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Notiziario di attualità e approfondimenti sul mondo dell'istruzione

 Direttore Responsabile: Edoardo Barra

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L'Art. 39 della Costituzione italiana sancisce la libertà sindacale

Precariato: una corsa senza traguardo?

08/01/2026 12:21

Edoardo Barra

Politica e Sindacato, Scuola, Attualità, scuola, docenti, istituzione, precari, ministero-istruzione-e-merito,

Precariato: una corsa senza traguardo?

Precariato: Orizzonte39.it incontra docenti che affrontano la situazione cercando di comprenderne difficoltà e speranze.

Inchiesta a cura di Antonio Caminiti

Il precariato è ormai una vera e propria caratteristica che contraddistingue la nostra istituzione scolastica. Una peculiarità che, per troppi, significa anni e anni di lavoro senza la stabilità necessaria a dare un senso compiuto alla propria vita e senza la tranquillità giusta per affrontare serenamente le problematiche che, inevitabilmente, ogni giorno si presentano a chi svolge il ruolo di insegnate-educatore.

 

Sul tema abbiamo voluto ascoltare direttamente alcuni docenti che si trovano in questa condizione. Il quadro che ne è scaturito è di uno scoramento complessivo che solo la voglia di insegnare riesce a mitigare.

 

Certo la nostra inchiesta non ha la pretesa di essere rappresentativa di un intero comparto, ma sicuramente raffigura il sentire di molti. Le domande che abbiamo posto sono state essenzialmente basate sugli aspetti pratici e sul modo di percepire la propria condizione lavorativa.

 

Abbiamo, quindi, cercato di fare un sunto delle risposte ricevute racchiudendo gli argomenti affrontati in alcuni aspetti in modo da non disperdere quanto emerso.

 

Per prima cosa ci è sembrato naturale chiedere in che modo il periodo di precariato trascorso abbia influenzato la fiducia nelle istituzioni e la stessa voglia di partecipare ai concorsi.

 

Le risposte ricevute sulla fiducia riposta nell’Istituzione sono state in linea di massima univoche, ma un’opinione ci pare riassuma al meglio il tutto: “Dopo quasi dieci anni di precariato, l'unica fiducia che mantengo è quella nei confronti dei miei ragazzi, ai quali auguro una passione diversa dalla mia. Le istituzioni educative cadono a pezzi, ogni progetto o idea strutturate per loro devono passare per montagne burocratiche che, spesso, non hanno né capo né coda e mai vengono remunerate proporzionalmente al lavoro svolto”. 

 

C’è poi chi scende ancor meglio nello specifico: “La mia bassa fiducia nelle istituzioni educative non dipende molto dal grado di instabilità lavorativa, quanto piuttosto dalle politiche che negli anni hanno demolito sistemi educativi e didattici e hanno sminuito il prestigio della scuola e dell'insegnante”.

 

E l’amarezza appare ancora meglio delineata da chi, come tanti, del lavoro di docente fa il proprio credo di vita: “L’instabilità non mi ha mai fatto mollare. Mi sono sempre buttato e ho studiato, mi sono formato, ho fatto tutti i concorsi possibili perché ci credo davvero in questo lavoro e in quello che posso dare alla scuola. Però la fiducia verso le istituzioni si è incrinata, eccome. Ho superato due concorsi PNRR e poi scopro che non entro né in graduatoria, né in ruolo, per dei requisiti che potevano tranquillamente controllare prima”.

 

Da questo è facile comprendere come la partecipazione ai concorsi passi attraverso una sensazione di fatalità e di perplessità relativa alla funzionalità stessa delle procedure concorsuali. Un aspetto che, a nostro avviso andrebbe focalizzato e valutato con attenzione.

 

Chiaramente il precario anche dal punto di vista “geografico” e di sede ha le sue difficoltà. Su tale questione l’aspetto maggiormente evidenziato è stato il senso di confusione che ne scaturisce, sia per le problematiche personali sia per i rapporti che ne derivano all’interno dei plessi. La risposta di Marta appare emblematica: “Gli spostamenti continui significano vite sospese, affetti, casa, progetti. Significa fare valigie ogni anno, cambiare colleghi, ricominciare da capo. È un sacrificio che pesa anche sulla famiglia, non puoi programmare nulla, neanche un mutuo o la nascita di un figlio, perché non sai dove sarai tra sei mesi. E questo logora.

 

Il sentirsi logorare dentro è una caratteristica spesso emersa. Una sensazione di frustrazione sapendo come quel che vale oggi, i progetti didattici stessi messi in campo, domani potrebbero non aver significato. Ci è quindi parso naturale chiedere come venga percepita l’esigenza d’investire annualmente in formazione e aggiornamento senza, però, aver garanzia di stabilizzazione.

 

Le risposte, anche in questo caso, non sono state molto diverse tra loro. Un docente precario di lungo corso ha racchiuso così il discorso: “È un paradosso, ti chiedono di essere sempre più qualificato, più aggiornato, più competente ma poi non ti riconoscono nulla. Ho investito tempo, energie e soldi in certificazioni, master, concorsi sempre con l’idea che fosse la strada giusta. Invece oggi mi chiedo “Cosa devo ancora dimostrare?”. La sensazione è di essere dentro una corsa senza traguardo”.

 

Ecco, su quest’ultima frase vogliamo soffermarci. “Una corsa senza traguardo” è la peggiore delle sensazioni possibile per chi, come i docenti, devono insegnare ai giovani che lo studio, l’applicazione, l’educazione e il rispetto sono la base per il vivere corretto in un contesto democratico e inclusivo. Ma anche l’incontro con la classe, nel contesto di precarietà, assume specifici tratti.

 

Vi è, spesso, la percezione che i ragazzi approccino la circostanza di essere di fronte ad un insegnante precario in modo diverso: “La conoscenza della precarietà' di un docente, da parte degli studenti, può a volte indurli a sottostimare tale figura, il suo ruolo e la materia. Anche questo aspetto impatta negativamente sullo sviluppo dei ragazzi e sulla stima verso i docenti che, precari o no, scelgono questo lavoro per passione”.

 

In ogni caso, l’importanza del rapporto tra docenti e ragazzi è fondamentale nella vita scolastica, forse, come dice qualcuno dei docenti incontrati, è “la vera forza di questo lavoro” eppure “Se ogni anno si cambia scuola, quel legame si spezza prima ancora di crescere. Non si può seguire un percorso educativo completo, constatare sin dove si conducono i ragazzi e in che modo apprendono. Ci si chiede allora se mai si riuscirà a lasciare il segno e sino a che punto. Non perché manchino le abilità, ma perché manca la possibilità di metterle alla prova fino in fondo. Ti senti un professionista a metà”. 

 

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