Continua a tener banco la questione del dimensionamento scolastico, una sorta di riorganizzazione funzionale dei dirigenti e delle scuola sui territori. Tale indirizzo, nato con una normativa del 1998 ha poi, nel corso del tempo, subito alcune modifiche sino ad arrivare ad oggi.
Occorre precisare, per correttezza d’informazione, che non si tratta di chiusura di plessi scolastici bensì di accorpamento degli stessi al fine di raggiungere un certo numero di studenti per scuola con la conseguente razionalizzazione della rete.
Questo comporta comunque la perdita di autonomia per le scuole più piccole, la determinazione di un minor numero di dirigenti scolastici ed ex DSGA ma anche una razionalizzazione delle funzioni e delle logiche territoriali.
Con il decreto 124 del 30 giugno di quest’anno, il processo ha visto un rallentamento di quanto definito con il precedente decreto 127/2023. Infatti dai previsti 7.309 dirigenti ed ex Dsga ci si è invece fermati agli attuali 7.389.
In pratica alla luce di quanto definito l’obiettivo che si vuol raggiungere è quello di avere un’istituzione scolastica meglio organizzata e quindi con una minore dispersione di risorse e potenzialità. Risulta quindi più corretto parlare di “dimensionamento delle autonomie scolastiche” piuttosto che di “dimensionamento scolastico” parole, queste ultime, che possono erroneamente far pensare ad un taglio del numero di istituti.
Tuttavia anche questo ridisegno non è scevro da problematiche strutturali soprattutto legate ad un’attenta disamina delle esigenze del territorio.
Esempio emblematico è dato dalla regione Campania dove il 29 dicembre scorso si è tenuta una riunione sul dimensionamento e sull’offerta formativa per l’anno 2026-2027, tra i sindacati, i dirigenti della Regione e il nuovo dirigente dell’Ufficio Scolastico Regionale, dott.ssa Monica Matano.
Nel corso dell’incontro i dirigenti regionali hanno proposto gli accorpamenti per la Campania, spiegandone le motivazioni (disposizioni Nazionali e Ordinanza del Consiglio di Stato) e indicando la riduzione delle autonomie scolastiche locali che da 853 passerebbero a 830.
In tale occasione l’UGL Istruzione - rappresentata dal Dirigente Provinciale di Napoli, Carlo Sabini e dal Dirigente Provinciale di Caserta, Gennaro Lampitiello - ha sollevato alcune perplessità legate soprattutto alla programmazione che, secondo i sindacalisti, ha tenuto in scarso conto la configurazione e le peculiarità del territorio, il tutto accompagnato da un insufficiente confronto con le rappresentanze dei lavoratori.
Il Dirigente Provinciale di Napoli, Sabini, su questo tema ha espresso il proprio rammarico in quanto “le difficoltà possono essere superate in un’ottica di collaborazione mai venuta meno con le istituzioni e per la piena operatività scolastica. Se questa condivisione viene a mancare si rischia di non avere nel giusto conto il quadro della configurazione e delle difficoltà sociali dei territori”.
A complemento di ciò si è espresso chiaramente Lampitiello che, riferendosi al proprio territorio, ha precisato come “l’accorpamento del Terzo Circolo Didattico con l’istituto comprensivo Gaetano Parente, se non accompagnato da opportune garanzie, rischia di rivelarsi controproducente considerato il contesto. Il rischio – afferma il sindacalista – è quello di indebolire una realtà scolastica che svolge una funzione educativa e sociale essenziale sul territorio”.
Una situazione che, viste le necessità, richiede un adeguato e rapido approfondimento che, senza preconcetti e strumentali prese di posizione, determini una via comune per il bene dell’istituzione e del Paese. Sarebbe, quindi, opportuno, nel caso specifico, procedere attraverso un nuovo confronto tra le parti al fine di creare quell’unità di intenti utile per il territorio e per l’istituzione.

Carlo Sabini Gennaro Lampitiello

