendario “asimmetrico”, organizzato sulla base di regole che tengono in conto una serie di fattori e che innanzitutto prevedono che il girone di ritorno segua un ordine diverso rispetto a quello d’andata.

Oltre alla classica rotazione tra squadre che condividono lo stadio, anche altre coppie di società dovranno alternarsi tra casa e trasferta: tra queste Napoli e Salernitana, Empoli e Fiorentina, Spal e Venezia, Cesena e Spezia (queste ultime due coppie però dovrebbero “fare i turni” solo provvisoriamente per problemi legati ai rispettivi impianti di gioco). Tutti i derby inoltre non possono essere programmati né alla prima né all’ultima giornata e neanche nei turni infrasettimanali, giornate a cui si aggiunge l’impossibilità di disputare incontri tra Atalanta, Inter, Juventus, Lazio, Milan, Napoli e Roma. Le società partecipanti alla Champions League (Milan, Inter, Atalanta, Juventus) non possono incrociare né Lazio e Napoli (impegnate nell’Europa League) né la Roma (Conference League) nelle giornate successive ad un turno di UEFA Europa League/UEFA Conference League e non vi può essere alcun incontro ripetuto rispetto al calendario della scorsa stagione (cioè la stessa partita nella stessa giornata e con lo stesso ordine casa/trasferta). Le date di inizio e fine ufficiali sono fissate per domenica 22 agosto e domenica 22 maggio.

Insomma, un intricato labirinto di nuove regole a cui tifosi e società dovranno abituarsi in fretta, anche dopo il caos causato dalla questione diritti tv che da quest’anno apparterranno per la maggior parte a Dazn, con sole tre partite affidate a Sky (anticipo del sabato alle 20.45, la partita della domenica alle 12.30 e quella del lunedì alle 20.45). E, stando alle ultime dichiarazioni del presidente Figc Gravina, questi potrebbero non essere i soli cambiamenti radicali nei prossimi anni…

Calciomercato: l’estate delle rivoluzioni

di Maria Labanchi

In quest’estate all’insegna del calcio, tra un campionato finito da poco più di tre settimane e l’inizio degli Europei e nonostante la data ufficiale di apertura della sessione estiva di calciomercato sia stata fissata per il 1° luglio, alcune delle “famose” trattative che tengono incollati i tifosi di tutto il mondo alle ultime notizie sportive per sapere chi andrà e chi resterà, quali saranno le conferme e quali gli addii, sono già state avviate. E se la questione Superlega è stata blandamente liquidata con un comunicato ufficiale della Uefa che ha deciso di “sospendere il procedimento (contro Barcellona, Real Madrid e Juventus ancora risolute nel voler rendere un’idea concreta questo campionato internazionale “all stars”, se così si può definire) fino a nuovo avviso”, sicuramente le società inglesi, invece, non l’hanno passata liscia. Proprio pochi giorni fa infatti, sul sito ufficiale della Federcalcio inglese, è apparsa una nota nella quale tutti i club coinvolti nell’idea Superlega si sono impegnati a raccogliere 22 milioni di sterline che saranno reinvestiti per i tifosi, nuovi campi e programmi per la comunità. Inoltre, le suddette società (Manchester United, Manchester City, Chelsea, Arsenal, Liverpool e Tottenham) hanno accettato un aggiornamento delle regole della Premier League per cui, se una situazione del genere dovesse ripetersi, il club coinvolto nel caso subirebbe una detrazione di 30 punti in classifica e una multa da ben 25 milioni di sterline. Insomma, se almeno da un lato qualcuno è riuscito a fare giustizia, chissà dall’altro come si andrà a finire (sperando che la questione non venga semplicemente gettata nel dimenticatoio…)!

Ad ogni modo, anche le società italiane hanno già iniziato a muoversi, soprattutto per quanto riguarda il “fronte allenatori”, in particolare lungo una specie di asse Firenze-Roma-Napoli del tutto inedito: l’ex tecnico azzurro Gattuso sarà infatti quello dei viola per la prossima stagione, mentre la Lazio e il Napoli hanno rispettivamente ingaggiato Maurizio Sarri e Luciano Spalletti; ma la sorpresa più grande è stata forse quella della Roma, che ha annunciato l’arrivo di José Mourinho sulla sua panchina. E la lista non è finita qui, perché tra le novità ci sono pure Simone Inzaghi all’Inter, Ivan Juric al Torino e il ritorno di Massimiliano Allegri alla Juventus.

È partito invece a rilento il mercato dei giocatori, non solo per l’ormai nota scarsità di risorse che le varie società si trovano ad affrontare ancora in piena crisi da pandemia, ma pure perché al momento la maggior parte degli interessati sono impegnati con le rispettive nazionali, anche se timidi segnali di partenza, tra indiscrezioni ed indizi vari, non mancano: sembra infatti ormai vicina l’ufficialità del passaggio di Gianluigi Donnarumma dal Milan (con cui è in scadenza contratto) al Paris Saint-Germain, un’operazione che costerà al club francese 12 milioni di euro l’anno con bonus compresi, coi rossoneri che starebbero trattando per l’arrivo di Olivier Giroud dal Chelsea.

È piuttosto calda la pista dei riscatti, tra cui figurano Alvaro Morata, che rimarrà probabilmente un altro anno in bianconero, mentre la Roma accontenterà il nuovo tecnico Mourinho con l’acquisto a titolo definitivo di Borja Mayoral (in prestito con diritto di riscatto dal Real Madrid) e il ritorno di Under in prestito al Leicester per la scorsa stagione. Non ci sarà invece alcun riscatto per Bakayoko da parte del Napoli, che è alla ricerca di altri centrocampisti da poter inserire in rosa, come pure sembra vicina la cessione di Hysaj alla Lazio, dove ritroverà l’ex tecnico Sarri. Ed è di queste ore la notizia di un possibile ritorno di Buffon al Parma, mentre, almeno per il momento, rimane in bilico il futuro di Florenzi al PSG. Forse sarà ancora troppo presto per dirlo ma certamente, mettendola su questo piano, con mezza Serie A rivoluzionata, il prossimo campionato si prospetta molto avvincente.

Insomma, anche se non ancora entrato nel suo vivo, questo calciomercato si presenta già pieno di sorprese e colpi di scena, sicuramente anche per il fatto che, dopo più di un anno di “stand by”, l’intenzione della maggior parte delle squadre è quella di cambiare totalmente aria, partendo dalle panchine per arrivare ai titolari. Ma ciò che si realizzerà davvero, al di là delle semplici suggestioni, sarà solo questa rovente estate a dircelo…

Napoli-Verona: il pareggio degli illusi

di Maria Labanchi

Tra i tanti modi in cui avrebbe potuto concludere la propria stagione, con la sfida di ieri sera il Napoli di Gattuso ha sicuramente scelto il peggiore. Ancora una volta, ad un passo dell’obiettivo, gli azzurri sono caduti, lasciandosi scivolare, in un atto quasi di “autolesionismo”, dal terzo al quinto posto, come se ci si fosse già rassegnati all’idea di non dover vincere una partita che in teoria avrebbe dovuto essere giocata col coltello tra i denti (tra l’altro contro un’avversaria che non riusciva a conquistare i tre punti dallo scorso 3 aprile!). Ma invece così non è stato, e sono bastati pochi minuti per mandare in frantumi un obiettivo che ormai si iniziava già a sfiorare, dando un addio definitivo non solo all’Europa “che conta”, ma pure al tecnico calabrese (poco dopo la partita è arrivato infatti il solito tweet di De Laurentiis, ma questa volta solo di saluto) in modo del tutto inaspettato.

Già dai primi minuti, infatti, gli azzurri sono parsi spenti, e probabilmente le cose sono peggiorate non solo per la pressione del Verona, ma pure quando è arrivata la notizia del vantaggio della Juventus a Bologna. Questo non vuol dire però che i padroni di casa non abbiano provato a farsi spazio tra le fila avversarie, ma di certo non con la stessa intensità delle altre partite. Finalmente al 61’ i partenopei sono riusciti a sbloccarsi con il gol dell’ex Rrahmani, che ha causato non poco nervosismo (oltre a quello che già si poteva chiaramente percepire) sulle due panchine, tanto che sia Gattuso che Juric sono stati ammoniti. Ma quest’attimo di felicità è durato ben poco, perché a neanche dieci minuti da quest’azione, su una distrazione della difesa azzurra, Faraoni ha pareggiato i conti. Ancor peggio, però, è stata l’idea di schierare in campo, coi cambi, altri attaccanti, lasciando così scoperto il centrocampo e sbilanciando ancora di più una squadra che, gol a parte, fino a quel momento era riuscita a combinare poco e nulla.

Si è conclusa quindi con una brusca frenata una rincorsa che, almeno fino a domenica scorsa, sembrava poter portare a dei risultati molto più soddisfacenti per una squadra che alla fine non è però riuscita a reggere il peso delle pressioni, diventando vittima di sé stessa e forse anche delle aspettative troppo alte che si erano create. Se da un lato la delusione è tanta, dall’altro probabilmente questa sarà un’ “occasione” per provare a ricostruire qualcosa l’anno prossimo, con un nuovo allenatore e magari qualche elemento in più nell’organico. Ma a fare più rabbia è sicuramente il fatto che nessuno abbia concretamente provato a far funzionare le cose, come se tutta quella convinzione tirata fuori nella partita contro la Fiorentina fosse svanita nel nulla nel giro di pochi giorni.

Insomma, dovendo fare un bilancio, si potrebbe dire che in soli novanta minuti gli azzurri sono riusciti a cancellare tutto un girone di ritorno più che degno delle proprie possibilità, di fatto regalando ciò che fino a quest’ultima giornata si era conquistato col sudore. E il tutto è stato acuito dall’ennesimo post partita scivolato via in un silenzio che lascia trasparire tutta l’amarezza di questa fine, tra l’altro senza neanche il solito post dei giocatori, che ora più che mai dovranno concentrarsi su sé stessi e capire cosa fare per non ripetere più errori del genere, cercando di comprendere perché si sono permessi di fallire buttando via mesi di sacrifici proprio quando invece c’era più bisogno di uno sprint finale.

Allo stesso tempo, però, è necessario buttarsi alle spalle questo fallimento, e ricominciare subito a lavorare affinché la prossima stagione sia vissuta in modo più sereno ed equilibrato, sempre in attesa di sapere chi sarà il nuovo allenatore. Sperando però che questa volta le cose cambino totalmente.

Napoli: crederci sempre, arrendersi mai

di Maria Labanchi

Ha superato un’altra prova fondamentale nel lunch match di ieri contro la Fiorentina il Napoli di Gattuso che è riuscito, a 90 minuti dalla fine di questa stagione e complice il pareggio del Milan contro il Cagliari, a piazzarsi al terzo posto, a pari punti proprio con i rossoneri.

Nei primi minuti di gioco, nonostante i continui tentativi di andare a segno degli azzurri, i padroni di casa hanno sfruttato un’opportunità per poter portare il punteggio a proprio favore, riuscendoci con Vlahovic che però era in posizione di fuorigioco. Unica altra occasione concreta per i partenopei nel primo tempo è stata una traversa di Insigne al 33’. Ma se fino al duplice fischio dell’arbitro i ritmi sono stati abbastanza “pacati”, la situazione si è “infuocata” molto di più nella seconda frazione di gioco.

Il tutto è cominciato quando l’arbitro ha ammonito Hysaj per aver tirato la maglietta a Ribery, ignorando però che, giusto qualche attimo prima, la stessa situazione si era verificata nell’area viola, ma con Milenkovic su Rrahmani. E dopo qualche minuto particolarmente concitato in cui Dragowski è stato addirittura espulso dalla panchina per proteste, una revisione del Var ha permesso di assegnare un rigore agli ospiti. Dal dischetto Insigne si è inizialmente lasciato parare il tiro, ma sulla ribattuta del portiere viola Terracciano non si è fatto sfuggire di nuovo il pallone, battendo così il suo stesso record di reti in una stagione (19). In seguito il capitano azzurro ha colpito un altro palo, errore a cui però ha immediatamente rimediato con un assist per Zielinski andato a segno di sinistro. Il gol, tuttavia, è stato assegnato a Venuti, che è fortuitamente intervenuto nell’azione ribattendo il pallone nella sua stessa porta, e ha scaturito non poche polemiche da parte fiorentina per l’esultanza non proprio “composta” dei giocatori azzurri, in particolare del portiere Contini che dopo la partita ha ironizzato in un post su Instagram in cui ha scritto: “L’esultanza di un popolo!”.

E alla fine del match, ovviamente, non è stato l’unico a lasciarsi sfuggire qualche commento: a parte il solito tweet del presidente De Laurentiis, a parlare questa volta è stato anche il vice presidente Edoardo, che in un post, sempre su Instagram, ha lanciato un sarcastico  “L’onestà ripaga sempre”, molto probabilmente alludendo a qualche avvenimento accaduto in questo penultimo weekend di campionato.

Insomma, a mancare veramente adesso è un ultimissimo ma fondamentale passo verso la conquista della Champions League, con un’ultima giornata che potrebbe rivelarsi piena di sorprese, soprattutto in vista dello scontro diretto tra Atalanta e Milan che potrebbe completamente ribaltare la situazione. Ma ciò che conta più di tutto per gli azzurri sono i tre punti, uno sprint finale per il quale ci sarà bisogno di un’estrema concentrazione e convinzione, proprio come accaduto con la prova di ieri e soprattutto considerando quanto un avversario come il Verona sia ostico per i partenopei che all’andata, in trasferta, hanno subito ben tre gol dai ragazzi di Juric.

In breve, quello che si prospetta domenica prossima sarà un finale al cardiopalma, in cui probabilmente molto dipenderà da singoli episodi che inevitabilmente condizioneranno la classifica dal secondo posto in giù. Ma basterà che il Napoli, come fatto fino ad oggi, non si lasci influenzare dai risultati altrui e pensi solo a sé stesso: una vittoria gli consentirebbe infatti, a prescindere dagli altri, l’accesso al più importante campionato europeo. E probabilmente il riuscire in questa impresa sarà il segno di una maturità definitivamente trovata.

Napoli-Udinese: prove generali Champions

di Maria Labanchi

Trionfa ancora, dopo il poker rifilato allo Spezia sabato scorso, il Napoli di Gattuso, che nell’anticipo del turno infrasettimanale ha messo ko l’Udinese con ben cinque gol, rispondendo prontamente alle altre squadre in corsa per il posto in Champions.

Già dai primi minuti, infatti, è stata palese la convinzione con cui gli azzurri sono scesi in campo, con delle giocate che hanno costretto gli ospiti a subire e chiudersi nella propria metà campo. In poco meno di un quarto d’ora, però, il risultato è cambiato totalmente: al 28’, Zielinski ha approfittato di un tiro di Osimhen ribattuto da Musso per spingere il pallone in rete; al raddoppio ci ha pensato Fabián Ruiz con un sinistro a giro, ma Okaka, battendo sul tempo Manolas, ha per un attimo riaperto i giochi, almeno fino allo scadere della prima frazione di gioco.

Alla ripresa, però, Lozano ha quasi subito “preso le distanze” in termini di punteggio, segnando il terzo gol partenopeo, seguito da Di Lorenzo, e, al 77’, da una traversa di Insigne, che finalmente al 91’ ha trovato la sua conclusione personale eguagliando il suo stesso record di gol in una stagione (18), e segnando la 100ª rete azzurra in questo campionato.

Insomma, un finale da favola per una squadra che non sembra più subire le pressioni esterne, ossia quelle che, fino a qualche mese fa, la facevano sbagliare di continuo proprio quando avrebbe dovuto dare qualcosa in più.

La prova di ieri, invece, è stata una sorta di “esame di maturità” per un Napoli che pare finalmente (e veramente) aver ritrovato sé stesso, giocando a ritmi altissimi e con delle prestazioni qualitativamente ottime, soprattutto se si considera che siamo ormai nell’ultima tranche di un campionato che ormai è a sole due partite dalla fine. Sfide che però si rivelano essere fondamentali per il futuro degli azzurri, i quali, vincendole entrambe, sarebbero con tutta probabilità qualificati alla prossima Champions League; un’eventualità che sicuramente riporterebbe il sorriso sulla bocca di chi, da qualche mese a questa parte, è rimasto un po’ imbronciato.

È chiaro che questo gruppo abbia deciso di mettercela veramente tutta, a prescindere da chi ci sarà o meno nella prossima stagione, e che a fare da “collante” nonostante tutte le accuse ricevute sia stato proprio il tecnico calabrese, che ormai, quasi come se fosse un sistematico rituale, scherza, rimprovera, si arrabbia coi suoi giocatori ma poi finisce sempre per essere travolto da un abbraccio ad ogni rete, quasi fosse pure lui un compagno di squadra che fa assist e difende la porta. Ma invece lui è sempre lì, qualche passo fuori dalla sua area tecnica, pronto a gridare il nome della sua “vittima” di turno. A prescindere da come andrà e nonostante qualche parolina di troppo messa a tacere da un silenzio imposto, non si può dire che questo allenatore non abbia dato nulla ad una squadra che, alla fin fine, è comunque riuscita a rialzarsi e riacciuffare un obiettivo che ormai sembrava lontano anni luce.

Ora che tutto sta andando per il meglio e che i partenopei hanno trovato il giusto equilibrio, sembra infatti una contraddizione doversi dire addio. Ma ovviamente parte del merito è anche di chi si sta realmente impegnando per dare il degno finale a questa complicata stagione, con una voglia che tutti si augurano che gli azzurri possano ritrovare per la ripartenza e a prova che, se davvero si desidera qualcosa, bisogna fare di tutto pur di conquistarla. L’importante adesso è non buttare via tutto nelle ultime due partite perché, come scritto anche da Fabián nel suo ultimo post su Instagram, “non c’è sensazione migliore (di vincere)!”