Accordi di Sharm: una pace attesa, sperata, voluta… eppure in Italia c'è chi l'ha accolta con un sorriso forzato. Perché ?

Finalmente! Questa è l’unica parola che mi è venuta in mente appena è stata battuta dalle agenzie la notizia degli accordi di Sharm. Un sospiro di sollievo accompagnato, inevitabilmente, dal timore che anche questa volta l’annuncio potesse rivelarsi di scarsa consistenza.
Invece, nonostante le mille perplessità - naturali per una situazione del genere - sia Israele che Hamas hanno ratificato al proprio interno l’intesa raggiunta nella località egiziana. Certo ora vi saranno da compiere sforzi enormi affinché tutto proceda come dovuto. Rintuzzando tutte le provocazioni che saranno messe in essere per far saltare il piano di pace proposto da Trump e accolto con favore da diverse nazioni arabe e mussulmane (compresa l’Autorità Nazionale Palestinese) senza essere osteggiato apertamente nemmeno da chi, sino a ieri, aveva apertamente appoggiato lo stesso Hamas.
Dunque, uno scenario che sembra veder diradate le nebbie di una ferocia che si trascina da anni e che il 7 ottobre di due anni fa ha lasciato il mondo senza parole per poi dare il via alla reazione israeliana e alla drammatica dimostrazione di come i civili possono essere usati da scudi umani.
Situazioni dolorose e raccapriccianti che hanno segnato questi mesi in cui governi saggi - in silenzio e accompagnando le intuizioni e le iniziative di un Presidente statunitense non certo santo ma spesso dileggiato con eccessiva leggerezza - hanno lavorato per mettere insieme un panorama sostenibile che portasse a Sharm.
Eppure, soprattutto dalle nostre parti, pare che questo tentativo di metter fine a una guerra infinita e offrire altre prospettive all’area mediorientale sia stato accolto da una parte politica con un sorriso forzato e con tanti se e troppi ma.
Un qualcosa che lascia perplessi e che confonde chi ha sempre creduto che ogni manifestazione per la pace, anche la più discutibile, stupida e vuota, sia stata mossa dal sacro fuoco della giustizia e dall’amore per il prossimo.
Strani discorsi, allusioni poco velate circa interessi di parte, la ricerca di dimostrare come sia un’intesa a senso unico, la difesa ad oltranza di alcune penose (e talvolta violente) scene viste in questi giorni dove le ragioni di parte non hanno mai preso in esame la verità storica e lo scorrere degli eventi. Insomma, sembra proprio che da noi ci sia una frangia di persone, che per la verità non rispecchia il Paese, disturbata da questa possibilità di pace.
Ecco, a loro andrebbero mostrate le immagini festose della gente di Gaza alla notizia del raggiunto accordo e le differenze che intercorrono tra la nostra tanto criticata realtà e quella che vorrebbero imporre coloro che, radicalizzando oltre ogni misura un credo spirituale, rendono legge il disprezzo per le donne, la libertà e la democrazia.
E allora viene naturale chiedersi: perché?
Chi ha paura della pace? Chi teme che la possibilità di rasserenare l’aria mediorientale possa essere un danno per la propria parte? Chi ha fatto di questo una ragione per impostare scontri politici interni?
Domande a cui ognuno è libero di dare una risposta.
Quel che importa è che la pace sia raggiunta e, anche se ci vorranno anni per stabilizzare l’area e dare agli israeliani e palestinesi la serenità dovuta, cominci il cammino verso un domani migliore.
Ci piace, in un tale contesto, riportare la frase del Segretario Nazionale UGL Scuola, Ornella Cuzzupi, che nell’ambito di una manifestazione ha detto: “Ogni bambino, senza distinzioni di bandiere e credo religioso, ha il diritto d’imparare. La cultura, la scuola, la conoscenza hanno bisogno di spazi dove non vi sia il fumo delle armi e dell’odio. Senza la pace questo non si può avere”.