
Le manifestazioni che hanno caratterizzato i giorni passati, frastuono che paradossalmente sta accompagnando il tentativo di pace messo in atto per cercare di domare il fuoco che da troppo tempo incendia il Medioriente, impongono delle riflessioni soprattutto legate alle proteste giovanili di piazza, alle occupazioni degli istituti, ad un certo tipo di ragione che si è fatta largo tra molti ragazzi e le prospettive che può produrre.
Pur non volendo entrare nel dettaglio delle questioni è, comunque, opportuno cercare di comprendere cosa ha mosso una parte dei giovani (almeno quella più rumorosa e organizzata) a schierarsi apertamente da un lato piuttosto che dall’altro, persino contro chi punta ad un processo di pace stabile e duraturo, cosa sinora sempre miseramente fallita.
Sono pienamente coscienti, ‘sti ragazzi, di quanto sta avvenendo, degli avvenimenti che vi sono alle spalle e, soprattutto, hanno ben chiara la differenza tra il popolo palestinese e le logiche di Hamas?
Mi è capitato di parlare a lungo con diversi di loro, ho prestato attenzione alle varie esternazioni, ho ascoltato slogan e letto striscioni, ebbene proprio vivendo queste esperienze, anche in piazza, ho la forte sensazione che non tutto sia ben chiaro.
Certo, l’età, la voglia di imporsi alla vita, l’orgoglio di difendere i più deboli sono ragioni che ognuno di noi ha vissuto quando ancora il mondo appariva pieno di arcobaleni, ed è giusto che sia così. Ma da dove traggono le convinzioni? Chi ha fornito loro gli elementi atti a costruire un motivo tale da manifestare con tanta veemenza?
Abbiamo visto, in questo periodo, inneggiare, in modo più o meno diretto, non solo ad un popolo che soffre ma persino ad alcuni aspetti culturali come se fossero espressione di libertà contro l’oppressione, in questo caso rappresentata da Israele e dal mondo occidentale in genere. Poche, per non dir rare, parole in merito alla necessità della coesistenza di due Stati che con pari dignità e diritto possano vivere e coabitare in pace!
Un atteggiamento che lascia spazio a diverse perplessità, considerando come l’idea di democrazia di un certo lembo islamico non sia per nulla in linea con i nostri parametri di libertà. Ricordiamo varie circostanze passate, salutate da un certo mondo occidentale come riflessi di una prossima democrazia e scaduti, spesso, in un terribile radicalismo.
Ora, pur non volendo prendere in esame gli avvenimenti succeduti nel corso del secolo scorso e di questi anni, rimane il fatto che una parte, seppur piccola, del Paese ha seguito una certa linea ben presto scantonata in un attacco al Governo e alla sua maggioranza.
Si tratta quindi di persone che sentono valida e condivisibile un’idea di vita simile a quella proposta da Hamas tanto da esaltarne l’attivismo contro chi, da sempre, deve difendere la propria esistenza con mezzi militari al fine di evitare continui 7 ottobre? Conoscono sino in fondo quanto i palestinesi si sentano rappresentati da coloro che ne hanno fatto scudi umani? O, forse, vi è una ragione che si manifesta attraverso una narrazione inquinata che ha, invece, scopi ben più volgari e concreti di quanto voglia apparire?
E qui si innesca un aspetto particolarmente delicato.
La nostra realtà ha radici profonde ben salde nella tradizione occidentale e democratica. Il nostro Paese non può esser certo additato come illiberale e a questo ci si è arrivati attraverso un processo, spesso anche drammatico, che ne ha determinato peculiarità e caratteristiche.
Il nostro passato, la nostra esperienza, la nostra stessa idea di libertà è ben delineata così come appare evidente quanto possano essere pericolosi certi risvolti culturali se non si pone loro un freno nel quotidiano.
La scuola, in modo particolare, dove si maturano i semi del domani, deve, sì, aprirsi a discorsi inclusivi e senza remora verso alcuno, ma spogliandosi di ogni timore (soprattutto ideologico) occorra che mantenga ben dritta la barra della nostra civiltà, della nostra cultura, anche religiosa, e di questa democrazia che seppur imperfetta consente di esprimersi senza rischi.
Una direzione didattica imposta? No, ma aver chiaro che la difesa della nostra civiltà è un elemento irrinunciabile per costruire corrette prospettive di libertà e integrazione. Non è lasciandoci ingiuriare e accettare passivamente principi lontani dal nostro sentire che si dimostra di essere democratici!
La storia va studiata, analizzata e compresa, soprattutto quella degli ultimi secoli.
Ha ragioni da vendere chi ritiene di limitare lo studio del mesozoico a favore di accadimenti più vicini nel tempo. Solo comprendo i vari passaggi che ci hanno condotto sin qui si può arrivare alla condivisione di una tesi piuttosto che all’altra.
Inoltre, non è possibile accettare che si arrivi a strumentalizzare il dolore di popoli al fine di innescare proteste a uso e consumo interno.
Gli avversari politici sono da affrontare sul terreno del confronto e della contrapposizione di programmi, cercare di farlo attraverso altri mezzi porta esasperazioni che rischiano di condurre verso lidi misteriosi e, soprattutto, pericolosi.